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Entertainment24 maggio 2026

Festival di Cannes 2026, oltre i premi della 79esima edizione. Fenomenologia della Palma d’Oro

Vince il rumeno Cristian Mungiu con Fjord. Ma cosa c’è dietro a questo trofeo? Significato, evoluzione e (persino) tradizioni scaramantiche del premio più ambito del cinema europeo
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Di Marta Perego

Pulp Fiction, Uma Thurman 1994 – Credits: Agf foto
Pulp Fiction, Uma Thurman 1994 – Credits: Agf foto

Glamour e grande cinema, un connubio che da sempre si incontra sulla montée des marches. Anche nell'edizione 2026, la settantanovesima, il festival ha confermato la sua formula: meno Hollywood, più Europa e Asia, e un tappeto rosso che non ha deluso.

Al centro dell'attenzione Demi Moore, giurata di questa edizione, che ha catalizzato i flash dei fotografi con look audaci e omaggi alla moda francese. Con lei, Monica Bellucci, veterana della Croisette presente in due film (anche se a Cannes è arrivata solo l’ultimo giorno): Histoires de la nuit, in concorso, e Butterfly Jam. E poi Sharon Stone, Cate Blanchett, Julianne Moore, stelle arrivate per gli eventi collaterali che hanno illuminato il red carpet. Uno dei momenti più sorprendenti dell'edizione ha avuto come protagonista John Travolta, accolto con una Palma d'oro onoraria a sorpresa.

Le vere protagoniste di quest'anno, però, sono state le attrici. Léa Seydoux in due film in concorso, Virginie Efira e Isabelle Huppert insieme sul red carpet per il nuovo Farhadi, Adèle Exarchopoulos, Lea Drucker. Penelope Cruz, protagonista del film vincitore del Grand Prix, La Bola negra.

Un festival al femminile, celebrato anche dal poster ufficiale, un omaggio a Thelma & Louise, e dalla presenza di Geena Davis alla serata di chiusura.

E Barbra Streisand, celebrata con una Palma d’Oro Onoraria nella serata di premiazione: l’attrice americana non era fisicamente presente a causa di un infortunio (ma ha inviato un videomessaggio). A renderle omaggio è stata, per suo volere, Isabelle Huppert, che ha detto di lei “Autoritaria, indipendente, profondamente libera è passata da Barbara a Barbra... Non si nasce Barbra Streisand, lo si diventa”

Sul fronte dei film, un'edizione segnata dal cinema d'autore: Almodóvar, Farhadi, Hamaguchi, Kore-eda. E, per la prima volta da tempo, nessun film italiano in concorso.

I premi dell'edizione

La giuria presieduta dal regista coreano Park Chan-wook ha consegnato un palmarès affollato di ex aequo, segno di un'edizione ricca e difficile da sintetizzare.

La Palma d'Oro è andata a Fjord del romeno Cristian Mungiu, che aveva già vinto la Palma nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Un ingegnere informatico romeno e devoto evangelico si trasferisce in Norvegia con la moglie norvegese e i cinque figli. Con il tema dell'integrazione al centro, sullo schermo va in scena uno scontro ideologico tra due modi opposti di intendere la famiglia, l'autorità e la libertà.

Il Grand Prix della Giuria è andato a Minotaur del russo dissidente Andrey Zvyagintsev, che vive oggi in esilio in Francia. Un thriller austero ambientato nella Russia del 2022, con la guerra in Ucraina sullo sfondo.

Storico il premio per la miglior regia, assegnato ex aequo a due film: La bola negra degli spagnoli Javier Ambrossi e Javier Calvo, e Fatherland del polacco Pawel Pawlikowski.

Miglior attrice ex aequo a Virginie Efira e Tao Okamoto, protagoniste di All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi, che racconta la vicenda di due donne: Marie-Lou, direttrice di una casa di cura parigina che applica il metodo Humanitude, e Mari, drammaturga giapponese con un cancro terminale.

Miglior attore ex aequo a Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont, che affronta il tema della mascolinità tossica attraverso il rapporto tra due soldati belgi durante la Prima Guerra Mondiale.

Premio della Giuria alla tedesca Valeska Grisebach per The Dreamed Adventure, girato in una cittadina di confine in Bulgaria con attori non professionisti e Miglior sceneggiatura a Emmanuel Marre per A Man of His Time, ambientato nella Francia di Vichy nel 1940.

Festival di Cannes, 79esima edizione, cerimonia di chiusura - Credits: Getty Images
Festival di Cannes, 79esima edizione, cerimonia di chiusura - Credits: Getty Images

La storia dietro il trofeo

Dando uno sguardo alle passate edizioni si scoprono alcune cose che non tutti sanno. La Palma, per esempio, non è sempre stata una palma. Fino al 1954 il festival assegnava un generico Grand Prix, diverso ogni anno. Fu solo a metà degli Anni '50 che Cannes decise di trasformare il proprio premio in un simbolo stabile, ispirato allo stemma araldico della città.

La prima versione venne progettata dalla gioielliera Lucienne Lazon. Il design attuale nasce invece nel 1998, quando Caroline Scheufele, direttrice artistica di Chopard, ridisegna completamente il trofeo introducendo la base in cristallo di rocca.

Ogni Palma richiede circa quaranta ore di lavorazione e il lavoro di cinque artigiani. Viene fusa da un lingotto d’oro, cesellata a mano e rifinita foglia per foglia. Dal 2014 il premio è realizzato con oro etico certificato Fairmined.

C’è anche una tradizione quasi scaramantica: Cannes conserva sempre una copia identica della Palma originale nel caso succeda qualcosa durante la cerimonia. Perché il premio più ambito del cinema europeo, almeno per una notte, deve essere perfetto.

Il trofeo Chopard – Credits: Getty Images
Il trofeo Chopard – Credits: Getty Images

Un’eredità italiana

Il Festival di Cannes esiste dal 1939, ma la Palma d’Oro nasce ufficialmente nel 1955. Da allora l’Italia è probabilmente il paese straniero che l’ha vinta più volte: dodici riconoscimenti, contando anche i Grand Prix delle prime edizioni e le vittorie ex aequo. Un primato condiviso soltanto con la Francia, che però negli ultimi dieci anni ha rimesso il proprio cinema al centro del festival grazie a registi come Jacques Audiard, Abdellatif Kechiche, Julia Ducournau e Justine Triet.

L’elenco italiano racconta un’epoca d’oro del nostro cinema: La dolce vita nel 1960, Il Gattopardo nel 1963, Padre Padrone nel 1977, L'albero degli zoccoli nel 1978, La stanza del figlio nel 2001.

L’ultima Palma italiana risale ormai a venticinque anni fa. E quest’anno, per la prima volta dopo molto tempo, l’Italia è rimasta fuori anche dal concorso principale.

La dolce vita (1960) - Credits: Getty Images
La dolce vita (1960) - Credits: Getty Images

Da simbolo artistico a marchio globale

Negli ultimi vent’anni la Palma d’Oro ha smesso di essere soltanto un premio cinefilo. È diventata anche una previsione attendibile di quello che succederà agli Oscar.

Pulp Fiction di Quentin Tarantino - Palma d’Oro del 1994 - rilanciò John Travolta, consacrò la giovane Uma Thurman e portò i due attori ad aggiudicarsi una candidatura per la statuetta.

Il film fenomeno del cinema coreano, Parasite di Bong Joon, ha vinto la Palma nel 2019 e pochi mesi dopo ha conquistato quattro Oscar, compreso miglior film. È la prima volta nella storia dell’Academy per un film non in lingua inglese.

The Square di Ruben Östlund, Palma 2017, fu candidato all’Oscar come miglior film internazionale. Lo stesso Östlund è tornato a Cannes nel 2022 con Triangle of Sadness, vincendo di nuovo la Palma e ottenendo poi tre nomination agli Oscar.

Il 2023 è stato l’anno di Anatomia di una caduta di Justine Triet: Palma d’oro, Oscar per la miglior sceneggiatura originale e cinque candidature complessive, comprese quelle per miglior film e miglior regia.

La Croisette è diventata così il primo vero snodo della stagione dei premi internazionali. Non garantisce automaticamente il successo agli Academy, ma spesso individua prima degli altri i film destinati a lasciare un’impronta.

L’ultimo esempio è Anora di Sean Baker, vincitore di Cannes nel 2024. La Palma conquistata a Cannes ha trasformato il film in un fenomeno internazionale ben oltre il circuito del cinema indipendente americano. Baker, che da anni lavora ai margini di Hollywood raccontando l’America precaria e invisibile, è diventato improvvisamente centrale nel dibattito cinematografico mondiale. Ancora una volta Cannes ha intercettato prima degli altri un autore destinato a entrare nella stagione dei premi e nella conversazione globale sul cinema contemporaneo. Vincendo 5 Premi su 6 candidature (tra cui: miglior film, regia, attrice protagonista).

E ora è il momento di Fjord, di Cristian Mungiu.

Festival di Cannes, 79esima edizione - Credits: Getty Images
Festival di Cannes, 79esima edizione - Credits: Getty Images

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