Di Valeria Boraldi
È nata il 9 marzo del 1959. È Barbie, la bambola dall’estetica ricercata e dall’allure californiana, amica e compagna di giochi per milioni di bambine in tutto il mondo. In quasi 70 anni di storia ha saputo influenzare cultura e immaginario collettivo. Dall'idea di bellezza impeccabile, per cui è stata anche criticata, all'evoluzione più inclusiva, questo giocattolo è rimasto un punto fermo per intere generazioni.
Un’idea nata tra le mura domestiche, negli Anni ’50, quando Ruth Handler vede la sua bambina, Barbara Millicent Roberts, giocare con bambole di carta e far loro rivestire ruoli da adulte. Così la moglie del co-fondatore (insieme a lei) della casa produttrice di giocattoli Mattel, decide di proporre al marito Elliot di entrare sul mercato con un prodotto innovativo, bambole dall’aspetto adulto.
Dopo i primi momenti di incertezza, Mr.Handler accetta, sentendo il profumo di un successo quasi assicurato. Oltre oceano, precisamente in Germania, infatti, era già in commercio un giocattolo simile dal nome Bild Lilli. Con l’aiuto dell’Ingegnere Jack Ryan, nasce così Barbie - dal diminutivo con cui veniva chiamata la figlia della coppia, Barbara - come tutti la conosciamo: bella e spensierata, oltre che simbolo del California Dreaming.
Può essere tutto ciò che vuole, Barbie. L’immagine più ricorrente è quella classica: la versione bionda, dal fisico snello e con gli occhi chiari. Nata da sola, con il trascorrere del tempo Barbie è stata affiancata da altri personaggi come le sorelle Skipper, Stacie, Shelly e Chelsea, il fidanzato Ken, la migliore amica Midge, i cavalli e tante altre figure che fanno parte del suo universo.
Poi l'evoluzione più inclusiva, quando i tratti fisionomici hanno iniziato a rispecchiare diverse culture e origini, il fisico nuovi tipi di corporatura e gli abiti carriere e professioni diverse, comprese quelle tradizionalmente riservate agli uomini. Così è nata Barbie veterinaria, dentista, pattinatrice o subacquea. Una linea di bambole capace di rispecchiare e soddisfare i desideri, gli stili e le propensioni delle personalità più varie.
Il giocattolo entrato nella vita di milioni di persone è divenuto iconico e simbolo di stile, arrivando ad influire anche nel mondo della moda. Ricordiamo la collezione PE15 firmata Moschino by Jeremy Scott, che rese omaggio alla figura della Barbie tra abiti giocosi e frizzanti e accessori colorati e pop.
Negli Anni ’80 i codici estetici di Barbie sono così chiari e codificati che il fashion system arriva a definire la top model Claudia Schiffer la “Barbie delle passerelle”, per via della folta chioma bionda e della silhouette statuaria.
Poi quel punto di rosa indossato tradizionalmente dalla bambola iconica, che diventa “Rosa Barbie”: una nuance floreale che, indossata in versione total look o come tassello di mises ricercate, dà vita ad un vero e proprio Barbie Style. Negli anni, questa tonalità vivace dalle sfumature dolci e pop ha conquistato le passerelle, comprese quelle delle collezioni che ci vestiranno durante la prossima Primavera/Estate 2026.
Un personaggio come Barbie, che ha fatto la storia dei giocattoli, del costume e della moda ha anche conquistato il grande schermo, quando, nel 2023, è arrivato nelle sale Barbie - The Movie.
Nel 2023 le sale cinematografiche di tutto il mondo si tingono (metaforicamente) di rosa. Barbie - The movie porta al cinema coloro che, da sempre, amano la bambola californiana e anche chi è solo spinto dalla curiosità di vedere come il suo mondo magico viene raccontato attraverso la cinepresa. Scritto e diretto dalla regista Greta Gerwig, il film immerge il pubblico nel mondo perfetto di Barbie, tra case con piscina e scivoli, feste e vita in spiaggia. A Barbieland il rosa vince su tutto, anche dal punto di vista gerarchico. Il vertice è donna. Qui, le splendide creature dalle chiome fluenti e dai volti che sembrano dipinti vivono attorniate dai loro Ken - in primis Ryan Gosling - posti sempre in secondo piano. Capitanate da colei che rappresenta i canoni di bellezza ideali, Barbie Stereotipo - interpretata perfettamente da Margot Robbie - le Barbie sono consapevoli del loro essere, nel mondo reale, bambole il cui ruolo è quello di portare gioia nella vita di chi le sceglie.
Quando però l’idea della morte inizia a martellare nella mente di Barbie Stereotipo, le cose cambiano, facendo nascere dentro di lei il desiderio di conoscere quello che c’è al di là di Barbieland, oltre la perfezione e i dettagli che non hanno mai una sbavatura fuori posto. Non a caso Dua Lipa - nella canzone Dance the Night, brano iconico della colonna sonora del film - canta “my heart could be burning, but you won’t see it on my face”. Ecco che, allora, Barbie inizia a “tenere i piedi per terra”, in tutti i sensi, come quando non riesce più a stare sulle punte, posizione emblematica dell’essere una Barbie. Così, si imbatte in un mondo in cui il castello dei poteri è ribaltato. Un mondo dove non è tutto perfetto, ma vivo e reale. Un mondo che, alla fine, Barbie sceglie come luogo in cui portare avanti la sua esistenza, tra errori e imperfezione, essendo sé stessa, essendo Barbie.
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