Di Simona Peverelli
Frammenti di storie. Sulla passerella dell'Armani/Teatro di via Bergognone va in scena una cronologia di ricordi, quelli che legano i due direttori creativi di Emporio Armani al fondatore scomparso lo scorso settembre. La prima prova a quattro mani di Silvana Armani e Leo Dell’Orco è un caleidoscopio di dettagli, fluidità e tecnica impeccabile.
"Lavorare insieme è stato divertente - ha detto Silvana Armani dopo la sfilata - siamo riusciti a dare continuità con l'aggiunta di qualcosina che lui non avrebbe messo."
A gennaio i due stilisti avevano debuttato da solisti nel solco del dna del brand. Entrambi, però, con un tocco personale, sempre nel segno della discrezione: il compagno di una vita e braccio destro Leo nella linea Uomo aveva aggiunto un tocco cangiante, come sintomo di un nuovo riflesso; la nipote Silvana alla sua prima volta per l’Haute Couture parigina aveva introdotto la nuova nuance in palette verde giada. Due firme su un codice che però rimane uguale, fedele, in continuità con l’eredità stilistica di Giorgio.
Come un mese fa, anche la collezione Autunno/Inverno 2026-2027 "Maestro" (un nome che è ovviamente un richiamo a Re Giorgio) è una silenziosa conferma dell'idea di moda che il designer piacentino ha codificato nella sua lunga carriera, e allo stesso tempo è il punto di vista delle due persone chiave dell’azienda, che si sono formate accanto a lui nel corso di decadi di esperienza. In passerella ci sono insieme l'uomo e la donna, in un dialogo tra maschile e femminile che è tra i fondamenti dello stile Armani. Un racconto che intreccia tailcoat, gilet e berretti dal sapore formale con silhouette verticali e morbide. Ci sono i grandi classici di Emporio: trench, cappotti avvolgenti, giacche, completi e maglie morbide. Ci sono i ricami di cristalli e i piccoli stemmi che rimandano al mondo dei club come alla storia del marchio. Ci sono i materiali corposi: tweed, lana, ciniglia, montone a pelo lungo e pelle effetto vissuto.
La palette è una dimostrazione immediatamente riconoscibile del salto tra tradizione ed evoluzione: un'onda fatta dei colori iconici della storia del brand - beige, greige, grigi e blu - che però viene interrotta da accenti di rosso e viola. E poi c'è anche una nuova idea di abito, fatto di camicie che si indossano su pantaloni corti e un modo di usare i tessuti che guarda in avanti, come quel jeans trattato come un tessuto insieme quotidiano e prezioso. Infine, camicie bianche e black tie impeccabili. Disciplina e libertà. Regola e spontaneità. In definitiva una moda coerente con se stessa, ma anche programmatica e mai immobile, che guarda a un pubblico giovane immaginando cosa potrebbe indossare giorno dopo giorno, ma sempre stando alla larga dal rischio del “ridicolo”, un termine che Armani detestava.
"Era una collezione più giovane, più frizzante - ha confermato Leo Dell'Orco al termine dello show - e penso che lui avrebbe apprezzato questa evoluzione".
Seduti in prima fila c’erano gli amici del brand e di Giorgio, le star internazionali e nostrane che con il marchio collaborano in un'unione di intenti. Per loro lo stilista è stato un esempio, un punto di riferimento di eleganza e discrezione e, a volte, anche un consigliere. Dal mondo della moda, tra gli altri, c'erano Kendall Jenner e Nicholas Galitzine, Global fragrance Ambassador di Emporio Armani, e Laila Hasanovic, modella danese fidanzata di Jannik Sinner.
Dal mondo dello sport Arianna Fontana, pattinatrice reduce da tre medaglie olimpioniche, i giocatori di curling Amos Mosaner e Stefania Constantini e i danzatori su ghiaccio di pattinaggio di figura Charlène Guignard e Marco Fabbri, anche loro freschi di podio ai Giochi di Milano Cortina 2026. La loro presenza emozionata, insieme con il calore della sala buia che ha salutato Silvana e Leo sul finale, è l’ennesima prova di come Giorgio Armani abbia davvero costruito, tra stile e talento, un pezzo di eternità.