Di Claudia Ricifari
Benvenuti a casa Prada. Dove tutto è possibile. Sembra questo il messaggio lanciato da Miuccia Prada e Raf Simons varcata la soglia di via Lorenzini. Caminetti, porte d'epoca, strutture in marmo trasformano il Deposito di Fondazione Prada in una residenza nobiliare dai colori tenui e avvolgenti. Quando si accendono le luci, parte la musica e i modelli iniziano a calcare la passerella, però, si avverte subito un senso di rottura. È l'anticonformismo targato Prada.
La collezione punta tutto sui capispalla. Cappotti e trench vengono ridisegnati nelle linee e nei volumi.
I primi, in lana, sono monocromatici, nei toni del grigio e del nero, dal revers appena accennato e con un dettaglio che non passa inosservato: un cappello da pioggia cucito sulla spalla.
I secondi sono quelli più sorprendenti, in versione neutra con micromantella coloratissima a contrasto. E poi spolverini dalle tonalità pastello, impermeabili in pelle e outerwear più tecnico sempre dal taglio classico. Un continuo gioco di rimandi tra rigore e sregolatezza.
Una sregolatezza (che punta a essere genio) fatta soprattutto di dettagli. Come i maxi polsini delle camicie che si portano rigorosamente sbottonati, molto fuori dalle maglie e che spezzano il rigore dei cappotti scuri. Non a caso, proprio i polsini erano l'indizio disseminato sull'invito alla sfilata.
E poi: i cappelli cuciti sul retro, ma anche quelli indossati un po' di traverso, i lacci degli scarponi colorati e ancora una volta slacciati. Tutto sembra frutto di distrazione, ma niente è lasciato al caso.
Lo stesso meticoloso lavoro di decostruzione e ricostruzione riguarda le maglie. Semplici nella loro classicità e rinvigorite da colori forti: dal rosso ciliegia al giallo, dal verde fino al rosa.
E poi le canotte, che ricordano grembiuli, in bianco candido o in maglia.
Una collezione, quella di Prada uomo per l'autunno-inverno 26/27, che tanto ha dello stile di Raf Simons e allo stesso tempo porta inequivocabilmente la firma di Miuccia Prada. Due menti creative diverse e complementari. Due stili solo apparentemente contrastanti che si fondono in un unico, coerente, percorso.