Di Claudia Ricifari
Una mostra dedicata alla vita e alla carriera di Arnaldo Pomodoro, a quasi un anno dalla sua morte (avvenuta il 22 giugno 2025, il giorno prima che compisse 99 anni) e nel centenario della nascita. È quella che le Gallerie d’Italia di Milano ospitano dal 29 maggio al 18 ottobre 2026. Arnaldo Pomodoro: una vita, questo il titolo dell’antologica, raccoglie oltre 40 opere che ripercorrono circa sei decenni di ricerca e produzione artistica, dalle prime sperimentazioni materiche degli anni Cinquanta fino ai lavori degli anni Duemila.
Curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani, rispettivamente curatore delle Collezioni di Arte Moderna e Contemporanea di Intesa Sanpaolo e curatore della Fondazione Arnaldo Pomodoro, l’esposizione rappresenta l’occasione ideale per comprendere la poetica del maestro, che ha portato le sue opere ad abitare le piazze di Milano come quelle di Copenhagen, dal Cortile della Pigna dei Musei Vaticani alla sede delle Nazioni Unite a New York.
Pomodoro arriva alla scultura dalla grafica e dall'oreficeria. Un vissuto che riemerge e si percepisce nelle sue opere. Nei lavori degli anni Cinquanta, infatti, i suoi altorilievi mostrano già quella "scrittura" densa e misteriosa che i critici dell'epoca faticavano a classificare: segni che sembrano preesistere a qualsiasi lingua conosciuta. Poi, nei primi anni Sessanta, la svolta verso la tridimensionalità e la geometria solida: sfere, dischi, piramidi, colonne, cubi in bronzo lucidissimo, squarciati e scavati come se qualcosa dall'interno avesse spinto verso l'esterno. La tensione tra la superficie levigata e la complessità caotica delle viscere diventa la sua firma, e non la abbandonerà mai.
Il 1966 segna il passaggio alla dimensione monumentale: gli viene commissionata una sfera di tre metri e mezzo di diametro per l'Expo di Montreal, opera oggi collocata a Roma di fronte alla sede della Farnesina. Da quel momento, l’arte di Pomodoro più che nei musei si ammira in luoghi simbolici in giro per il mondo: davanti al Trinity College di Dublino, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, di fronte alla sede delle Nazioni Unite a New York, all'Unesco di Parigi. Le piazze di Copenhagen, Los Angeles, Brisbane e Milano custodiscono i suoi lavori che diventano parte del vissuto cittadino.
Il percorso espositivo della mostra Arnaldo Pomodoro: una vita è costruito in modo da poter ripercorrere la carriera dell’artista attraverso i decenni. Si parte dal Salone Scala, dove una grande pedana in fiberglass bianco ospita sculture dagli anni Sessanta ai Duemila – come Cubo (1964–1967), Giroscopio (1986–1987), Rotativa di Babilonia (1991), Ruota (1995) tra gli altri - in un allestimento che rilegge i display storici ideati dallo stesso artista.
Nelle sei sale affacciate sul Salone, la mostra procede cronologicamente: gli esordi informali degli anni Cinquanta, la nascita della celebre Sfera nei primi anni Sessanta, il dialogo con il minimalismo americano maturato tra California e Milano, le riflessioni sulla comunicazione e sulla tecnologia tra anni Settanta e Ottanta, fino alle rielaborazioni del tema della scrittura negli anni Duemila. Una sala, poi, è interamente dedicata all'archivio: cataloghi, lettere e fotografie originali restituiscono il contesto umano e intellettuale dietro le opere.
Il percorso prosegue nel Cantiere del Novecento, dove una selezione di lavori degli anni Sessanta dialoga con le collezioni permanenti di arte moderna e contemporanea di Intesa Sanpaolo, e attraverso le sale di Palazzo Brentani, lungo le quali sono dislocate altre sculture degli anni Duemila. La mostra si chiude all'aperto, con il Disco in forma di rosa del deserto n. 1 (1993–1994) nel Chiostro ottagonale e la Sfera grande (1966–1967) nel Giardino di Alessandro: due opere monumentali recentemente restaurate, esposte in modo permanente e pensate da Pomodoro per dialogare con la luce e lo spazio aperto.
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