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Living05 marzo 2026

Né caldo né freddo: il ritorno del tiepido, la nuova tendenza food

Dalla spettacolarizzazione degli estremi alla cultura della misura: nei ristoranti dei grandi chef italiani la temperatura diventa strumento di precisione, racconto e identità, trasformando il “tiepido” in una scelta di stile
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Di Barbara Giglioli

Per anni la cucina ha giocato sugli estremi: ghiaccio e vapore, shock e contrasti. Oggi il gesto più sofisticato è un altro. È scegliere la temperatura giusta. Il tiepido non è una via di mezzo: è una presa di posizione (un po’ come lo è la scelta del piatto unico). È la temperatura che lascia parlare l’ingrediente. È misura. È controllo. È stile. E nei ristoranti dei grandi chef italiani questa non è una moda: è metodo.

Carlo Cracco – La cremosità come equilibrio

Nel ristorante Cracco, la temperatura è parte integrante della costruzione del piatto.Il celebre tuorlo marinato, raccontato più volte come elemento identitario della sua cucina, è lavorato con tecniche di marinatura e controllo che ne preservano la consistenza vellutata. Non viene servito rovente: la sua forza è nella cremosità stabile, nella concentrazione aromatica che emerge senza essere sovrastata dal calore.Questa creazione diventa così simbolo e icona di una cucina che usa il caldo come strumento tecnico, non come un effetto scenico.

Tuorlo marinato, Carlo Cracco Courtesy Press OfficeTuorlo marinato, Carlo Cracco Courtesy Press Office

Massimo Bottura – La temperatura come racconto

Anche all’Osteria Francescana, la temperatura diventa linguaggio narrativo. Il celebre “Bollito non bollito” è l’esempio più chiaro: le carni vengono cotte a temperature controllate, inferiori all’ebollizione tradizionale, per preservare struttura e succosità. Non è solo tecnica: è reinterpretazione della tradizione attraverso il controllo termico. Anche piatti iconici come “Cinque stagionature di Parmigiano Reggiano” giocano su consistenze e temperature differenti, alcune servite più calde, altre a temperatura ambiente, per permettere al formaggio di esprimere sfumature aromatiche diverse.

Cinque stagionature di Parmigiano Reggiano, Massimo Bottura Courtesy Press OfficeCinque stagionature di Parmigiano Reggiano, Massimo Bottura Courtesy Press Office

Heinz Beck – L’equilibrio scientifico

Alla guida de La Pergola, tre stelle Michelin, Heinz Beck è noto per un approccio rigoroso e quasi scientifico alla cucina. Nei suoi piatti, dai celebri Fagottelli “La Pergola” alle preparazioni di mare marinate o cotte delicatamente, la temperatura è calibrata per mantenere leggerezza e digeribilità. Beck ha più volte sottolineato l’importanza della tecnica e della precisione per valorizzare la materia prima senza sovraccaricarla.Il risultato non è mai estremo: è armonico.

Fagottelli “La Pergola”, Heinz Beck Courtesy Press OfficeFagottelli “La Pergola”, Heinz Beck Courtesy Press Office

Freddo e caldo restano quindi strumenti potenti. Ma è nel mezzo che accade qualcosa di più sottile. Il tiepido permette agli aromi di aprirsi lentamente, ai grassi di sciogliersi senza saturare, alle consistenze di restare leggibili. È una cucina meno teatrale e più consapevole. Meno shock, più ascolto. Perché forse il vero stile oggi non è sorprendere con l’estremo, ma conquistare con l’equilibrio… e sapere esattamente qual è la temperatura giusta per farsi ricordare

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