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living23 febbraio 2026

One dish: cos’è la nuova tendenza del piatto unico

Dal bento giapponese all’entrecôte francese, il nuovo trend food è riscoprire il valore di una proposta sola, ma memorabile
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Di Barbara Giglioli

Per anni l’alta cucina ha inseguito la moltiplicazione: più portate, più assaggi, più percorsi degustazione. L’idea di lusso coincideva con l’abbondanza. Oggi, paradossalmente, il gesto più contemporaneo è l’opposto. Un solo piatto. È lui il centro dell’esperienza. Così si sta riscoprendo il fascino del piatto unico identitario, altrimenti detto one dish, una scelta netta, quasi radicale, una tendenza silenziosa ma chiarissima.

Ecco i locali in cui provarne alcuni.

La Bento Box come firma

Da Wicky's Innovative Japanese Cuisine a Milano, il concetto prende forma a pranzo con la Bento Box, che diventa un vero manifesto.

La si ordina sapendo già cosa aspettarsi: una costruzione rigorosa, elegante, dove ogni comparto racconta una parte della cultura gastronomica giapponese reinterpretata in chiave contemporanea. Riso, pesce trattato con precisione chirurgica, piccoli assaggi vegetali, equilibrio tra crudo e cotto. È un unico piatto nella forma, ma dentro contiene un mondo. Non c’è dispersione, non c’è sovrabbondanza. C’è concentrazione. La Bento diventa così il simbolo di un pranzo compatto ma sofisticato, che unisce ritualità orientale e fine dining milanese in un gesto unico e riconoscibile.

Wicky's Innovative Japanese Cuisine - Courtesy Press OfficeWicky's Innovative Japanese Cuisine - Courtesy Press Office

Il “Piatto Quadro” vegetariano stellato

Da Joia, ristorante vegetariano 1 stella Michelin a Milano, il piatto unico si fa visione, armonia e consapevolezza. A pranzo il celebre Piatto Quadro interpreta perfettamente questa idea: una composizione che racchiude in un’unica portata più preparazioni, colori, consistenze e temperature. Ogni elemento ha una funzione precisa, ogni sapore dialoga con l’altro in un equilibrio studiato. Il risultato è una mini degustazione che sta dentro un solo perimetro, capace di raccontare la filosofia del ristorante senza bisogno di moltiplicare le portate. Qui il piatto unico diventa quindi linguaggio e svelamento: essenziale nella forma, strutturato nel pensiero.

Joia, Piatto Quadro - Courtesy Press OfficeJoia, Piatto Quadro - Courtesy Press Office

Dove basta un solo piatto

Il caso più emblematico è La Rue, che porta a Milano il modello delle storiche brasserie parigine. Il meccanismo è semplice, quasi spiazzante: non si sceglie, si ordina l’unica proposta della casa, ispirata al modello dell’entrecôte francese servita con salsa segreta, patatine e insalata. È un rituale più che un menu. Questa apparente semplicità è in realtà una presa di posizione forte. Eliminare la scelta significa dichiarare sicurezza, identità, coerenza. Si va lì perché si desidera esattamente quel piatto, cucinato sempre allo stesso modo, con la stessa cura, con la stessa promessa di riconoscibilità.

La Rue - Courtesy Press OfficeLa Rue - Courtesy Press Office

La perfezione in un’unica ciotola

Anche all’estero si guarda a questo orizzonte e maestri del piatto unico sono i giapponesi Infatti, nel cuore gastronomico di Tokyo, esiste un indirizzo che ha fatto la storia del concetto di piatto unico nella cucina internazionale: Tsuta. Questo piccolo locale è stato il primo ramen shop al mondo ad essere premiato con una stella Michelin, rompendo ogni pregiudizio tra cucina popolare e alta cucina. La sua specialità è una ciotola di ramen concepita come esperienza gastronomica completa. La sua versione più celebre, lo shoyu soba, è costruita su un brodo saporito (un blend di pollo, frutti di mare, kelp e ingredienti ricercati) e arricchito da un tocco di olio di tartufo nero, che ne eleva l’aroma e la profondità. In una sola ciotola convivono quindi tecniche tradizionali e approcci innovativi. Un piatto solo, ma completo, complesso e memorabile, capace di raccontare storia, tecnica e identità culinaria attraverso un’unica portata.

Tsuta - Courtesy Press OfficeTsuta - Courtesy Press Office

Il ritorno del piatto unico, quindi, non è nostalgia né minimalismo forzato. È una risposta culturale. In un panorama gastronomico saturo di possibilità, scegliere di concentrare tutto in una sola proposta diventa un atto di fiducia: nella propria cucina, nella propria identità, nella capacità di lasciare il segno con un solo gesto, un solo piatto… memorabile.

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