Di Giuditta Avellina
Il viola è tornato sulla Croisette non come semplice colore di stagione, ma come dichiarazione di stile. Alla 79ª edizione del Festival di Cannes, diverse attrici lo hanno scelto in registri molto lontani tra loro: Demi Moore lo ha portato verso una sensualità luminosa, Philippine Leroy-Beaulieu invece lo ha trasformato in gesto scenografico. È proprio questa capacità di cambiare temperatura a renderlo interessante: il viola può essere romantico, teatrale, severo, pop, notturno.
Demi Moore aggiorna la sua traiettoria in viola con uno dei look più forti dei Kering Women in Motion Awards 2026. Dopo il lavanda scelto per il red carpet di La Vie d’une Femme, l’attrice porta sulla Croisette una versione più intensa e magnetica del colore: un abito Gucci custom made in pelle stampa rettile viola ametista. La silhouette resta essenziale ma la texture accende il corpo e trasforma il purple in una materia viva, sensuale, notturna. A dominare il décolleté è la creazione d’alta gioielleria Boucheron, un girocollo monumentale con 101 carati di gemme preziose che fa del look un fashion statement assoluto. Non più il viola etereo e liquido del primo Gucci lavanda, ma un viola più forte e deciso che punta tutto sul glamour.
A spostare il viola fuori dal territorio più prevedibile dell’abito da sera femminile è stato Colman Domingo, tra gli uomini più interessanti del red carpet contemporaneo. Alla première di Garance, durante la 79ª edizione del Festival di Cannes, l’attore ha indossato un custom Valentino con camicia viola brillante, una tonalità satura, quasi regale. Ad accentuarne l’effetto anche il mantello sul retro. Il look impreziosito dai gioielli Boucheron, lavorava su uno stile super scenografico dialogando alla perfezione con la capacità, ormai tipica di Domingo, di trasformare il red carpet maschile in racconto. Qui il viola non addolcisce, ma diventa emblema di eccentricità consapevole, di moda maschile finalmente libera dal solo smoking nero.
Alla proiezione di Paper Tiger, Julia Matejczuk sceglie un abito color glicine lungo, dalla costruzione scultorea tra volant architettonici e maxi balze. Il risultato è un viola più giovane e lontano dall’idea di colore “da gran sera” tradizionale. Il corsetto con stecche definisce il busto, il drappeggio accompagna la figura, la linea a sirena concentra l’attenzione sulla silhouette. Qui il colore non è solo atmosfera ma diventa parte della costruzione, segue le curve, amplifica la postura e rende l’abito più scenico.
Anna Sashina porta il viola in una chiave più romantica alla proiezione di Fatherland. Il suo abito lungo, con maglia in pizzo e maxi gonna floreale, sceglie una femminilità più morbida rispetto al viola monumentale di Philippine Leroy-Beaulieu o a quello elettrico di Demi Moore. La costruzione gioca sui contrasti: la silhouette essenziale del top in Chantilly versus la linea a corolla e i fiori tridimensionali overall sulla gonna. Il viola rimane una dichiarazione estetica ma senza diventare teatrale. È una versione in qualche modo più accessibile della tendenza (soprattutto se si pensa alla maglia in pizzo a manica lunga), utile proprio perché dimostra quanto la stessa famiglia cromatica possa muoversi tra riferimenti e codici molto diversi che spaziano dalla couture al ready-to-wear, dalla sensualità al romanticismo contemporaneo.
Philippine Leroy-Beaulieu sceglie un registro diverso. Alla première di La Vénus électrique, film d’apertura del Festival, l’attrice francese ha indossato un abito viola Saint Laurent by Anthony Vaccarello con ruches, volant, scollo profondo e sul retro una cappa integrata nell’abito che diventa strascico. Completano la mise i gioielli Pomellato con diamanti e tormaline Paraíba. Qui il viola è saturo, drammatico (nel senso più scenografico e teatrale del termine). Le ruches danno volume, la leggerezza impalpabile del nylon rende la silhouette ariosa, lo scollo introduce verticalità. È un look pienamente Saint Laurent: sensuale, elegantissimo, maestoso.
C’è anche un precedente interessante: lo stesso abito era stato indossato da Beyoncé per celebrare i dieci anni di Lemonade. Su Beyoncé il viola dialogava con un immaginario pop e performativo; su Leroy-Beaulieu diventa più chic, più francese, più da red carpet. Non è solo un caso di “same dress”: è la dimostrazione di quanto una stessa costruzione possa cambiare temperatura a seconda di chi la indossa.
Il viola, a Cannes, funziona proprio perché non si lascia ridurre a un solo significato. Non è soltanto romantico, non è soltanto teatrale, non è soltanto regale. È il colore che più di altri misura la personalità di chi lo indossa: può addolcire, incendiare, rendere più misteriosa una silhouette o darle autorità. Per questo il suo ritorno dalle passerelle alla Croisette non sembra una semplice tendenza cromatica, ma il segnale di una moda che ricomincia a cercare intensità: non colori neutri per sparire, ma sfumature audaci per farsi guardare.
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