Di Giuditta Avellina
La ballerina non è una novità stagionale, ma una calzatura che ciclicamente ritorna, e lo fa anche nelle passerelle delle collezioni Primavera/Estate 2026. Nata come scarpa da danza nel XIX secolo, pensata per garantire aderenza e leggerezza, entra nel guardaroba quotidiano nel secondo dopoguerra. Negli anni Cinquanta viene adottata come alternativa elegante ma pratica al tacco e Audrey Hepburn la consolida come simbolo di grazia moderna, indossandola con pantaloni asciutti e silhouette essenziali che ne valorizzano la purezza della linea. Nei primi Duemila diventa oggetto popolare, prima di venir messa in ombra da sneaker e platform. E oggi, nel 2026, riappare ancora come trend, ma più costruita e studiata.
Giambattista Valli presenta ballerine rosa con applicazioni floreali tridimensionali sulla punta; qui la struttura resta piatta, ma l’ornamento è protagonista. Carolina Herrera propone una flat lilla dalla linea affusolata, abbinata a silhouette da sera e in cui la punta slancia senza ricorrere all’altezza. Ulla Johnson inserisce un modello grigio con fiocco e nastri che si legano alla caviglia, e qui il riferimento al ballet core è evidente nella presenza dei lacci. In questo trend la ballerina accompagna l’abito senza interromperne il movimento, ma lo arricchisce con volume o dettaglio.
Christian Dior presenta una flat glitter oro con punta affusolata e tacchetto basso visibile mentre Loro Piana propone una ballerina nera dalla linea pulita, senza decorazioni evidenti e in cui la silhouette è essenziale, con costruzione sobria. Vivienne Westwood presenta una flat grigio chiaro con punta squadrata e fiocco, indossata con pantaloni ampi, e in cui la forma geometrica della punta è l’elemento distintivo. Valentino propone una versione nude in rete con micro elementi luminosi distribuiti sulla superficie e cinturino sottile tipo Mary Jane, la cui struttura gioca sulla trasparenza.
Ashley Williams propone una ballerina dall’effetto collage, con superficie stampata e lacci sottili. La costruzione è essenziale, la suola piatta, ma l’impatto visivo è forte. Casadei lavora su una Mary Jane con stampa fruttata e cinturino gioiello con pietre oversize colorate, mentre la punta è leggermente squadrata e la struttura appare più solida rispetto alla ultra-sottile dei Duemila. Vivetta inserisce decorazioni sulla punta, mantenendo una linea morbida. La scarpa resta piatta, ma acquista una dimensione narrativa, diventa oggetto espressivo di attitudine e personalità.
Jimmy Choo propone un modello in raso chiaro con punta squadrata, nastri sottili e cinturino con dettagli brillanti. Qui la costruzione è compatta, pensata per un uso formale. Chanel Haute Couture presenta invece una flat nude con punta scura a contrasto e cinturino. In questo filone la ballerina entra nel territorio della sera, ma senza perdere autorevolezza.
Se Audrey Hepburn rappresenta l’archetipo storico della ballerina moderna, oggi la flat è tornata stabilmente nel guardaroba di attrici e icone di stile. Katie Holmes la indossa nella versione più classica: suola rasoterra, punta morbida, linea essenziale. Abbinata a pantaloni e capi quotidiani, questa scarpa diventa sinonimo di eleganza urbana rilassata. Angelina Jolie sceglie flat dalla costruzione compatta e punta definita in contesti pubblici formali. La ballerina sostituisce il tacco senza perdere autorevolezza, dimostrando che la scarpa piatta può essere sofisticata. Inès de la Fressange la interpreta secondo il suo stile parigino ovvero con punta arrotondata, struttura minimale, abbinata a blazer e pantaloni dritti. La ballerina qui diventa manifesto di effortless chic.
Beatrice Borromeo opta per versioni nere pulite, con silhouette compatta e suola piatta, coerenti con un’eleganza discreta e misurata. Rooney Mara la sceglie in versione scura, essenziale, con costruzione lineare che si integra perfettamente nella sua estetica minimal. Alyssa Milano dimostra come la ballerina possa funzionare anche in contesti più formali, grazie alla sua struttura pulita e alla versatilità della punta morbida. Perfino Harper Beckham viene ritratta con ballerine in contesto haute couture, segnale di quanto questa tipologia di scarpa sia trasversale e generazionale.
In tutti questi casi la costruzione tecnica della scarpa ballerina resta costante ovvero con la suola piatta o bassissima, tomaia aderente, punta arrotondata o affusolata, assenza di platform come scelta di look consapevole, anzi, vero e proprio statement.
Nella Primavera/Estate 2026 la ballerina si indossa per proporzione, non per comodità. L’abbinamento chiave è con i pantaloni, soprattutto ampi, sartoriali o fluidi. Qui la punta affusolata funziona con lunghezze leggermente cropped che lasciano scoperta la caviglia e slanciano la figura senza ricorrere al tacco, mentre le punte squadrate dialogano con tagli più strutturati e completi maschili, diventando elemento grafico che bilancia la costruzione del look.
I modelli con nastri o cinturini, come le Mary Jane, aggiungono definizione e movimento e funzionano meglio con lunghezze studiate o gonne midi, evitando che il dettaglio si perda sotto orli troppo lunghi. Anche il contrasto materico è centrale perché ad esempio una ballerina in rete o con micro elementi luminosi alleggerisce un completo formale, una flat in raso o glitter può sostituire il tacco la sera se il resto resta essenziale, mentre le versioni più pulite, nere o nude, si integrano perfettamente con denim dritti e blazer oversize per un’eleganza urbana e calibrata.
Il ritorno della ballerina nella Primavera Estate 2026 segna una ricalibrazione dopo anni di calzature volumetriche: riporta il piede a terra, ma con punte più studiate, suole meno fragili e cinturini strutturali, trasformando la flat da scarpa leziosa a scelta intenzionale e adulta.
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