Di Serena Savardi
Dal 19 al 23 giugno 2026 si alza il sipario sulla Milano Fashion Week, che porterà in passerella le collezioni moda uomo Primavera/Estate 2027. In un momento storico in cui il lusso rallenta, il mercato globale della moda attraversa una fase di assestamento e molti brand scelgono di presentare collezioni co-ed, genderless o seasonless, mentre altri volano all’estero, qualcuno si chiede: ha ancora senso la settimana della moda maschile di Milano?
La risposta è assolutamente sì, ed è quanto mai corretta. È invece la domanda a essere sbagliata. Il punto non è chiedersi se la Milano Men Fashion Week abbia ancora senso, ma capire perché ha ancora senso. Una cosa emerge infatti con chiarezza: le motivazioni che danno sostegno alla kermesse sono cambiate rispetto al passato.
Per decenni la settimana della moda uomo di Milano è stata uno degli appuntamenti imprescindibili del calendario internazionale. Tra gli anni Novanta e i primi Duemila, la città rappresentava il cuore pulsante dell’eleganza maschile: buyer, giornalisti e retailer provenienti da tutto il mondo si riunivano nel capoluogo lombardo per scoprire le nuove proposte dei grandi marchi italiani e osservare da vicino l’evoluzione di quello che veniva considerato il modello dominante dell’eleganza nel menswear globale.
In quegli stessi anni, le Fashion Week erano ancora le principali piattaforme commerciali che la moda aveva a disposizione per farsi conoscere. Oggi, invece, nell’epoca dei social media, delle presentazioni digitali e delle strategie direct-to-consumer, il loro valore non risiede più soltanto nella vendita delle collezioni bensì nella loro capacità di creare posizionamento culturale, economico e geografico per i brand.
E benché la settimana milanese della moda uomo stia perdendo sia affluenza, che partecipazione - quest’anno gli eventi in calendario dedicati all’uomo saranno solo 75 contro gli oltre 180 dedicati alla donna - rimane un punto focale per l’esplorazione di nuovi talenti del Made In Italy.
Inoltre la presenza di nomi consolidati come Prada, Giorgio Armani e Dolce&Gabbana continua a dare risalto alla manifestazione, che quest’anno sarà animata da alcuni attesi e illustri debutti come quello di Thom Browne e di Leo Dell’Orco e Silvana Armani che - dopo l’esordio in coppia allo show Emporio Armani FW 26-27a febbraio - presenteranno per la prima volta insieme la collezione Giorgio Armani Uomo Primavera/Estate 2027.
Oggi, pur mantenendo un ruolo centrale nell’industria, Milano Moda Uomo appare meno influente, meno affollata e meno mediatica rispetto alla sua controparte femminile. Non si tratta di un declino improvviso né di una perdita di prestigio assoluta, ma piuttosto di una trasformazione strutturale che ha modificato gli equilibri del sistema moda internazionale.
Il principale fattore da considerare riguarda il peso economico delle collezioni femminili che negli ultimi anni hanno progressivamente concentrato gran parte della propria crescita su categorie storicamente trainate dal mercato donna (accessori, pelletteria, calzature e beauty) e che, durante la Milano Fashion Week Womenswear, trovano il loro momento di maggiore visibilità globale.
Questo ha portato alcune aziende a ridefinire le proprie priorità e unificare le presentazioni delle collezioni uomo e donna, non solo per un mero calcolo economico ma anche culturale. Il guardaroba contemporaneo si è evoluto a tal punto da essere diventato sempre più fluido e genderless da non richiedere, talvolta, necessariamente una distinzione. In queste ultime stagioni i fashion show co-ed - ovvero le sfilate femminili in cui sono confluite anche le proposte maschili - sono cresciuti. Il risultato è stato così un progressivo assottigliamento del calendario milanese.
La vera domanda da porsi oggi, dunque, non è se Milano Uomo abbia perso di rilevanza, ma quale sia oggi il significato della rilevanza stessa. Nell’epoca dei social media, delle celebrity digitali e della comunicazione istantanea, la visibilità non coincide necessariamente con l’influenza e l’affluenza.
Mentre sullo schermo dei nostri smartphone spesso guardiamo altrove, molti dei processi che definiscono il futuro del menswear continuano ancora a passare da quegli stessi showroom, da quegli stessi buyer e da quelle stesse aziende che hanno fatto di Milano una delle capitali mondiali della moda.
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