Di Claudia Ricifari
Spenti i riflettori sull’Amfar Gala, l’annuale passerella benefica del Festival di Cannes, il silenzio torna a stendersi sul promontorio meridionale di Cap d'Antibes. Resta nell'aria il profumo dei pini marittimi misto a quello del mare, mentre le ultime eco delle notti a base di champagne e alta moda sfumano tra le rocce levigate della Costa Azzurra. È proprio qui, tra le mura imbiancate a calce dell'Hotel du Cap-Eden-Roc, che da oltre un secolo si consuma l'alchimia perfetta del glamour internazionale. Mondanità e privacy, divertimento e relax.
Varcando quel cancello monumentale, la sensazione è quella di un tuffo nella nostalgia più sofisticata, dove il presente dialoga costantemente con i fantasmi di un passato glorioso. Un luogo in cui perdersi tra i ricordi di un edonismo dorato, una "casa lontano da casa" che è spesso palcoscenico di eventi esclusivi con il gotha dello showbiz.
Le origini di questo tempio dell'ospitalità furono tutt'altro che dorate. Nel 1870, Auguste de Villemessant, fondatore de Le Figaro, immaginò questo luogo come "Villa Soleil", un rifugio d'ispirazione per scrittori e intellettuali desiderosi di rigenerarsi lontano dalla routine parigina. Quell'ambizioso progetto naufragò presto in una gestione disastrosa, finché nel 1887 l'hotelier piemontese Antoine Sella non intuì il potenziale di quel «cadavere di pietra», come lui stesso lo definì quando rilevò la proprietà dell'edificio. L’obiettivo, che col senno di poi possiamo dire sia stato decisamente raggiunto, era creare un'oasi di creatività, romanticismo ed eleganza senza tempo tipica della Riviera.
La rinascita, però, fu lenta: nei primi mesi del 1889 la struttura ospitava appena due signore inglesi a fronte di uno staff di quaranta persone e cinque cavalli. A cambiare le sorti dell'hotel fu l'intuizione di Sella di lanciare promozioni allettanti, che attirarono prima l'aristocrazia europea e poi i grandi magnati americani, trasformando la Costa Azzurra da meta puramente invernale a epicentro della mondanità estiva.
La vera svolta mondana avvenne però nel 1923. I ricchi americani Gerald e Sara Murphy, amanti dell'arte e dei piaceri della vita, convinsero la proprietà a mantenere l'hotel aperto per la prima volta durante i mesi più caldi. Fu l'inizio dell'età dell'oro. I Murphy affittarono interi piani per ospitare una cerchia di amici che avrebbe ridisegnato la cultura del Novecento: da Cole Porter a Gertrude Stein, da John Dos Passos a Rodolfo Valentino, Jean Cocteau e Igor Stravinsky.
È a quelle notti di festa a bordo mare che Francis Scott Fitzgerald si ispirò per dare vita all’Hôtel des Étrangers nel suo capolavoro Tenera è la notte. Tra i tuffi scandalo di Zelda Fitzgerald e le provocazioni della cerchia, l'hotel divenne il palcoscenico di una sregolatezza d'alta classe. Poco più tardi, nel 1955, anche Pablo Picasso si sarebbe lasciato stregare da questa atmosfera, offrendosi di disegnare a mano i menu del ristorante in cambio di "inchiostro, carta e un tavolo tranquillo". Anche Marc Chagall realizzava i suoi schizzi e bozzetti a piedi nudi sulla spiaggia.
Il segreto dell'Eden-Roc è sempre risieduto in una privacy ferrea. Non è un caso che l'hotel abbia rifiutato le carte di credito fino a una ventina d’anni fa, preferendo i pagamenti in contanti o i depositi fiduciari per garantire l'assoluto anonimato dei propri ospiti. Una scelta opportuna, considerando che la sua storia è decisamente più piccante di un bloody mary ben speziato.
Tra le rocce della Costa Azzurra e le iconiche cabine blu notte, Marlene Dietrich intrecciò, per esempio, nell'estate del 1938 una travolgente relazione con Joseph P. Kennedy, allora ambasciatore americano, sotto gli occhi dell'ignara moglie e dei figli (tra cui un ventunenne John F. Kennedy, anch'egli ospite della struttura). Nelle stesse sale, una Rita Hayworth delusa da un appuntamento mancato incontrò per caso il principe Aly Khan e lo sposò un anno dopo. Fu anche il nido d'amore scelto da Elizabeth Taylor e Richard Burton per la loro prima, turbolenta luna di miele, e il rifugio dove Alain Delon consumò i suoi addii più drammatici, lasciando le sue amanti in lacrime ai tavoli del ristorante sotto lo sguardo complice dello storico portiere Michel.
Negli anni Settanta, fu lo sguardo del fotografo Slim Aarons a cristallizzare definitivamente questo edonismo nell'immaginario collettivo. Il suo celebre scatto del 1976 a bordo della piscina scavata nella roccia catturò l'essenza della Jet Age: un microcosmo di bellezza e stravaganza frequentato da icone come Jane Birkin e Serge Gainsbourg, Clint Eastwood, Robert De Niro e persino John Lennon e Yoko Ono. Un'alchimia unica intercettata dalla famiglia Oetker, che acquistò la proprietà nel 1969 dopo essersene innamorata durante una gita in barca, trasformandola nel fiore all'occhiello di una collezione che cura la struttura come un monumento vivente.
Oggi, l'Hotel du Cap-Eden-Roc continua a declinare la sua leggenda senza perdere un briciolo di quell'aura bohémien, evolvendosi nel rifugio prediletto delle nuove dinastie dello show business e della moda. Se un tempo erano i leader politici come Charles de Gaulle e Winston Churchill e le grandi dinastie come i Kennedy o i Windsor a passeggiare tra i suoi nove ettari di giardini lussureggianti, oggi a scendere l'ormai iconica scalinata principale sono i clan dei nostri giorni: dalle Kardashian alle sorelle Hadid, fino alle ereditiere della famiglia Hilton e alle it-girl come Sofia Richie, che proprio qui, nel 2023, ha celebrato il suo blindatissimo matrimonio da sogno con Elliot Grainge.
Nonostante i recenti e sofisticati restyling d’autore – come quello firmato dall'architetto Patricia Anastassiadis per il ristorante stellato Louroc – e la presenza di tre ristoranti d'alta cucina e sei bar di tendenza, oltre alla spa firmata Dior, l'anima profonda del luogo non è cambiata. Resta una fortezza di assoluta privacy e fascino d'altri tempi. Un microcosmo dove il concetto di Quiet Luxury non è un trend ma una regola fissa, e dove l'atmosfera è così intrisa di potere discreto, ricchezza ed eleganza spietata che, mentre si cammina all'ombra dei pini marittimi, sembrerebbe quasi naturale sentire in sottofondo la sigla di Succession.
La magia, insomma, a distanza di oltre 150 anni, resta la stessa. Quella di un luogo sospeso nel tempo e nello spazio che continua a far sentire a casa lontano da casa.
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