Di Marta Perego
C’è qualcosa di speciale nel 1976. Un’annata che in questo 2026 spegne cinquanta candeline con una naturalezza disarmante. Altro che “mezza età”: qui si parla di piena maturità, di controllo assoluto della propria immagine e, soprattutto, della propria carriera. Da Hollywood a Londra, passando per l’Irlanda e la Francia, questa classe continua a dettare stile. Dentro e fuori dal set.
Determinata, visionaria, strategica, tutt’altro che lo stereotipo della “bionda” in cui il cinema ha rischiato di racchiuderla.
Nata il 22 marzo in Louisiana, Reese Witherspoon debutta giovanissima e a 23 anni si fa già notare in Election (1999), nei panni di una studentessa modello tanto brillante quanto spietata. Un ruolo che anticipa molte delle sue future eroine: intelligenti, determinate, mai scontate.
La consacrazione arriva nel 2006 con l’Oscar come migliore attrice per Walk the Line- Quando l’amore brucia l’anima accanto a Joaquin Phoenix: la sua June Carter Cash è intensa, credibile, persino nella voce. Ma la vera svolta è imprenditoriale. A 29 anni fonda la sua casa di produzione, con un obiettivo chiaro: portare sullo schermo storie di donne complesse. Nascono così titoli che influiscono fortemente nell’immaginario del racconto del femminile come il film Gone Girl, e le serie tv Big Little Lies (due Golden Globe) Little Fires Everywhere e The Morning Show, dove recita accanto a Jennifer Aniston.
E poi c’è il fenomeno culturale: nel 2017 lancia Reese’s Book Club. Ogni mese sceglie un libro, quasi sempre scritto da donne, spesso esordienti. Il risultato? Bestseller immediati e un’espressione coniata dagli editori americani: “the Reese effect”.
Nato il 19 luglio a Londra, Benedict Cumberbatch sembra avere un copione scritto nel DNA: formazione classica alla LAMDA, solide radici teatrali, una presenza scenica magnetica.
La svolta arriva nel 2010 con Sherlock: quattro stagioni che reinventano il detective di Conan Doyle e lo trasformano in un’icona globale. La sua intelligenza diventa carisma puro.
Hollywood lo consacra con la candidatura all’Oscar per The Imitation Game (2015), dove interpreta Alan Turing con precisione chirurgica, e poi con Il potere del cane (2022), ruolo che gli vale una seconda nomination. In parallelo indossa il mantello di Doctor Strange, dimostrando che si può alternare cinema d’autore e blockbuster senza perdere credibilità.
Analitico, magnetico, rigoroso. Cinquant’anni abitati con la precisione di chi fa del talento un mestiere.
Irlandese, nato il 25 maggio a Cork, Cillian Murphy ha costruito una carriera coerente, quasi silenziosa, ma potentissima. Dopo il debutto con Disco Pigs e il successo internazionale di 28 giorni dopo, inizia un sodalizio artistico con Christopher Nolan che attraversa quasi vent’anni: da Batman Begins a Inception, da Dunkirk fino a Oppenheimer (2023), che gli vale l’Oscar come migliore attore.
In mezzo c’è Tommy Shelby, il volto di Peaky Blinders: un personaggio diventato culto, capace di trasformarlo in star televisiva mondiale. Pronto a tornare a marzo sulle piattaforme, con l’attesissimo film che chiude la saga.
Nata il 9 agosto a Beaumont, Audrey Tautou è l’esempio di chi ha saputo dire no. Il mondo l’ha amata come Amélie Poulain ne Il favoloso mondo di Amélie (2001), film diventato simbolo di un’intera epoca. Poi Il Codice Da Vinci, Coco Avant Chanel e collaborazioni con alcuni dei nomi più importanti del cinema francese.
Eppure, dal 2020, sceglie di rallentare. Meno riflettori, più vita privata. Fotografia, scrittura, tempo per la figlia adottiva. In un’epoca che misura tutto in visibilità, la sua decisione è quasi radicale.
Nato il 31 maggio a Dublino, Colin Farrell è passato dall’essere il ribelle di Hollywood a uno degli interpreti più sorprendenti della sua generazione. Dopo gli anni Duemila da sex symbol, la maturità gli regala i ruoli migliori.
Con Martin McDonagh firma In Bruges (Golden Globe) e Gli spiriti dell’isola, che gli vale una nomination all’Oscar. Con Yorgos Lanthimos esplora territori più estremi in The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro.
Poi la televisione di qualità e la trasformazione totale in The Penguin, dove sparisce sotto il trucco prostetico per dare vita a uno dei villain più iconici di Gotham.
Irlandese fino al midollo, ironico e malinconico insieme.