Di Claudia Ricifari
In un’epoca in cui la crisi dell’editoria non è mai stata così forte, sentir parlare di fenomeno dei book club sembra quasi un ossimoro. Eppure, negli ultimi anni, la lettura sembra tornata di moda. Diversamente da quanto accadeva nei circoli letterari ottocenteschi, però, la nuova tendenza è decisamente più inclusiva e democratica. E paradossalmente il merito è anche dei tanto demonizzati social.
Negli ultimi mesi, poi, una grossa spinta l’ha data Dua Lipa, icona pop prossima alle nozze che ha capito quanto la sua influenza possa andare ben oltre l’apparenza e lo stile. Così un gesto intimo e solitario come l’atto di leggere un libro diventa un rito collettivo, un momento per sentirsi più vicini e in contatto con la star del cuore e – al tempo stesso – sentirsi parte di qualcosa.
L’esempio più lampante di questa transizione è rappresentato proprio da Service95, la piattaforma editoriale fondata da Dua Lipa nel 2023. L'artista è riuscita a strutturare un ecosistema culturale in cui la scelta del libro del mese diventa il pretesto per conversazioni approfondite su tematiche anche molto attuali con autori di rilievo internazionale, dimostrando come il coinvolgimento diretto dell'ideatrice possa fare la differenza. E non solo in termini di consenso social, ma anche di vendite.
Quando nel 2020, quindi ben prima della nascita del suo book club, la cantante mostrò su Instagram la sua lettura di Una vita come tante di Hanya Yanagihara, le vendite del volume quadruplicarono nel giro di un mese, a testimonianza di un impatto sul mercato editoriale che gli addetti ai lavori hanno definito immediato e indiscutibile.
Accanto all'azione delle singole celebrità, l'intero ecosistema digitale ha trovato una nuova linfa vitale grazie all'esplosione di BookTok, una sezione di TikTok, immaginabile come una grande libreria virtuale in cui gli hashtag sostituiscono i cartelli dei generi letterari. Un motore formidabile per il mercato editoriale, che ha saputo orientare i gusti dei lettori più giovani attraverso recensioni rapide ed emotive. Tuttavia, l'ingresso dei grandi nomi dello spettacolo in questo scenario ha portato il fenomeno a un livello ulteriore: se l'algoritmo propone consigli basati sulle preferenze personali, l'interesse di una grande stella internazionale riesce a rendere un rito dimenticato un vero e proprio status symbol culturale, unendo il pubblico generalista alle conversazioni più impegnate dell'editoria.
Questo dinamismo svela la vera natura dei moderni circoli letterari guidati dalle celebrità, che non si limitano a essere semplici vetrine promozionali, ma si configurano come sofisticati strumenti di connessione comunitaria. In un panorama mediatico frammentato, la condivisione di una lettura offre ai follower l'illusione di un contatto autentico, quasi un consiglio sussurrato in un'ottica parasociale da un'amica famosa. Si abbattono così le barriere accademiche in un sistema win-win: l'universo delle celebrità svecchia la cultura istituzionale, regalando a quest'ultima un pubblico più giovane e fluido, mentre le icone dello show business guadagnano quell'autorevolezza che rende il loro profilo pubblico piacevolmente sfaccettato.
Il fenomeno ha radici profonde e una genealogia illustre che precede l'era degli schermi verticali. Prima che le piattaforme online accogliessero le intuizioni di Dakota Johnson con il suo progetto Tea Time o le scelte orientate all'emancipazione femminile di Emma Watson, l'industria editoriale ha vissuto per decenni sotto il segno del celebre circolo di Oprah Winfrey, capace di decretare il successo planetario di qualunque titolo inserito nella sua orbita.
Successivamente, Reese Witherspoon ha ridefinito le regole del gioco con il suo Hello Sunshine, dimostrando la perfetta circolarità del business moderno: scoprire un romanzo con una forte protagonista femminile, portarlo al successo commerciale attraverso il proprio book club e infine trasformarlo in un adattamento cinematografico o televisivo di grande richiamo. Da qui alcune critiche che le sono state mosse, che sottolineavano come il suo interesse per la letteratura non fosse disinteressato, ma legato a una sorta di autopromozione e alimentazione dei suoi affari, essendo – oltre che attrice – anche produttrice.
Tuttavia, se in alcuni casi queste iniziative possono essere guardate con scetticismo dai puristi, che vi scorgono un atto performativo volto ad ampliare la platea e a rendere più rotonda la personalità pubblica della star di turno, l’attenzione che le celebrità mostrano verso i libri offre ai lettori un’ottima bussola per orientarsi nella selva delle pubblicazioni contemporanee. Inoltre, come nel caso di Emma Watson e Dua Lipa, la selezione di testi che spaziano dalle opere teatrali ai saggi sulla misoginia interiorizzata dimostra una volontà di approfondimento che va oltre la superficie.
«Una buona scrittura ha il potere di far sentire le persone viste e ascoltate, di raccontare storie che il mondo ha ignorato. Tutti noi desideriamo solo amare ed essere amati, trovare il nostro posto nel mondo, e gli autori ci aiutano davvero a farlo», ha dichiarato nel 2022 la popstar al Booker Prize.
La vera evoluzione contemporanea risiede poi nella capacità di questi club di rompere gli argini dello schermo per tradursi in esperienze fisiche e tangibili, dove la community virtuale si ritrova nello spazio reale per consolidare il proprio senso di appartenenza. Service95, per tornare a Dua Lipa, ne è l’esempio più recente, grazie all'organizzazione di eventi mirati che uniscono la discussione letteraria a momenti di convivialità più rilassata. Ad aprile, l’appuntamento londinese concepito in collaborazione con il prestigioso Booker Prize ha riproposto un format focalizzato sul pairing letterario, invitando i partecipanti a commentare le pagine del mese sorseggiando vini al calice in un'atmosfera che unisce l'eleganza all'approccio pop.
Un legame sempre più stretto, dunque, tra stile di vita, moda e parola scritta che trova eco anche nelle strategie delle grandi maison, che scelgono di agire come veri e propri soggetti editoriali. Lo dimostrano iniziative come il Miu Miu Literary Club a Milano, che da qualche anno, durante la Design Week, trasforma il Circolo Filologico Milanese in salotto culturale dedicato alla grande letteratura d'autore invitando i partecipanti a ritagliarsi un momento di riflessione e approfondimento mettendo in scena un programma di public readings, conversazioni, performance dal vivo e intrattenimento totalmente incentrati sulla narrazione femminile.
Anche Dior da qualche anno ha puntato sul potere della letteratura, partendo da un prodotto, la Book Tote (in una serie di varianti ispirate alle copertine dei grandi classici, da Les Fleurs du Mal a Madame Bovary e Dracula) e costruendo un racconto editoriale autonomo attraverso il Dior Book Tote Club. Protagoniste: attrici, scrittrici e artiste invitate a parlare dei loro libri preferiti e del modo in cui li portano in giro.
In un mercato in cui i dati confermano che il lettore forte del futuro appartiene prevalentemente al pubblico femminile (soprattutto giovane), le celebrità e i brand hanno semplicemente compreso come intercettare questa sensibilità, dimostrando che un buon libro può essere contemporaneamente uno strumento di crescita intellettuale e il più desiderabile degli statement culturali.
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