Di Giuditta Avellina
“Fashion won’t save us. But let’s go on the runway and walk”. La moda non ci salverà, ma intanto andiamo in passerella e sfiliamo. È questa la frase che apre SS26, il nuovo video di Charli XCX, ed è fondamentale che a pronunciarla sia Carine Roitfeld. Seduta in front row, con un’aura severa, quasi sacerdotale, l’ex direttrice di Vogue Paris non appare come un semplice cameo: è la chiave d’accesso al senso profondo del video.
Prima ancora della canzone, degli abiti, della passerella, Charli convoca una delle donne che più hanno insegnato alla moda contemporanea come costruire desiderio, sesso, potere e immagine. Ad aggiungere un ulteriore livello alla lettura il fatto che Charli XCX abbia appena pubblicato Playboy Bunny, lato B di SS26.
Il brano, dalle sonorità pop-punk, è accompagnato da un video minimalista in bianco e nero girato a Parigi il giorno dopo le riprese di SS26: coda di cavallo, giacca bianca, pantaloni neri, la Tour Eiffel, un ristorante, la strada, la folla. È quasi il controcampo intimo della passerella infernale del singolo principale. Se SS26 è la fashion week come collasso spettacolare, Playboy Bunny è l’after: più nudo, più diretto, più consumato. Roitfeld è una figura decisiva perché incarna una moda precisa, non rassicurante, non bon ton.
Da direttrice di Vogue Paris tra il 2001 e il 2011, ha imposto un’estetica notturna, fisica, tagliente, fatta di tuxedo neri, eyeliner sbavati, tacchi aggressivi, corpi messi in tensione, erotismo controllato e glamour cinematografico. Dopo l’uscita da Vogue Paris ha fondato CR Fashion Book, restando una delle ultime vere editor capaci di influenzare il sistema ben oltre la semplice tendenza. Per questo la sua presenza in SS26 pesa così tanto: Charli XCX non sta semplicemente flirtando con la moda, ma entra direttamente nel suo nucleo più autorevole e codificato. E il video non è più un videoclip pop con bei look. Diventa una fashion week trasformata in performance contemporanea. Il titolo stesso appartiene al linguaggio interno dell’industria: dato che SS26 significa Spring/Summer 2026, sigla tecnica delle collezioni di questa stagione in corso. Ma Charli la usa come se fosse il nome di una diagnosi estetica.
Diretto dal duo TORSO, già dietro l’immaginario abrasivo di Von Dutch, il video mette in scena una passerella isterica e glamour che sembra procedere elegantemente verso il collasso. Ci sono backstage congestionati, modelle esauste, fitting, dressing room che esplodono, flash aggressivi, cadute in passerella e una tensione continua tra perfezione fashion e burnout emotivo. L’estetica è costruita con precisione editoriale. Dentro il video convivono il backstage sporco degli anni Novanta, l’heroin chic, il glamour nero di Saint Laurent, le supermodelle dell’era Versace e la brutalità digitale del feed contemporaneo. Ma SS26 non guarda agli anni Novanta come a un archivio vintage da citare. Li usa per raccontare il presente: un presente in cui la moda non produce più soltanto abiti, ma immagini, identità, performance continue e contenuti destinati a essere consumati alla velocità dei social.
C’è anche un altro cortocircuito, più sottile, che rende SS26 così contemporaneo: Charli sembra osservare il destino stesso delle estetiche radicali quando vengono assorbite dal sistema. Nell'album Brat, il verde acido era nato come rottura visiva, quasi un anti-branding diventato immediatamente linguaggio collettivo. Poi quel codice è entrato ovunque: nella moda, nei social, perfino nella comunicazione politica. In SS26, Charli sembra esserne perfettamente consapevole. Quando canta “Spring Summer ’26 / When the world is gonna end”, la passerella non è più solo un luogo glamour, ma una rampa verso la fine: si sfila mentre tutto brucia, si produce immagine mentre il mondo collassa. È qui che il video diventa più acuto:racconta come ogni gesto estetico, anche il più disturbante, possa essere incorporato, ripulito, rilanciato e trasformato in strategia.
Charli passa così dall’acido sporco di brat al glamour sensuale di Saint Laurent e Anthony Vaccarello senza perdere tensione. È come se il fashion system l’avesse definitivamente inglobata, ma senza riuscire a renderla davvero innocua. La sua estetica resta leggermente fuori asse, volutamente imperfetta. Anche quando appare bellissima, sembra sempre reduce da qualcosa: trucco vissuto, capelli da after party, occhi stanchi, energia da fine nottata. È questo che oggi la rende perfetta per il lusso contemporaneo: non rappresenta più il glamour irraggiungibile, ma un glamour iper-performativo, quasi autodistruttivo.
La presenza di Anthony Vaccarello nel video funziona esattamente in questa direzione. L’intero immaginario di SS26 dialoga con il suo universo estetico: nero assoluto, faux fur, silhouette asciutte, gambe nude, tuxedo femminili, occhiali scuri, sensualità fredda, make-up drammatico e glamour da fine serata.
Accanto a Roitfeld e Vaccarello compaiono figure che appartengono realmente al cuore della moda contemporanea: la supermodel Debra Shaw, Michel Gaubert, storico sound director delle sfilate Chanel, il PR parigino Lucien Pagès, Farida Khelfa, Loïc Prigent, il divulgatore moda Lyas, il duo dietro August Barron, stylist, casting director e insider della scena fashion europea. Non è un cast costruito per il pubblico generalista, ma per chi conosce davvero il sistema. È un gigantesco “if you know you know” in chiave moda. Anche i look confermano questo approccio da insider.
Nel video convivono Saint Laurent, Chrome Hearts, Ann Demeulemeester, Zadig & Voltaire, Lou de Bètoly e il boa di lana di Daniil Antsiferov dalla collezione Fertility Club. Frammenti di un guardaroba post-lusso: dark, erotico, clubby, un po’ couture e un po’ sfatto. Anche il beauty racconta questa trasformazione ed il make-up è costruito intorno all’universo YSL Beauty, di cui Charli è ambassador negli Stati Uniti: smokey eyes neri e grigi, contour scolpiti, pelle luminosa ma mai troppo perfetta e labbra nude trasformano il volto della cantante in qualcosa di più cinematografico, più couture.
I capelli seguono la stessa logica trasformista: frange lunghe, ponytail sleek, texture volutamente sporche, raccolti severi e styling da supermodel anni Novanta fanno sì che Charli attraversi continuamente archetipi diversi: musa Saint Laurent, party girl, rockstar post-rave, celebrity esausta, modella decadente. È questo, in fondo, il punto più intelligente di SS26. Il video capisce che oggi la moda non vive più soltanto negli abiti ma vive nei backstage, nelle micro-estetiche, nei dettagli beauty, nei front row, nei reel, nei meme, nei contenuti svelati compulsivamente durante le fashion week.
Charli XCX prende tutto questo e lo trasforma in un fashion film travestito da videoclip pop. E forse è proprio per questo che la frase iniziale di Carine Roitfeld funziona così bene. La moda non ci salverà davvero. Ma in SS26 continua a sfilare con una tale oscurità, una tale sensualità e una tale lucidità da sembrare ancora uno dei pochi linguaggi capaci di raccontare il presente.
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