Di Giuditta Avellina
La notte degli Oscar è sempre un rito del cinema, ma negli ultimi anni è diventata anche un test di linguaggio visivo che racconta il contemporaneo. Ed è qui che la 98esima edizione degli Academy Awards ha offerto uno dei contrasti più interessanti della serata, quello tra Timothée Chalamet e Kylie Jenner da una parte, Leonardo DiCaprio e Vittoria Ceretti dall’altra. Due coppie, due grammatiche dello star system.
Chalamet, candidato come miglior attore, ha scelto un Givenchy bianco su misura firmato Sarah Burton, doppiopetto, monocromatico, con stivali bianchi, piccoli occhiali scuri e grooming volutamente studiato per spostarsi dal formalismo classico a una dimensione più pop, quasi da idol anni Duemila. Una virata Y2K pienamente consapevole, coerente con la traiettoria dell’attore negli ultimi mesi e con la costruzione estetica che ha accompagnato tutta la campagna di Marty Supreme.
Il punto non è soltanto che Chalamet evita il classico smoking nero, ma che continua a trattare il red carpet come un editoriale: alleggerisce il codice maschile e introduce una forma di stile più narrativa, meno “academy-approved” in senso tradizionale. Anche il make-up e la cura del volto, nel collegare il suo look all’universo del film, rafforzano l’idea di una presenza costruita come estensione del personaggio-Chalamet.
Accanto a lui, Kylie Jenner ha fatto l’operazione opposta e complementare: non sottrarre, ma accentuare. Il suo look era un abito rosso Schiaparelli couture con profonda scollatura e taglio keyhole sul busto, completato da diamanti Lorraine Schwartz. Alcuni hanno colto un riferimento visivo a Jessica Rabbit, e non a caso: il vestito lavora su un immaginario iperfemminile, cinematografico, quasi illustrato, dove il corpo diventa linea liquida e il rosso torna a essere non un colore, ma una dichiarazione. È proprio qui che la coppia Chalamet-Jenner diventa fortissima editorialmente. Lui spinge sul menswear concettuale e contemporaneo; lei riporta in scena l’idea della diva come costruzione assoluta, lucida, quasi fumettistica. Insieme mettono in piedi una coppia visiva perfetta per il presente: cinema, fashion system, social culture, riconoscibilità immediata. Non sembrano solo due persone insieme a un evento, ma due poli di uno stesso racconto pop.
Molto diverso il discorso su Leonardo DiCaprio e Vittoria Ceretti. Questa è la prima volta che i due partecipano insieme a una cerimonia dei premi di Hollywood, e non solo a un after party. Ma DiCaprio è arrivato da solo sul red carpet, e già questo sposta il tono: meno esposizione di coppia, più controllo dell’immagine. Il suo look è un classico tuxedo nero Dior con papillon, con il dettaglio dei baffi a cambiare davvero la percezione complessiva del volto.
Il dettaglio più interessante, però, nel loro caso non è lui: è lei. Vittoria Ceretti ha scelto Alaïa by Pieter Mulier, un abito rosso scuro, uno dei look più sofisticati della serata. La forza del vestito sta nella costruzione del busto, quasi architettonica, con una forma che scolpisce l’area del décolleté senza cadere nell’effetto costume. È un rosso meno aggressivo di quello di Kylie Jenner, più profondo, più intellettuale. Anche il beauty segue la stessa logica: capelli raccolti, make-up quasi invisibile, gioielli ridotti al minimo, un ear cuff come punto luce. È una strategia di styling che invece di aggiungere, sottrae.
Se Kylie Jenner ha scelto la via del glamour dichiarato e iconico, Ceretti ha scelto una sensualità più costruita, quasi museale. Se Schiaparelli punta all’immagine memorabile in tempo reale, Alaïa lavora sulla permanenza della forma. È questa la vera frattura tra le due coppie: da una parte il presente della cultura pop, dall’altra una sofisticazione più silenziosa, che non chiede di essere immediatamente virale per risultare forte. Anche gli uomini riflettono questa differenza.
Chalamet usa il red carpet per spostare in avanti il guardaroba maschile e rendere il proprio corpo un dispositivo di stile. DiCaprio, al contrario, usa il tuxedo come elemento di continuità e non reinventa, ma conferma. Per questo il baffo diventa quasi più importante dell’abito. È l’unico segnale di deviazione dentro una formula volutamente classica. Ed è proprio quel dettaglio a evitare che il suo look scivoli del tutto nell’anonimato del black tie tradizionale. Alla fine, più che due coppie, agli Oscar 2026 si sono viste due idee di celebrità.
Chalamet e Jenner rappresentano un sistema in cui moda, cinema e internet si alimentano a vicenda, e il look deve funzionare subito, fotograficamente, socialmente. DiCaprio e Ceretti raccontano invece una coppia più schermata, meno esibita, dove la forza non sta nell’effetto coppia in sé, ma nel peso simbolico dei singoli: lui star classica, lei top model di culto. Due modi opposti di produrre fascino: quello immediato, narrativo e pop di Chalamet-Jenner, e quello più rigoroso, rarefatto e fashion di DiCaprio-Ceretti. E in mezzo, come sempre, c’era Hollywood: la nostalgica e la nuova, nello stesso fotogramma.
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