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lifestyle02 marzo 2026

Arte e moda: 7 mostre da visitare in primavera

Dal Costume Institute del MET a Dolce & Gabbana a Miami, passando per Sarli, Madame Grès e Cinecittà: le esposizioni di primavera che raccontano il corpo vestito tra arte, storia e identità
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Di Claudia Ricifari

Dolce&Gabbana, dal Cuore alle Mani, ICA Miami - Credits: Courtesy Press OfficeDolce&Gabbana, dal Cuore alle Mani, ICA Miami - Credits: Courtesy Press Office

La primavera 2026 porta con sé una costellazione di mostre che vede la moda protagonista, tra arte, cinema e storia. New York, Miami, Berlino, Napoli, Roma e Osaka diventano tappe di un itinerario che mette il corpo al centro, non come semplice supporto dell’abito ma come spazio simbolico attraversato da arte, politica, memoria e identità.

Più che semplici celebrazioni nostalgiche, progetti che interrogano il rapporto tra gesto artigianale e immaginario collettivo, tra patrimonio storico e visione contemporanea. La moda viene osservata come linguaggio capace di attraversare i secoli, di dialogare con il cinema, con le arti visive e con la tecnologia, restituendo complessità a ciò che spesso viene ridotto a superficie estetica.

Dall’annuale mostra del Met, che con il suo Gala diventa un evento imprescindibile ogni anno, alle celebrazioni dell’alta artigianalità e dei grandi couturier fino al legame tra arte e moda: ecco 6 mostre in giro per il mondo che vale la pena vedere.

Costume Art al Met

Al Metropolitan Museum of Art di New York, il Costume Institute inaugura il 4 maggio la mostra Costume Art, già al centro dell’attenzione per il suo legame con il Met Gala. Corpo, arte, moda: tre coordinate che guidano un’indagine sulla relazione, spesso conflittuale, tra fisicità e abito. Il percorso attraversa secoli di storia, dai busti rinascimentali alle silhouette concettuali del XXI secolo, restituendo l’idea dell’abito come linguaggio culturale e non come ornamento.

Progettata dallo studio Peterson Rich Office, l’esposizione mette in dialogo capi d’archivio, bozzetti e installazioni raramente visibili, con una riflessione critica sulla costruzione di ruoli, desideri e identità. Il percorso non si limita a esporre capi iconici, ma propone una lettura critica del corpo vestito come chiave interpretativa dell’intero museo, suggerendo che ogni rappresentazione, anche la più apparentemente neutra, è inscritta in un sistema culturale.

Presentazione stampa della mostra primaverile 2026 del Costume Institute al Metropolitan Museum of Art il 17 novembre 2025 a New York City - Credits: Getty ImagesPresentazione stampa della mostra primaverile 2026 del Costume Institute al Metropolitan Museum of Art il 17 novembre 2025 a New York City - Credits: Getty Images

Dal Cuore Alle Mani: Dolce&Gabbana a Miami

Dopo Milano, Parigi e Roma, la mostra approda per la prima volta negli Stati Uniti e rimarrà aperta fino al 14 giugno 2026 all’Institute of Contemporary Art di Miami. Curata da Florence Müller con scenografia firmata Agence Galuchat, l’esposizione mette in scena oltre 300 creazioni provenienti dagli archivi e dalle collezioni più recenti, costruendo un percorso immersivo che traduce l’estetica del brand in ambienti tematici ad alta intensità visiva.

Il titolo sintetizza un metodo: dall’intuizione alla realizzazione manuale, dall’idea al ricamo, dal cuore alle mani. Movendosi tra arte, architettura, folklore, opera e cultura popolare, la mostra rilegge topografie regionali e codici sacri, fino a evocare lo spirito della dolce vita. L’edizione di Miami introduce anche stanze ispirate agli eventi Alta Moda di Roma 2025, con riferimenti alla monumentalità del Foro Romano e di Castel Sant’Angelo: ricami a mano, filati metallici, perle, cristalli e drappeggi scultorei raccontano una visione in cui il patrimonio italiano viene rielaborato come spettacolo contemporaneo.

Accanto agli abiti, una selezione di opere digitali e installazioni di artisti contemporanei estende il concetto di “Fatto a Mano” al dominio tecnologico, interrogando il rapporto tra gesto umano e processo digitale.

Dolce&Gabbana, dal Cuore alle Mani, ICA Miami - Credits: Courtesy Press OfficeDolce&Gabbana, dal Cuore alle Mani, ICA Miami - Credits: Courtesy Press Office

Art X Fashion al FIT

Sempre a New York, dal 18 febbraio al 19 aprile, il The Museum at FIT presenta “Art X Fashion”, una mostra che esplora la porosità tra creazione sartoriale e arti visive. Oltre 140 oggetti — tra abiti, accessori, tessuti, fotografie e opere originali — ricostruiscono un dialogo che attraversa il Rococò, il Surrealismo, la Pop Art e il postmodernismo.

L’abito Airmail di Hussein Chalayan, piegabile e spedibile come una lettera, è il paradigma di questa visione: la moda come gesto concettuale e narrativo. Accanto a lui, i lavori di Martin Margiela, Rei Kawakubo, Iris Van Herpen e pionieri come Charles Frederick Worth, fino ai dialoghi tra Yves Saint Laurent e Mondrian o tra Gianni Versace e l’immaginario pop. La tesi è chiara: se possiede innovazione formale, manifattura e impatto culturale, la moda abita lo stesso territorio dell’arte.

Yves Saint Laurent, abito, in jersey di lana bianco sporco, nero e rosso, autunno 1965, Francia, dono di Igor Kamlukin dall’Eredità di Valentina Schlee; Hussein Chalayan, abito, in Tyvek® bianco, 1999, Inghilterra; Versace, giacca multicolore in cotone e seta, 1991, Italia - Credits: Courtesy Press OfficeYves Saint Laurent, abito, in jersey di lana bianco sporco, nero e rosso, autunno 1965, Francia, dono di Igor Kamlukin dall’Eredità di Valentina Schlee; Hussein Chalayan, abito, in Tyvek® bianco, 1999, Inghilterra; Versace, giacca multicolore in cotone e seta, 1991, Italia - Credits: Courtesy Press Office

Sarli, l’omaggio al couturier a Napoli

Al Museo della Moda di Napoli, fino al 31 maggio, Sarli rende omaggio al grande couturier partenopeo Fausto Sarli. Ventidue abiti restaurati, donati alla città nel 2003, raccontano una traiettoria che dagli anni Cinquanta arriva ai primi Duemila Il percorso mette in evidenza una cifra stilistica fondata sulla precisione del taglio e sulla costruzione scultorea della linea, in cui la decorazione non sovrasta mai la struttura.

Dalle suggestioni floreali della “Polinesia” alle geometrie della collezione “Cerchio”, fino ai modelli indossati da Liz Taylor e Mina, la mostra restituisce la cifra di un maestro che si è sempre definito sarto. Il tubino in chiffon nero premiato nel 1954 segna l’inizio di un percorso costruito sulla sottrazione e sulla disciplina del taglio, in dialogo con l’Archivio Sarli e con un allestimento che amplifica oro e nero, colori dell’etichetta.

Collezione “Polinesia”, Haute Couture Primavera/Estate 1999, Donazione Fausto Sarli - Credits: Courtesy Press OfficeCollezione “Polinesia”, Haute Couture Primavera/Estate 1999, Donazione Fausto Sarli - Credits: Courtesy Press Office

Many Shades of Grès a Berlino

Il drappeggio come architettura. Dal 15 maggio all’11 ottobre 2026, il Kunstgewerbemuseum Berlin dedica una monografia a Madame Grès con Many Shades of Grès, riportando l’attenzione su una delle figure più rigorose e visionarie del Novecento. Per la prima volta in Germania, il lavoro della stilista francese viene presentato in una retrospettiva che ne evidenzia la visione plastica del corpo.

Plissé millimetrici, silhouette scultoree, drappeggi che evocano la statuaria classica: dagli anni Trenta al successo della maison negli anni Sessanta, Grès ha costruito un linguaggio in cui l’abito diventa architettura tessile, misura e libertà insieme.

La mostra evidenzia come la sua ricerca abbia inciso in modo duraturo sull’idea di eleganza moderna, restituendo al corpo una centralità che supera le mode stagionali.

Madame Grès con Many Shades of Grès - Credits: Courtesy Press OfficeMadame Grès con Many Shades of Grès - Credits: Courtesy Press Office

Noblesse oblige a Cinecittà, Roma

A Roma, la mostra permanente di Cinecittà si arricchisce di un focus sul Settecento che mette al centro la moda maschile come dispositivo narrativo. Per la prima volta l’esposizione permanente concentra infatti l’attenzione sugli habit à la française — giustacorpo, gilet e braghe — indossati da interpreti come Colin Firth, Steve Buscemi e Guillaume Canet in produzioni recenti, accostandoli a un omaggio centrale a Federico Fellini nel cinquantesimo anniversario de Il Casanova.

Il nucleo dedicato al film felliniano ruota attorno all’abito nero indossato da Donald Sutherland, firmato da Danilo Donati, affiancato da costumi femminili e da elementi scenografici originali che restituiscono la dimensione visionaria del set. Il costume non è presentato come oggetto isolato, ma come parte di una macchina produttiva complessa: centinaia di abiti, tinture realizzate in atelier, ricostruzioni integrali di ambienti storici, in un processo che intrecciava pittura, architettura e cinema.

Il percorso mette in evidenza il lavoro delle grandi sartorie italiane e il ruolo del costumista come autore, capace di tradurre la ricerca storica in immaginario visivo. Accanto al Settecento, compaiono costumi legati ad altre epoche e generi, a dimostrazione di come il guardaroba cinematografico contribuisca a fissare nella memoria collettiva un’idea di tempo, di potere e di identità.

Mostra Noblesse Oblige - Credits: Courtesy Press OfficeMostra Noblesse Oblige - Credits: Courtesy Press Office

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