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entertainment08 maggio 2026

Perché il cardigan di Ryan Gosling in Project Hail Mary è il capo del momento

Non servono tute spaziali per fare tendenza. A dimostrarlo è Ryan Gosling, che in L'Ultima Missione: Project Hail Mary conquista il web non con effetti speciali, ma con un cardigan zip-up color crema, bordi lavorati a maglia e decorazioni con le volpi. Un capo all'apparenza ordinario, diventato il vero protagonista culturale del film
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Di Marta Perego

La fantascienza conquista ancora

Fantascienza seria mescolata a humour e a un cuore emotivo potente, con echi di E.T. e dei grandi classici del genere. Diretto da Phil Lord e Christopher Miller, Project Hail Mary, tratto dal bestseller di Andy Weir, racconta la storia di Ryland Grace, biologo molecolare diventato insegnante delle medie e spedito nello spazio per salvare il mondo.

Il pubblico lo ha accolto con entusiasmo: 96% su Rotten Tomatoes sia dalla critica che dal pubblico, e oltre 639 milioni di dollari incassati a livello globale, terzo film più visto del 2026. Un risultato che gli ha permesso di superare The Martian di Ridley Scott, diventando il maggior incasso tratto da un romanzo di Andy Weir di sempre.

Ryan Gosling, "Project Hail Mary" (2026) - Credits AGF
Ryan Gosling, "Project Hail Mary" (2026) - Credits AGF

Il cardigan che ha fermato il web

Ma è fuori dai cinema che il film ha fatto parlare di sé in modo inaspettato. La storia dietro al maglione indossato dal protagonista è già un racconto a sé. Il costumista Glyn Dillon lo ha trovato al Mildmay Vintage Fayre di Londra la mattina stessa del primo fitting con Gosling: un modello del 1959 firmato Mary Maxim, brand canadese specializzato in kit da lavoro a maglia, ispirato ai maglioni indigeni Cowichan. Il modello originale aveva i lupi, considerati troppo aggressivi per un insegnante di scuola media. Dillon se l'era tenuto per sé. Ma siccome andava direttamente dal mercato al fitting, il cardigan era con lui, e Gosling se ne è innamorato all'istante. Con una richiesta: trasformarlo. Da quando si è trasferito nel Regno Unito, l'attore è ossessionato dalle volpi urbane londinesi - le trova molto cool, ha raccontato - e non poteva che chiedere di sostituire i lupi con loro.

“Ci ha chiesto se potessimo trasformare i lupi in volpi - ha raccontato Dillon - eravamo strettissimi con i tempi, ma era anche l'occasione per cambiare le facce e quelle impronte rosso sangue. L'istinto iniziale di Dave era giusto… così, con il via libera di tutti, abbiamo ordinato lana di nuovi colori, ho ridisegnato i musi per renderli più da volpe e più simpatici… e poi le nostre incredibili magliaie hanno dovuto lavorare a ritmo forsennato”.

Ryan Gosling, "Project Hail Mary" (2026)
Ryan Gosling, "Project Hail Mary" (2026)

Il risultato è un oggetto che racconta il personaggio meglio di qualsiasi dialogo: Ryland Grace è vestito in modo pratico e quasi domestico. Nessuna posa eroica. E proprio in questo contrasto sta la sua forza narrativa. L'intenzione dei costumisti era precisa: niente glamour, niente Robert Redford nello spazio. Ogni dettaglio è stato scelto per radicare il personaggio nella realtà, anche cromaticamente: Grace inizia in giallo, colore associato alla paura, e finisce in una tuta bianca, quasi a segnare il superamento dei propri demoni.

Il kit sold out e i ferri da maglia impazziti

Sui social è diventato immediatamente virale, tra meme e richieste disperate di dove acquistarlo. Il brand Mary Maxim ha rimesso in vendita il kit per realizzarne una versione fatta a mano, a circa 78 euro, sold out nel giro di pochi giorni. Una nuova generazione di appassionate di knitting si è messa ai ferri. E lo ha condiviso sui social.

Immagine tratta dal profilo Instagram di Mary Maxim
Immagine tratta dal profilo Instagram di Mary Maxim

Non è la prima volta che un maglione cinematografico diventa culto, dal cardigan panna di Chris Evans in Knives Out al "sex cardigan" di Cynthia Erivo in Wicked: For Good, ma il caso Gosling ha qualcosa in più: mescola nostalgia, artigianalità e un'estetica del comfort che il cinema mainstream sta riscoprendo con convinzione. Un capo può diventare iconico non perché è straordinario, ma perché potrebbe già essere nel nostro armadio.

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