Di Giulia Pacella
Come vestirà l’uomo nella Primavera/Estate 2027? Quali saranno le tendenze per lui? Come si costruirà il guardaroba maschile nel prossimo futuro? La risposta a queste domande è nelle collezioni presentate durante questo mese di moda maschile tra Firenze, Milano e Parigi. Ma non è certo esaustiva, anzi. In realtà più che un responso è solo l’inizio di nuove riflessioni. Se c’è una cosa, infatti, che emerge con chiarezza - già da alcuni anni - è che il tempo delle tendenze moda di stagione (come le conoscevamo) si è completamente esaurito. Va (di moda) tutto e il contrario di tutto. Certo, si possono intravedere alcuni macro movimenti, direzioni di massima che guidano il fashion system, ma sono i micro trend a farla da padrone, a definire con piccoli cambiamenti i codici dei nuovi guardaroba maschili (al plurale) e a raccontare un modo di vestire sempre più frammentato e diversificato. Il panorama è liquido e fluido come mai prima d’ora.
Ogni brand “proclama” il proprio trend, segue la sua strada e i suoi consumatori: alcuni marchi (i più rilevanti) tracciano rotte reali che altri percorreranno più avanti; altri rimangono fedelissimi al proprio DNA per essere in qualche modo immutabili nel tempo (certezze solide in un mercato sempre più ondivago). Infine ci sono i marchi che propongono visioni molto personali, di nicchia e poco commerciali, intercettando però il vero nuovo che arriva, sintonizzandosi su ciò che emerge dalle micro community o proponendo vere e proprie visioni del mondo. Sono quei brand che hanno fatto della niche il proprio orizzonte creativo (vedi Rick Owens) e che hanno scelto di non essere guidati dal mercato. Oppure sono quelli “non established” che con il loro punto di vista dirompente tratteggiano nuove possibilità vestimentarie e diventano - quando va bene - il bug del sistema (vedi ancora Rick Owens). Ma sono sempre più rari.
L’altro dato fondamentale poi da tenere in considerazione anche per la prossima stagione è che i confini tra moda maschile e moda femminile sono sempre più labili, sovrapposti e irrilevanti. Ed è questa l’unica vera grande tendenza che sta attraversando e ridefinendo l’intera “moda uomo”. Tendenzache si traduce in una maggiore fluidità tra le categorie, non solo in termini di genere ma anche di segmenti (basti pensare alla sempre maggior contaminazione tra formale/sportivo, elegante/casual ecc). Tutto è sempre più fluido e trasversale. È per questo motivo che oggi parlare di tendenze è riduttivo. Vale invece la pena parlare di temi, codici e parole chiave intorno a cui i fashion brand hanno costruito le proprie collezioni maschili.
Basti pensare all’eleganza disinvolta di Giorgio Armani e Dolce&Gabbana, all’essenzialità di Prada, ai nuovi archetipi di Saint Laurent, alla bellezza imperfetta di Dior, al dandy giramondo di Vuitton. E così, seguendo questo fil rouge, scegliamo di raccontarvi alcune tra le collezioni moda più significative e interessanti che abbiamo avvistato durante queste settimane di moda maschile tra Pitti Uomo 110 a Firenze, Milano Moda Uomo e Paris Men’s Fashion Week Spring Summer 2027.
Sulla passerella Dries Van Noten PE27, Julian Klausner definisce con maggiore nitidezza il nuovo capitolo della maison, costruendo una collezione cool, coerente e super attuale, con una lettura molto concreta del guardaroba maschile contemporaneo. Il lavoro si concentra su un tailoring morbido, con giacche leggere portate su pantaloni fluidi e layered look costruiti con camicie, knitwear e outerwear dal taglio essenziale. Le stampe, da sempre cifra del brand, diventano meno centrali rispetto al passato, cedendo il passo al colore che guida invece l’intera sfilata: dalla palette smorzata dei look iniziali, che giocano con toni neutri e polverosi, fino a una progressiva esplosione cromatica.
Sciarpe e sarong in seta portati sopra pantaloni, blazer morbidi e outerwear leggero diventano elementi ricorrenti di uno styling che alterna pezzi formali ed elementi quasi lounge. L’estetica Dries è sempre riconoscibile, ma è fondata su una nuova tipologia di mismatching, meno audace e più ordinato rispetto ai virtuosismi a cui ci aveva abituati il fondatore. Quello che detta Klausner è un nuovo ritmo, ma assolutamente coerente con i codici della maison. La transizione identitaria del brand resta in corso, ma la direzione sembra essere quella giusta. Continuare a parlare a un uomo non convenzionale, colto e raffinato, pronto a mescolare eleganza e informalità nella prossima stagione.
Per il suo primo fashion show milanese, andato in scena sotto un sole cocente, Thom Browne porta in passerella una rilettura fantasiosa del tailoring, fedele ai codici che da sempre definiscono il suo universo. Gonne plissé e shorts diventano un'estensione naturale del guardaroba maschile, mentre giacche dalla costruzione impeccabile ma sorprendentemente leggere dialogano con il ritorno del seersucker.
Tra riferimenti fiabeschi, proporzioni alterate e dettagli eccentrici, la collezione si trasforma in una lezione di stile che ricorda come la sartoria possa essere tutt'altro che convenzionale: un territorio di sperimentazione, capace di coniugare rigore e immaginazione. Chi l’ha detto che il completo è noioso? Per ricredersi definitivamente, basterà riguardare questo show.
Ralph Lauren porta in passerella i codici che da sempre definiscono il suo universo, ma li rilegge in chiave contemporanea, più romantica, eclettica e personale. Se è vero che il preppy non è mai scomparso, è altrettanto vero che pochi designer sanno raccontarne l'evoluzione con la stessa credibilità di Ralph Lauren. Madras, rugby shirt, tailoring morbidi e foulard costruiscono un guardaroba senza nostalgia, che sa trasformare l'heritage americano in uno stile super attuale.
La cravatta, simbolo delle origini del brand, diventa l'accessorio manifesto di questa evoluzione: non più semplice elemento formale, diventa quasi un foulard e si trasforma in dettaglio versatile da indossare in maniera alternativa. A fare la differenza è soprattutto lo styling impeccabile, che dimostra come anche il linguaggio più classico possa risultare sorprendentemente contemporaneo quando viene interpretato attraverso il filtro dell'individualità.
Tra i nomi emergenti che hanno portato nuova energia alla Milano Fashion Week Uomo PE27, Domenico Orefice, Garcias e Shinyakozuka rappresentano tre approcci molto diversi ma accomunati da una forte dimensione personale. Orefice con Habitat racconta il concetto di casa e appartenenza attraverso un guardaroba che fonde sartoria e cultura street.
Nicolas Martin Garcia debutta con Latin Dreamers, trasformando le sue radici italo-colombiane in un manifesto di "massimalismo latino" fatto di colori, ricordi e identità multiculturale. Shinyakozuka, infine, presenta una collezione poetica e sognante, il suo taccuino di ricordi dà vita a capi dipinti come acquerelli e silhouette leggere, un universo sospeso tra realtà e immaginazione. Tre visioni differenti, nuove ed emergenti, che si portano dietro una cifra di autenticità e individualità sempre più necessaria in un panorama consolidato e appiattito, dove spesso le logiche industriali, le strategie di mercato e le pressioni dei grandi gruppi del lusso rischiano di uniformare il racconto creativo. Sono l’ossigeno da respirare per nutrire l’immaginario della moda contemporanea.
Con The Italian Wardrobe, Tod’s continua a raccontare la sua idea di lusso italiano: discreto, quotidiano e funzionale. Presentata negli spazi di Villa Necchi Campiglio e ispirata all’estetica di Luigi Ghirri e al suo Viaggio in Italia, la collezione si sviluppa attorno a un guardaroba essenziale fatto di bomber, field jacket, overshirt e blazer destrutturati, dove la costruzione lascia spazio alla leggerezza.
Al centro, il progetto Pashmy definisce l’identità della stagione attraverso una pelle ultra morbida e impalpabile che traduce il savoir-faire del brand in un’idea di eleganza tattile. Tra palette terrose, richiami mediterranei e una forte attenzione all’oggetto, Tod’s riafferma il suo DNA profondamente radicato nella cultura del fare italiano.
Etro torna al suo immaginario fondativo del viaggio, reinterpretandolo in chiave più immediata e giocosa. La collezione, presentata negli spazi del Padiglione Ferroviario del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, si muove come su una banchina di stazione, tra uomini in partenza che vestono sì con eleganza, ma in modo rilassato, libero e spontaneo, usando il colore senza paura. Paisley e righe si moltiplicano e si ibridano con libertà, mentre camicie di seta, madras, suede e giacche stampate costruiscono un guardaroba eclettico ma più leggero e sciolto.
Anche il tailoring si ammorbidisce e si indossa con naturalezza, quasi come una camicia, restituendo all’eclettismo Etro una nuova immediatezza espressiva. Tra accessori da viaggio e richiami d’archivio, l’uomo Etro conferma il suo animo libero e sempre in movimento.
Con Fay Atlantic, sviluppato insieme a Pierre Casiraghi nel ruolo di direttore creativo del progetto, Fay prosegue il suo percorso di ricerca tra heritage e cultura outdoor, approdando questa volta all’universo della vela. Più che un’ispirazione estetica, il mondo dello yachting diventa un vero terreno progettuale.
Al centro della capsule si trova l’Atlantic Jacket, capo manifesto ispirato ai lupi di mare, e progettata per resistere a vento, umidità e cambi climatici attraverso leggerezza e libertà di movimento. Cime, vele e attrezzature di bordo si trasformano in elementi funzionali e costruttivi. Una collezione che coniuga la cultura nautica un’eleganza funzionale e contemporanea.
L’estetica dell’errore ovvero la celebrazione dell’imperfezione tipica del lavoro manuale è sempre al centro della filosofia Ten C che prosegue la sua ricerca sul menswear tecnico attraverso un approccio sempre più radicale sui materiali e sulle performance dei tessuti. Non manca l’iconico tessuto OJJ (Original Japanese Jersey) reinterpretato in nuove varianti.
Ma il cuore pulsante della collezione - disegnata da Alessandro Pungetti - è il tessuto in nylon tinto in capo con tecnologia al titanio, frutto di oltre un anno di ricerca, che trasforma i capi in superfici vive tra iridescenze e nuove matericità. Field jacket, bomber, overshirt e anorak in versione super light si affiancano a pantaloni, bermuda dai fit relaxed: utility style in chiave urbana e quotidiana. Ten C conferma la sua attitudine all’innovazione e alla sperimentazione sui tessuti, un vero e proprio laboratorio di design funzionale, in cui l’idea di lusso coincide con durabilità, precisione e ricerca sui materiali.
Il guardaroba Spring Summer 2027 di Brunello Cucinelli si costruisce attraverso silhouette più morbide, lavorazioni materiche e una palette naturale che amplifica la dimensione quotidiana dell’eleganza.
Il blazer sartoriale si intreccia con il denim, il cargo dialoga con la cravatta e l’abito si alleggerisce grazie a polo e t-shirt, in un equilibrio continuo tra rigore e disinvoltura. La palette attraversa i toni caldi dei beige e della terra, arricchita da accenti polverosi e desaturati, mentre i tessuti come cotoni lavati, lino e camoscio consolidano un’idea di guardaroba vissuto e autentico.
Anche l'universo delle calzature interpreta il desiderio di leggerezza che attraversa l'intera stagione. Santoni e Church's rileggono i propri codici storici senza tradirli, spostando l'attenzione su costruzioni più morbide, materiali tattili e un'eleganza meno formale. Da un lato, Santoni punta sul suo DNA artigianale attraverso pellami straordinariamente soffici come lo suede Seta e lavorazioni iconiche come la velatura, l'esclusiva tecnica di coloritura eseguita a mano che esalta profondità e sfumature della pelle. Calzare una Santoni shoe è un'autentica esperienza sensoriale.
Dall'altro, Church's immagina un guardaroba estivo che accompagna i diversi momenti della giornata, alleggerendo mocassini e derby grazie a costruzioni pensate per offrire maggiore flessibilità e comfort senza rinunciare all'eccellenza manifatturiera. Due visioni accomunate dalla stessa idea di lusso che celebrano un’eleganza classica ma sempre più tattile e contemporanea.
Dalle sfilate di Firenze emerge una visione alternativa della moda uomo che rompe convenzioni e confini: due interpretazioni diverse tra loro, ma accomunate dalla volontà di allontanarsi dai codici più tradizionali e dalla classicità del menswear. Simone Rocha, con la sua prima collezione interamente dedicata all'uomo, porta in passerella quella che lei stessa definisce una "tender masculinity": un uomo romantico e delicato che indossa camicie vittoriane con ruches, shorts ampi, cardigan decorati e dettagli floreali, in un equilibrio perfetto tra suggestioni edoardiane e workwear britannico.
DSM Kei Ninomiya, invece, il nuovo progetto firmato dal designer giapponese per Dover Street Market, mette in scena un punk romantico e contemporaneo: creste adornate di fiori, tartan, pelle e silhouette fluide danno vita a una contaminazione tra ribellione e poesia che reintroduce una necessaria dose di anticonformismo nel guardaroba maschile.
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