Di Barbara Giglioli
L’estate è il momento in cui si torna bambini, attraverso ricordi di vacanze lontane, sapori e profumi. E niente, in fondo, ci riporta all’infanzia come il gelato, il modo di mangiarlo e i gusti che si scelgono. Un rituale che oggi si trasforma, con creazioni sempre più pensate per risvegliare il palato attraverso la riscoperta di ingredienti semplici e per questo nobili. E così, tra Milano, Roma e Sicilia, anche il gelato diventa una mappa di stili di vita, un manifesto identitario. Ecco cinque indirizzi per cinque modi diversi di vivere l’estate in base alla propria personalità.
Se per voi il dessert è il gran finale di un'esperienza gastronomica, allora il vostro gelato è senza dubbio l'affogato al caffè. Non perché sia il più appariscente, ma perché riesce a trasformare due ingredienti semplici in qualcosa di raffinato e perfettamente equilibrato. Amate le esperienze curate nei dettagli, scegliete i ristoranti con attenzione e sapete che il lusso, spesso, è una questione di misura. Una delle interpretazioni più interessanti si trova da Umberto, a Milano, dove gelato e caffè rappresentano il gusto della contemporaneità.
Allenamento, alimentazione equilibrata e benessere sono le vostre parole d'ordine? Il gelato che vi rappresenta non può che essere proteico alle arachidi. Per chi ama prendersi cura di se stessi, ma senza estremismi. Correre, giocare a padel, andare in palestra, ok. Ma chi lo dice che il benessere non possa lasciare spazio anche al piacere. Per provarne una versione riuscita vale la pena fare tappa alla Gelateria Mille, a Verolanuova, in provincia di Brescia, tra i primi indirizzi italiani a sperimentare il gelato ad alto contenuto proteico.
Per coloro i quali non esiste gusto più irresistibile del fiordilatte. Apparentemente semplice, in realtà difficilissimo da fare bene. È il gelato di chi non ha bisogno di effetti speciali, ama la qualità delle materie prime e trova eleganza nell'essenzialità. Una filosofia che si ritrova alla Gelateria della Passera, a Firenze, dove il rispetto per ingredienti e stagionalità viene prima di tutto.
Quando l'estate ha il profumo degli agrumi, il colore del mare e il sapore della Sicilia, il gusto prediletto non può che essere la mandorla, magari accompagnata da scorze di arancia. Delicato ma ricco di carattere, racconta estati lente, tramonti sul mare e passeggiate nei centri storici. È il gelato di chi conserva biglietti, fotografie e ricordi. Per assaggiarlo in una delle sue espressioni più autentiche, la destinazione resta Caffè Sicilia, a Noto, il regno di Corrado Assenza.
Basilico e limone, lavanda e albicocca, oppure spezie e agrumi. Non importa quale sia l'abbinamento: ciò che conta è la sorpresa. Per chi si annoia facilmente, prenota viaggi all'ultimo minuto e ama tutto ciò che rompe la routine. A Roma, Fatamorgana è da anni uno degli indirizzi più interessanti per chi considera il gelato un terreno di sperimentazione.
Per voi che amate i grandi classici fatti bene il gelato ideale è il pistacchio. Non quello verde brillante e artificiale, ma quello che sa davvero di frutto, tostatura e territorio. Siete persone concrete, diffidate delle mode passeggere e apprezzate il valore dei gusti di una volta. Per ritrovare questa filosofia basta fermarsi da Don Peppinu, storico nome della gelateria siciliana che ha fatto del “gelato verace” una vera filosofia.
Il vostro gusto è un cioccolato fondente arricchito da ingredienti inaspettati: Earl Grey, fleur de sel, caramello salato. Amate il design, la ricerca e quei piccoli dettagli che trasformano un gesto quotidiano e apparentemente banale in un'esperienza. A Milano, Charlotte Dusart interpreta perfettamente questa visione con gelati che dialogano con il mondo dell'alta cioccolateria.
In fondo, scegliere un gelato non è mai soltanto una questione di gusto. C'è chi cerca comfort e nostalgia, chi è sempre a caccia di novità, chi non rinuncia al benessere e chi trasforma ogni pausa in un piccolo rituale gourmet. La buona notizia? L'estate è lunga abbastanza per essere un po' tutti questi personaggi. E per concedersi il lusso di cambiare idea, una coppetta dopo l'altra.
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