Di Giuditta Avellina
Eleganza formale, rigorosa, mai davvero urlata: alla 79ª edizione del Festival di Cannes il menswear ha scelto una strada più sottile, ma non per questo meno costruita. Sulla Croisette il guardaroba maschile non resta più sullo sfondo, né si limita ad accompagnare abiti da sera e gioielli monumentali. Anche gli uomini lavorano sull’immagine, sulla postura, sul dettaglio, sulla capacità di trasformare uno smoking, una camicia, una spilla o una silhouette in un segno riconoscibile.
Non sono solo tuxedo impeccabili, ma proporzioni studiate, camicie aperte, gioielli portati come elementi strutturali, knitwear al posto della camicia formale, completi fluidi, colori difficili e silhouette meno prevedibili. Il nuovo red carpet maschile non rinuncia al rigore, ma lo alleggerisce; non abbandona il classico, ma lo sposta. E proprio in quello scarto tra protocollo e personalità, tra sartoria e racconto si misura lo stile degli uomini più interessanti di Cannes 2026.
Rami Malek è arrivato sulla Croisette con un look Saint Laurent nero, asciutto, quasi tagliente. Per la première di The Man I Love di Ira Sachs, l’attore ha scelto la sua strada più riconoscibile: nessun effetto speciale, nessuna concessione al colore, nessun decorativismo gratuito. Solo una silhouette precisa, costruita su pochi elementi e su un’idea molto netta di presenza: giacca scura dalle spalle definite, camicia bianca, pantalone formale, scarpa lucida. Il risultato è un’eleganza cinematografica, controllata.
Malek porta il nero come una seconda pelle: compatto, intenso, mai ornamentale. È un modo di vestire che gli appartiene da sempre e che a Cannes funziona ancora di più, perché dialoga con il tono fragile e notturno del film, ma anche con la sua immagine pubblica di attore enigmatico, mai completamente leggibile. Saint Laurent gli offre la grammatica perfetta: linee affilate, rigore parigino e una certa idea di maschile costruito più sull’attitudine che sulla decorazione. In mezzo a look più teatrali, più colorati o più apertamente fashion, Malek sceglie il potere del nero assoluto. E dimostra che, sul red carpet, anche la discrezione può diventare una dichiarazione di stile.
Colman Domingo è forse il volto maschile più potente di questo Cannes 2026. Alla première di Garance, l’attore ha indossato un look custom Valentino che porta il menswear fuori dalla comfort zone dello smoking e lo trasforma in vera costruzione couture. Il pezzo centrale è una camicia in viola profondo, attraversata da righe luminose di cristalli e definita da un elemento fluido sul retro, quasi una cappa breve, abbinata a pantaloni scuri gessati.
A completare il look, gioielli Boucheron, tra cui una brooch Lavallière Diamants della collezione “Histoire de Style, Art Déco”, più anelli della maison. La parte superiore costruisce la scena, i pantaloni riportano il look dentro una grammatica sartoriale riconoscibile. La spilla Boucheron, posizionata quasi come un bolo tie prezioso, sostituisce cravatta e papillon e introduce una verticalità gioielliera che allunga la figura. Il suo look non cerca di sembrare maschile nel senso tradizionale. Cannes gli chiede glamour, lui risponde con teatro.
Charles Leclerc porta a Cannes un’idea di eleganza diversa da quella più teatrale vista su altri red carpet. Sul tappeto rosso di La Vie d’une femme, accanto ad Alexandra Saint Mleux, il pilota Ferrari ha indossato un tuxedo Giorgio Armani che lavora esattamente su questo equilibrio: giacca nera, rever satinato, papillon, proporzioni asciutte e una brooch gioiello a rompere appena la simmetria del completo.
Lo smoking resta classico, quasi da manuale, però non appare rigido. La linea è pulita, il corpo non è ingabbiato, il dettaglio prezioso è per dare profondità al look. Leclerc funziona perché non prova a recitare la parte della star. Entra nel codice del Festival senza perdere la sua naturalezza: quella compostezza un po’ sportiva, disciplinata, internazionale, che appartiene più al paddock che al cinema, ma che sulla Croisette trova una sua precisione. Armani gli dà la cornice giusta: formale, impeccabile, mai eccessiva. Il risultato è uno smoking contemporaneo proprio perché non forza nulla.
Miles Teller è uno dei nomi più interessanti dello stile di Cannes maschile perché lavora su due registri diversi: il photocall e la sera. Per il photocall di Paper Tiger, film di James Gray presentato in concorso, ha indossato un completo Zegna composto da knit polo e pantaloni in una tonalità verde “pea soup”, insolita ma molto chic. Per la première dello stesso film, ha sfoggiato un look Saint Laurent. Il punto moda qui è il passaggio dalla formalità obbligata alla sartorialità rilassata.
Al photocall, Teller evita il completo rigido e sceglie una maglia polo in maglieria: un capo ibrido, a metà tra sportswear raffinato e tailoring estivo in un verde spento, quasi vegetale, che sulla Croisette funziona perché costruisce un’immagine più adulta. Teller è bello e stiloso proprio perché non forza e non cerca l’effetto fashionista, ma aggiorna il guardaroba maschile americano con una morbidezza europea: knitwear, colore difficile, pantalone pulito, poca decorazione. È il tipo di look che parla a una mascolinità contemporanea meno muscolare e più calibrata. Anche il passaggio a Saint Laurent per la sera conferma la direzione: silhouette più affilata, atmosfera più cinematografica, ma sempre dentro un’eleganza controllata.
John Travolta è il nome più iconico da inserire in questa cinquina, perché a Cannes 2026 non ha portato solo un look, ma una vera costruzione di personaggio. Sulla Croisette per presentare Propeller One-Way Night Coach, il suo debutto alla regia, l’attore ha scelto una grammatica visiva precisa: completo scuro, camicia su tono, occhiali rotondi, barba corta e soprattutto il berretto morbido da cineasta d’altri tempi. Un accessorio semplice, ma potentissimo, che trasforma l’apparizione in racconto: Travolta non indossa il berretto come vezzo francese, ma come dichiarazione di ruolo.
Dopo oltre cinquant’anni davanti alla macchina da presa, arriva a Cannes da autore e costruisce la propria immagine di conseguenza, guardando ai registi old school del Novecento, tra baschi, occhiali e silhouette da cinema classico. Il risultato è immediatamente riconoscibile e funziona perché a Cannes, dove molti uomini restano dentro la sicurezza dello smoking, Travolta ha trasformato un accessorio in identità, riportando sulla Croisette un divismo maturo, ironico, consapevole e perfettamente fotografabile.