Di Claudia Ricifari
Gucci è tornato. Demna è tornato. La collezione presentata al Palazzo delle Scintille di Milano per l'Autunno-Inverno 2026-2027 riporta al centro della scena quella coolness che ha consacrato la maison. Lo si capisce subito, dall'attitude dei modelli, che sembrano non curarsi di dover apparire perfetti e indistinguibili, ma – anzi – si muovono con disinvoltura, prendendosi ognuno il proprio tempo per incedere sulla passerella.
Ma lo si percepisce anche dal make-up e dall'hairstyle, specie delle donne, quello fintamente trasandato di chi non ha avuto il tempo di ripassare da casa e va avanti a festeggiare fino all'alba.
“Oggi segna la nascita della mia visione per Gucci”, scrive Demna alla vigilia dello show, il primo ufficialmente in calendario, dopo l'evento delo scorso settembre con la collezione La famiglia. “Una Maison che ha vissuto molte vite. Un marchio che ha definito e ridefinito più volte il significato di lusso e di provocazione nella moda. Quello che oltre un secolo fa nasceva a Firenze come un piccolo laboratorio di pelletteria e valigeria è cresciuto fino a diventare uno dei nomi più riconosciuti al mondo. Non per caso, non per mito: per la sua determinazione”.
Sono stati anni difficili per il marchio ammiraglio del gruppo Kering, tra vari cambi di direzione creativa e mercati che sembravano non riconoscergli più un ruolo. Ora, però, sembra davvero arrivato il momento di un nuovo corso. Assistendo allo show si ha la percezione di aver avuto davanti agli occhi uno di quei momenti spartiacque, che saranno ricordati.
“Gucci è dramma, passione, eccesso, contraddizione, odio e amore, trionfo e sconfitta, orgoglio e vulnerabilità, perseveranza, caos, genio”, prosegue Demna.
E tutte queste emozioni sono perfettamente espresse durante la sfilata, trasudano dagli abiti.
Perché, come lui stesso dice, “Gucci trascende il prodotto: è cultura, con le sue correnti di pensiero e i suoi modi di essere. Gucci deve diventare un sentimento. Gucci deve diventare un aggettivo”.
E quell'aggettivo è Gucciness.
Il titolo dello show – non a caso – è Primavera, pur trattandosi di capi pensati per l'Autunno-Inverno. In passerella una collezione co-ed (uomo e donna) che parte dalle subculture, passa per l'urban day e arriva fino alle creazioni da sera, ripescando i codici di Gucci - dal monogam al motivo Flora, dal morsetto alle borse iconiche – e rielevandoli a nuovi oggetti del desiderio.
“Nella mia visione di Gucci, moda ed eredità storica si intrecciano – spiega Demna - Non sono opposti, ma amanti. Gucci esiste nella loro armonia, nel loro nutrirsi a vicenda. È da questa dualità che emerge il suo carattere unico”.
Così donne sexy, consapevoli e seducenti indossano abiti fatti per esaltare la silhouette e sprigionare femminilità, dalle pencil skirt ai completi morbidi fino ai miniabiti fascianti e luminosissimi.
Tanto nero, ma anche bianco, argento, fino al blu cobalto. La certezza è la monocromia (spezzata solo dall'abito foulard con motivo Flora e dal damascato finale) e un sapore anni Novanta che rimanda subito agli anni d'oro di Tom Ford. Eppure c'è tanto anche della donna sicura e iper femminile degli anni di Frida Giannini (in fondo, è lo stesso Demna ad ammettere di aver studiato tanto in questo anno e aver ripreso in mano gli archivi).
La dualità invocata dal designer georgiano emerge anche dal casting fatto per le modelle: da volti nuovi e acerbi alle top model Emily Ratajkowski e Mariacarla Boscono, fino a una statuaria Kate Moss, che chiude lo show con un abito lungo da sera, scollatissimo sulla schiena. È lei a ricordarci che l'attitude è tutto, a prescindere dall'età e dalle stagioni.
È lei, da sola, a chiudere lo show, che non termina con la consueta uscita finale di tutte le modelle insieme, bensì, dopo il passaggio di Kate, sulle note di Tu sì na cosa grande interpretata da Ornella Vanoni. Demna ha studiato. E ha passato – a pieni voti – l'esame.