Di Valeria Boraldi
La Milano Fashion Week FW26-27 sia avvia verso la sua conclusione presentando le collezioni per la prossima stagione fredda. Tra rigore, stile marinaresco, fiabe, luci di New York e archetipi milanesi, ecco le proposte di Ermanno Scervino, Ferragamo, Laura Biagiotti, Luisa Spagnoli e Bottega Veneta, che hanno sfilato nel quinto giorno del calendario.
Sulla passerella Autunno/Inverno 2026-27, Ermanno Scervino mette in scena un incontro di grammatiche opposte: la solidità dell’abbigliamento da campo e la grazia impalpabile della sottoveste. Il verde loden, i tagli strutturati, le chiusure precise dialogano con trasparenze, rosa e tabacco, in una costruzione che tiene insieme rigore e memoria intima. È la stessa donna, osservata da prospettive diverse: cappotto militare sopra, organza e pizzo sotto, denim trattato come un tweed prezioso, aperto su interni di seta.
“Ho sdoganato alcuni tessuti che erano usati per coprirsi dal freddo e sono diventati capi iconici”, racconta lo stilista. E quindi il loden, accostato all’oro e alle sottovesti laserate, si trasforma e invade anche pantaloni e look da sera, lontano da ogni lettura funzionale. “Quando osi e non fai il classico, il rischio c’è”, ammette, ma è proprio in quell’azzardo che si riconosce la sua cifra, costruita in venticinque anni di capi iconici rimessi in gioco. Ama vestire una donna contemporanea, come la cantante Giorgia, che indossa i suoi abiti dalla scorsa stagione. Una donna che esce in mocassino, ma porta con sé in borsa i tacchi e viceversa. Perché per Ermanno Scervino non esistono uniformi, ma un modo di attraversare i tempi e le mode, sovvertendo i trend con organze e macramè punteggiati di cristalli, con gonne che si aprono in volumi improvvisi e borse Amanda e Fiocco che rileggono codici classici in chiave contemporanea.
Alla Triennale di Milano, tra mura color blu navy, va in scena la collezione Autunno/Inverno 2026-2027 di Ferragamo. Il direttore creativo Maximilian Davis fa vivere le sue creazioni nell’immaginario nautico, abbracciandolo con un’allure di sofisticatezza. Il tuffo negli Anni ’20, nell’atmosfera degli speakeasy - luoghi (o non-luoghi) “rifugio” - dà il via alla partenza per un viaggio dal sapore “atlantico”, quella traversata che, nella storia, è stata compiuta da chi voleva portare nella propria vita un nuovo inizio, colmo di sogni e speranza. I codici che formano l’estetica dell’abbigliamento “da marinaio” vengono decostruiti e riassemblati, con i capi destrutturati che rendono protagonisti tagli sartoriali dallo spirito glamour.
Dai cappotti ai tailleur fino ai colletti delle camicie, c’è sempre qualche dettaglio che sembra fuori posto o che “sta come non dovrebbe stare”: gli scolli delle giacche sembrano disegnati per mettere in risalto le spalle grazie a revers over, i lacci rimangono aperti, i bottoni sono fuori posto. Il tutto nuota dentro un blu oceanico che rende l’insieme omogeneo e rassicurante. Un costante dialogo tra passato e presente con uno sguardo rivolto al futuro, in cui le silhouette eleganti portano con sé un’eleganza sartoriale dall’aura classica, come testimoniato dalle décolletés ispirate a modelli d’archivio della casa di moda e risalenti agli Anni ’50. Tra blu navy e nero, la palette è scura, ma anche condita da tonalità vivaci come l’ocra o il color ruggine, insieme a punti di rosso e tocchi di panna.
È una fairy tale quella che va in scena nella collezione Autunno/Inverno 2026-2027 di Laura Biagiotti. Più precisamente The Biagiotti Tale. Al Piccolo Teatro di Milano, una scenografia con un castello che significa “casa” fa da sfondo ad un racconto dall’allure fiabesca, che guarda al tempo come ad una forza che non consuma ciò che avvolge, ma lo rende ancora più prezioso. Nascono così silhouette dalle linee fluide, ma definite anche da tratti scolpiti, in un susseguirsi di creazioni il cui file rouge è il cashmere, punto cardine della storia del marchio e protagonista in passerella nelle più diverse sfumature di forme e colori. Sulle note del brano Wuthering HeIghts di Kate Bush, prende vita il racconto di una favola, immergendosi nelle atmosfere dall’aura gotica e rurale del romanzo di Emily Brontë.
Alla base della collezione ci sono i legami familiari, le radici più profonde, l’autenticità. Il racconto di una storia di famiglia, come quella che ha portato il marchio dalle mani di Delia a Laura fino a Lavinia Biagiotti Cigna, mantenendo salda la sua identità italiana. Da questa atmosfera ricca di sentimento nascono abiti che vestono la donna dalle prime ore del giorno fino a quelle della sera, per una stagione fredda all’insegna dell’eleganza principesca, tra mises casual chic o più formali. Capispalla dalle consistenze più spesse si uniscono ad abiti dalle texture impalpabili; completi che strizzano l’occhio ai tempi che furono si alternano a maglioni che cadono morbidi su gonne longuette; maglioni soffici sono accompagnati da guanti lunghi che simulano le maniche. La palette accoglie nuances come il burgundy, il marrone o il prugna, che vanno a braccetto con il bianco della neve ed il rosso delle bacche invernali.
La luce del tramonto sulla città di Manhattan. È a questo che si ispira la collezione Autunno/Inverno 2026-2027 di Luisa Spagnoli, che ricostruisce nelle stanze del Museo della Permanente di Milano gli interni del Seagram building di New York. Fin dal primo look che illumina la passerella, lo show è un tuffo nel passato. Veniamo catapultati nella Grande Mela a cavallo degli Anni ‘80 e ‘90, la stessa in cui la designer viene a contatto, per la prima volta, con l’energia creativa emanata dalla “città che non dorme mai” e con il modo di muoversi libero e indipendente delle donne newyorkesi.
Le creazioni si susseguono in passerella secondo il senso del tempo che scandisce lo scorrere delle ore quotidiane. Ecco così maglioni morbidi abbinati a gonne a campana o miniabiti, camicie impeccabili, cappotti lunghi fino ai piedi o giacche di maglia dai volumi ampi e bombati e dall’allure fresca e sbarazzina. La palette è calda e incontra anche nuances vivaci. Un’eleganza consapevole, che si muove tra texture pesanti come tweed, loden o principe di Galles e leggere come la seta ed il raso. Per la sera, ecco che abiti dai tessuti corvini e lucenti si uniscono quasi a creare, con il loro profili, l’immagine dello skyline di New York, tra rasi, velluti, drappeggi e velluti scultorei. Immancabili i lustrini che brillano come le luci che animano questa city dal glamour sofisticato e delicatamente austero.
È un omaggio alla città di Milano quello che sfila in passerella nella collezione Autunno-Inverno 2026-2027 di Bottega Veneta. È trascorso poco meno di un anno da quando la direzione creativa della maison è passata nelle mani di Louise Trotter, la quale si è concentrata sulle persone che vivono nella capitale della moda italiana, tanto da capirne, ormai, le abitudini e i dettami stilistici. Ecco che, allora, sfilano gli archetipi della milanesità, prendendo forma attraverso lo sviluppo di un concetto di lusso tattile, ingrediente principale di creazioni che si muovono in un dialogo costante tra forma e morbidezza, grazie anche ai volumi spesso ampi.
Disinvoltura che si unisce al piacere di essere visti, ma evitando l’ostentazione: per la prossima stagione fredda il guardaroba di Bottega Veneta è contemporaneo e si muove tra le generazioni, attraverso capi strutturati che comunicano solidità, ma che abbracciano il corpo con nonchalance, ispirandosi all’espressione del collettivo. Guardando a Milano, non possono mancare la pelliccia da sciura (un trionfo di seta che simula la fur), le cuffiette che riparano dal freddo, i polsini dei capi arrotolati in modo approssimativo che sdrammatizzano i look, le tote bag che prendono vita dall’intrecciato iconico della maison o le spalle ampie e decise che comunicano personalità. Tanti i dettami stilistici che sfilano portando Milano in passerella, in una palette colori scura che, però, si accende anche di tonalità energiche, rappresentando le tante personalità della capitale della moda italiana.