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fashion19 febbraio 2026

London Fashion Week FW2627: l’omaggio a Paul Costelloe, il designer che vestì Lady Diana

La sfilata che ha aperto simbolicamente la settimana della moda londinese si trasforma in un ideale passaggio dalla vecchia alla nuova guardia del fashion system. E c'è una novità che dimostra come la LFW non solo si confermi punto di riferimento dei giovani talenti, ma diventi anche un luogo che esplora un inedito modello flessibile, per rispondere alle esigenze aziendali, culturali e stilistiche della contemporaneità
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Di Simona Peverelli

Paul Costelloe FW26 - Credits Launchmetrics.com/SpotlightPaul Costelloe FW26 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

Londra si inchina alle sue figure storiche. E guarda avanti. Nel primo giorno di sfilate, la Fashion Week dedicata alla FW2627 rende omaggio allo stilista irlandese Paul Costelloe, tra i più celebri volti della moda britannica, che per 40 anni ha scelto la passerella londinese. Il figlio di un sarto che cuciva impermeabili, che per seguire le orme paterne finì per diventare amico di Lady Diana. Per la principessa, infatti, il designer scomparso a 80 anni lo scorso novembre disegnò gli abiti dal 1983.

L'amicizia vissuta con Lady D si racconta ora attraverso silhouette e tessuti che sfilano in passerella: c’è la scelta attenta alle stoffe (Costelloe ha sempre preferito quelle irlandesi, dal lino al tweed); ci sono gli abiti e i tailleur dai tagli netti; c’è l’uso elegante dei colori e dei pattern, che qui predilige i toni terrosi del castagna e del cioccolato. Una moda romantica ma grintosa, che il nuovo direttore creativo William Costelloe elabora rimanendo fedele ai codici con un tocco futuristico, con le spalline e le maniche vaporose fuori misura, con i bottoni extra large e con le grafiche sottili che si innestano sui color block.

Paul Costelloe FW26 - Credits Launchmetrics.com/SpotlightPaul Costelloe FW26 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

Un omaggio, quello fatto dalla London Fashion Week a Paul Costelloe che suona simbolico, come un cambio di guardia ideale tra la vecchia generazione di stilisti che vestiva le poche dive di un tempo, e la new gen costretta a muoversi in un panorama affollato e complesso. E se la storia del creativo irlandese verrà raccontata dal figlio William che ha preso le redini del marchio, quella dei brand che si affacciano ora sulla scena e dei designer poco noti è tutta da scrivere. Ed è in questo contesto che Londra, che per qualcuno ha perso terreno rispetto alle sue prestigiose concorrenti, Parigi e Milano, rimane senza dubbio un punto di riferimento apprezzato dai giovani talenti.

Paul Costelloe SS26 - Credits Launchmetrics.com/SpotlightPaul Costelloe SS26 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

Il calendario, tra big, ritorni e new talent

Continua infatti il lavoro del British Fashion Council per spingere e sostenere la creatività britannica, con i talenti emergenti che convivono accanto ai big in un fitto calendario di eventi. La London Fashion Week, in programma fino al 23 febbraio con 41 sfilate, 20 presentazioni e 33 eventi, vedrà in scena come da tradizione Burberry, Erdem, Richard Quinn, Emilia Wickstead e Simone Rocha. Non solo affezionati, ma anche ritorni, come quelli attesissimi di Annie's e John Richmond. E poi i marchi meno affermati nel circuito NEWGEN, con una forte attenzione alle esigenze concrete del fashion system, che più che mai ha bisogno di creare connessioni e riaffermare la propria identità. Così la LFW diventa piattaforma di concreto scambio culturale, commercio e connessione.

Agro Studio FW26 - Credits Launchmetrics.com/SpotlightAgro Studio FW26 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

Una nuova piattaforma “concreta”

Lo dimostra, per esempio, il lancio della LFW Designer Showcase, una piattaforma che mette in contatto diretto i designer con esperti del settore locali e internazionali, con particolare attenzione alla creatività orientata anche a risultati commerciali concreti. In programma da venerdì 20 a lunedì 23 febbraio, la Showcase mette in luce una schiera di designer all'avanguardia della moda britannica, molti dei quali hanno seguito le iniziative della BFC Foundation, come Aaron Esh, Clio Peppiatt, Clothsurgeon e Johanna Parv, in un percorso ben definito che va dallo sviluppo dei talenti alla visibilità globale.

William Costelloe posa con le modelle nel backstage della sfilata di Paul Costelloe durante la London Fashion Week 2026 - Credits Getty ImagesWilliam Costelloe posa con le modelle nel backstage della sfilata di Paul Costelloe durante la London Fashion Week 2026 - Credits Getty Images

Non solo moda

La LFW prova così a svilupparsi come piattaforma flessibile e dinamica, con gli stilisti che adottano formati più mirati, adatti alle esigenze aziendali, ma anche fluidi, intrecciando moda, arte e cinema. Jw Anderson, per esempio, sceglie di rafforzare la sua presenza a Londra con un evento per celebrare il negozio di Pimlico, e poi con una cena insieme con il British Film Institute per raccontare l'intersezione tra moda e cinema. La dimostrazione che tutti gli stilisti stanno studiando una nuova strategia sfumando i confini tra sfilata, negozio e spazio culturale. Un tema che non è una novità assoluta in un fashion system che storicamente si nutre e si ispira all’arte, ma che diventa oggi un’esigenza, un modo per spingere un settore che vive nell’epoca della sovraesposizione e della concorrenza perenne. Un modo per ridefinire i confini della moda - identità del brand al centro, connessioni culturali coerenti attorno - ma, paradossalmente, sfumandoli.

Lo stilista Jonathan Anderson sfila in passerella durante la sfilata Loewe Paris Womenswear Primavera-Estate 2025 - Credits Getty ImagesLo stilista Jonathan Anderson sfila in passerella durante la sfilata Loewe Paris Womenswear Primavera-Estate 2025 - Credits Getty Images

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