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entertainment07 maggio 2026

Bad Bunny, anatomia di una popstar totale: dallo spot per FIFA 2026 a Milano

Dallo spot Adidas per il Mondiale 2026 al Met Gala, passando per il Super Bowl, il Tiny Desk e il tour sold out a Milano: Bad Bunny sta costruendo una nuova grammatica della celebrity contemporanea, dove moda, sport, musica e identità latina diventano un unico sistema visivo
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Di Giuditta Avellina

Bad Bunny si esibisce a Tokyo, 2026 - Credits Getty Images
Bad Bunny si esibisce a Tokyo, 2026 - Credits Getty Images

Prima ancora dei vestiti bisognerebbe prestare attenzione ai luoghi in cui Bad Bunny sceglie di apparire, mai casuali. Uno spot Adidas per la FIFA World Cup 2026, l’halftime show del Super Bowl, il Tiny Desk di NPR, il Met Gala, un tour europeo che farà tappa anche a Milano. E ogni sua apparizione sposta il suo personaggio di qualche metro più avanti, dalla musica allo sport, dalla moda al design, dalla performance alla costruzione di identità.

La notizia più recente è la sua presenza in Backyard Legends, il nuovo film globale di Adidas in vista del Mondiale 2026. La campagna riunisce Lionel Messi, Timothée Chalamet, Lamine Yamal, Jude Bellingham, Trinity Rodman, Zinedine Zidane, David Beckham e Alessandro Del Piero in un racconto che porta il calcio fuori dallo stadio e lo restituisce alla sua origine: il gioco libero, il campo improvvisato, il mito che nasce nel quartiere prima di arrivare sul palcoscenico mondiale.

Bad Bunny entra in questo sistema non come cameo musicale, ma come figura culturale: è il volto che collega football, streetwear, entertainment e pubblico globale. Un passaggio molto coerente con il suo rapporto con Adidas. Negli ultimi anni la collaborazione tra Bad Bunny e il brand tedesco ha smesso di essere una semplice sequenza di sneaker drop ed è diventata una piattaforma identitaria: la BadBo 1.0, presentata durante l’halftime show del Super Bowl LX, segna un passaggio ulteriore: non più solo reinterpretazioni di modelli esistenti, ma una signature shoe vera, costruita per essere immediatamente riconoscibile.

Courtesy Press Office
Courtesy Press Office

Bad Bunny ha portato il Super Bowl a Porto Rico

Il punto interessante è che Bad Bunny non si è “americanizzato” per entrare nel Super Bowl. Ha fatto l’opposto: ha portato dentro quello spazio riferimenti portoricani, memoria personale, senza rinunciare alla propria lingua visiva. Il look total white, la sneaker, la costruzione scenica e i riferimenti biografici lavoravano tutti nella stessa direzione: usare il più grande palcoscenico sportivo americano per ribadire una centralità latina, non per attenuarla.

Bad Bunny al 60° Super Bowl Levi's Stadium - Credits Getty Images
Bad Bunny al 60° Super Bowl Levi's Stadium - Credits Getty Images

Bad Bunny al Tiny Desk, Porto Rico in casa

Il contrappunto perfetto arriva dal Tiny Desk Concert pubblicato da NPR nell’aprile 2025. Lì la scala cambia completamente: niente stadio, niente spettacolarità da evento globale, niente gigantismo. Solo una band dal vivo, strumenti tradizionali e brani da DeBÍ TiRAR MáS FOToS. Una performance capace di portare un frammento di Porto Rico dentro gli uffici NPR: cinque brani, suono vivo, una presenza molto meno costruita, ma non meno precisa.

È proprio questa oscillazione a renderlo interessante dal punto di vista moda e lifestyle. Bad Bunny può funzionare tanto nell’iper-produzione del Super Bowl quanto nell’intimità di un Tiny Desk perché non cambia nucleo. Cambia contesto, non grammatica. Nel primo caso la moda diventa design di prodotto e performance, nel secondo diventa prossimità, tessuto culturale, corpo dentro una memoria sonora.

L'anziano Bad Bunny ai Met Gala 2026

Poi arriva il Met Gala 2026, forse l’apparizione più concettuale tra le ultime. Bad Bunny si presenta trasformato in una versione anziana di sé: capelli bianchi, rughe, mani e volto invecchiati con protesi iperrealistiche, bastone, silhouette all black. Allure ha ricostruito il lavoro del prosthetics designer Mike Marino: oltre sei settimane di preparazione, scansioni 3D, sculture in argilla, silicone e airbrushing e il giorno dell’evento l’applicazione avrebbe richiesto più di tre ore. Qui il vestito non basta più. Il corpo stesso diventa look. In un evento spesso dominato dall’ossessione per giovinezza, bellezza e viralità immediata, Bad Bunny sceglie di presentarsi come un possibile sé futuro. Non travestimento, ma riflessione sul tempo, sull’età e sull’identità come materia estetica.

Bad Bunny al Met Gala 2026 - Credits Getty Images
Bad Bunny al Met Gala 2026 - Credits Getty Images

Bad Bunny pigliatutto con i sold out ovunque, anche a Milano

Nel frattempo, la dimensione live prepara un altro snodo importante: Milano. Bad Bunny arriverà all’Ippodromo SNAI La Maura con il DeBÍ TiRAR MáS FOToS World Tour il 17 e 18 luglio 2026, entrambe sold out. È un tassello decisivo perché porta fisicamente in Europa quel sistema che finora abbiamo visto muoversi tra spot globali, red carpet e performance televisive.

Milano, città in cui musica, moda e lifestyle convivono naturalmente, diventa il luogo perfetto per misurare quanto il suo linguaggio sia ormai entrato anche nell’immaginario fashion europeo. In un sistema pop dove molte celebrity cambiano immagine a ogni uscita, Bad Bunny cambia palcoscenico, ma resta leggibile ed iconico in qualsiasi spazio e tempo del contemporaneo.

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