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lifestyle29 maggio 2026

Stromboli, il segreto del magnetismo che conquista Hollywood

Ai piedi del vulcano tutto acquista un’energia diversa: un’isola che va scoperta e assaporata con lentezza e che vive di un fascino che solo in pochi comprendono fino in fondo. Tra questi Isabella Rossellini, che a Stromboli deve la sua esistenza
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Di Claudia Ricifari

Stromboli - Credits Getty Images
Stromboli - Credits Getty Images

Stromboli non è un’isola facile. Per arrivarci si impiega di più rispetto alle altre dell’arcipelago delle Eolie (circa tre ore di aliscafo da Milazzo o Messina, un’intera notte per chi arriva in nave da Napoli). Non si può portare né noleggiare un’auto. I taxi sono delle golf car come quelle dei resort. Ci sono giusto un paio di alimentari e persino l’acqua arriva tramite nave.

Ma in un’epoca in cui siamo abituati ad avere tutto subito, anche quello che potrebbe essere visto come un impedimento ha in realtà il sapore della conquista. O meglio, di una selezione naturale. Perché solo chi la comprende davvero nel profondo torna e – almeno nel proprio cuore – non la lascia più.

L’energia del vulcano, i fiori – magnifici – dei capperi. I colori dei fiori di bouganville, oleandro e ibisco. La luce delle stelle e della luna che da sola basta a illuminare il cammino di chi torna a casa (i residenti non hanno mai voluto l’illuminazione pubblica per le strade). Il mare blu, di una profondità che è difficile paragonare. Le sue persone: tra chi è nato sull’isola e chi l’ha scelta come luogo d’elezione e d’adozione.

Tanti tasselli che la rendono unica e dotata di una magia difficile da spiegare.

Isabella Rossellini a Stromboli: dove tutto ha avuto inizio

Ci ha provato, recentemente, Isabella Rossellini a trasmettere un po’ del magnetismo dell’isola. L’attrice, a Stromboli per le riprese di Three Incestuous Sisters, nuovo progetto cinematografico di Alice Rohrwacher, ha condiviso momenti del suo viaggio, che per lei è un ritorno alle origini. In fondo è proprio lì che è nato l’amore tra i suoi genitori, Roberto Rossellini e Ingrid Bergman. E lì lei ha trascorso adesso settimane divise tra il set, un tuffo al mare e uno nel suo passato.

Roberto Rossellini e Ingrid Bergman durante una pausa delle riprese del film “Stromboli” a Scari, 1950 - Credits Getty Images
Roberto Rossellini e Ingrid Bergman durante una pausa delle riprese del film “Stromboli” a Scari, 1950 - Credits Getty Images

Il film, ispirato a una fiaba gotica di Audrey Niffenegger, vede nel cast anche Dakota Johnson, Saoirse Ronan e Jessie Buckley. Si vocifera che Rohrwacher stia lavorando a qualcosa di sperimentale, forse addirittura il suo primo lungometraggio muto. Un progetto che, nella sua natura silenziosa, sembra accordarsi perfettamente con un'isola che comunica per immagini più che per parole. Basta scorrere il profilo social di Isabella Rossellini per capirlo: fotografie d'epoca affiancate agli scorci del set, la casa dove soggiornavano i suoi genitori, i vicoli rimasti quasi intatti. Un archivio personale che diventa pubblico, e che racconta quanto certi luoghi continuino a parlare anche decenni dopo.

Immagini tratte dal profilo Instagram di Isabella Rossellini
Immagini tratte dal profilo Instagram di Isabella Rossellini

La lettera che diede il via alla Guerra dei vulcani

Tutto iniziò, come spesso accade nelle storie più belle, da una lettera. Era il 7 maggio 1948 quando Ingrid Bergman, già nota a Hollywood, scrisse a Roberto Rossellini dopo aver visto Paisà e Roma città aperta: «Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese e in italiano sa dire solo "ti amo", sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei». Forse una delle migliori lettere di presentazione mai scritte. Ottenne subito la parte. E anche il cuore di Rossellini.

Il problema era che quel cuore non era libero. Rossellini viveva con Anna Magnani, conosciuta sul set di Roma città aperta, in una stanza del Grand Hotel Excelsior di Roma. La versione più romantica della storia vuole che lui le abbia detto che usciva a prendere le sigarette. Quella più cinematografica, che stesse portando fuori i cani. In entrambi i casi, non tornò più. La chiamò solo dall'aeroporto, già in partenza, per dirle che nel suo prossimo film non avrebbe più recitato lei.

Quello che seguì fu una delle rivalità più spettacolari della storia del cinema italiano. Mentre Rossellini e Bergman giravano Stromboli sull'omonima isola, Anna Magnani, con una mossa che dice tutto del suo carattere, accettò di girare Vulcano sull'isola vicina, nello stesso arcipelago, con una produzione che sembrava una risposta diretta. Due vulcani, due dive, due film speculari. Vinse Magnani in quanto a tempismo: Vulcano uscì prima, nel 1950, mentre Rossellini era ancora a litigare con i produttori americani per questioni di censura religiosa.

La storia tra i due durò fino al 1957, tra film che non sfondarono subito, gelosie, debiti e una convivenza sempre più logora. Poi Rossellini fece alla Bergman la stessa cosa che aveva fatto alla Magnani: sparì con un'altra. Ma da quell'amore, oltre a una delle collaborazioni artistiche più intense del cinema europeo del dopoguerra, erano già nati tre figli, Roberto Jr. E, appunto, le gemelle Isabella e Isotta.

Roberto Rossellini insieme ai suoi tre figli - Credits Agf
Roberto Rossellini insieme ai suoi tre figli - Credits Agf

Stromboli, il cinema e il perché si torna

Stromboli ha un magnetismo che attira i registi (e non solo) come il vulcano attira i vulcanologi: quella tensione tra bellezza e pericolo, tra quiete apparente e forza sotterranea che ribolle. Il vulcano entra nell'inquadratura con autorità silenziosa, la luce cambia ora per ora, e il nero delle spiagge laviche, al primo sguardo quasi respingente, diventa familiare in fretta. Non serve costruire granché, l'isola è un set a cielo aperto che porta in scena se stessa. E accoglie chi sa andare oltre. Lo sapeva Rossellini, lo sa Rohrwacher, e probabilmente lo sanno tutti quelli che ci sono arrivati con l'idea di restare poco e si sono ritrovati a prolungare il soggiorno senza un motivo preciso da dare agli altri.

Di notte, chi vuole può salire lungo le pareti del vulcano con le guide, frontale in testa, per guardare da vicino le eruzioni stromboliane (quelle esplosioni brevi e ritmiche che hanno dato il nome a un intero tipo di attività vulcanica). Chi preferisce restare in basso può ammirare lo spettacolo dal mare, in barca, con la Sciara del Fuoco che si illumina come una colata di braci vive. In entrambi i casi, è difficile restare indifferenti. E ancora più difficile, dopo, trovare le parole giuste per raccontarlo a chi non c'era.

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