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living03 marzo 2026

Dolci non dolci: il nuovo trend del dessert contemporaneo

Meno zucchero, più acidità, amaro e sapidità: il dolce contemporaneo abbandona l’eccesso per diventare elegante, adulto, spesso ibrido. Una tendenza food che racconta il cambiamento d’identità del gusto
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Di Barbara Giglioli

Dessert realizzato da Sébastien Vauxion - Credits: Courtesy Press OfficeDessert realizzato da Sébastien Vauxion - Credits: Courtesy Press Office

Il dessert non chiude più il pasto con un’esplosione zuccherina. Lo fa con equilibrio. Negli ultimi anni l’alta ristorazione ha avviato una trasformazione: ridurre la dolcezza per lasciare emergere acidità, amaro e sapidità. Dimenticate i classici dolci da San Valentino. Il fine pasto diventa più adulto, più elegante, meno consolatorio. Non rinuncia al piacere, ma lo costruisce attraverso contrasti e precisione. È un cambio di paradigma. Lo zucchero non scompare, ma perde centralità. Diventa strumento, non protagonista. Diminuire la componente zuccherina significa restituire voce agli ingredienti. Le note agrumate risultano più vive, quelle tostate più profonde, l’amaro più strutturato. Anche la sapidità trova spazio, creando dessert che sfiorano il territorio del salato senza mai attraversarlo del tutto. Il risultato è una pasticceria meno opulenta e più narrativa. Ogni elemento ha una funzione precisa, ogni contrasto è calibrato.

Pierre Hermé: l’architetto dell’equilibrio

Maestro della pasticceria francese contemporanea, ha più volte spiegato di considerare lo zucchero uno strumento di precisione. Nelle sue creazioni l’acidità e l’amaro sono architettura, non dettaglio. Emblematico è l’Ispahan, dove rosa, lampone e litchi costruiscono un equilibrio fondato sulla freschezza e sulla tensione acida del frutto, lontano dalla dolcezza monocorde. Oppure le sue interpretazioni del cioccolato fondente ad alta percentuale di cacao, in cui l’amaro naturale viene esaltato, non corretto. Anche l’uso calibrato di agrumi come yuzu e frutto della passione dimostra una ricerca costante di verticalità gustativa più che di rotondità zuccherina.

Ispahan - Credits: Courtesy Press OfficeIspahan - Credits: Courtesy Press Office

Sébastien Vauxion: la pasticceria come “cucina”

Con SarKara, ristorante premiato con due stelle Michelin, ha trasformato il fine pasto in un percorso gastronomico autonomo. I suoi piatti non partono dall’idea di “dolce”, ma dall’ingrediente. Tra le sue creazioni più rappresentative compaiono dessert costruiti attorno a ortaggi come sedano rapa o cavolfiore, lavorati con tecniche da cucina salata e abbinati a fermentazioni leggere o note lattiche che introducono acidità e sapidità. Il risultato è un equilibrio sorprendente, dove la percezione zuccherina è minima e il vegetale diventa protagonista. Anche il lavoro sulle consistenze, creme poco zuccherate, brodi vegetali, infusioni, contribuisce a ridefinire il confine tra cucina e pasticceria.

Dessert con vegetale protagonista - Credits: Courtesy Press OfficeDessert con vegetale protagonista - Credits: Courtesy Press Office

Franco Aliberti: natura e contrasti al centro

Chef e pasticcere italiano, ha costruito un percorso fondato sull’essenzialità, riducendo la dolcezza per lasciare spazio alla materia prima. Nei suoi dessert l’ingrediente guida la struttura, non il contrario. In Bugs Bunny, ad esempio, le carote glassate al cioccolato al latte dialogano con biscotto all’olio di nocciola, sfoglia caramellata, crema alla vaniglia e purea di feijoa: un gioco di contrasti dove la componente vegetale e l’acidità del frutto alleggeriscono la percezione zuccherina. Ancora più esplicito è No Planet B, dessert al piatto costruito con biscotto, crema al limone, ghiacciolo e cialde alla menta, fragola e zafferano. Qui la freschezza agrumata, le note erbacee e la tensione acida definiscono il gusto prima della dolcezza. La sua è una pasticceria che non cerca l’effetto immediato, ma un equilibrio in cui il dolce è solo una delle componenti del racconto.

No Planet B - Credits: Courtesy Press OfficeNo Planet B - Credits: Courtesy Press Office

Questa tendenza riflette un’evoluzione più ampia del palato contemporaneo. L’abitudine a fermentazioni, acidità nordiche, ingredienti vegetali e tecniche internazionali ha reso il pubblico più ricettivo verso finali di pasto meno prevedibili. Dopo anni di glassature lucide e stratificazioni scenografiche, il lusso oggi è la misura. Il dessert non cerca l’effetto immediato, ma la coerenza con l’intero percorso gastronomico. La dolcezza resta. Semplicemente, smette di essere l’unica voce.

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