Di Simona Peverelli
La moda parigina sviluppa un istinto di protezione. Un processo che prende forma durante le sfilate della Fashion Week FW26-27, che chiude il lungo mese dedicato al prêt-à-porter. Si vede nei volumi degli abiti che si gonfiano, come fossero corazze; si vede nelle spalle esagerate che si allargano scostandosi dal corpo. Le modelle si muovono in passerella come creature dagli occhi neri e dal volto bianco, gli stessi colori-non-colori che dominano i defilé. La femminilità non ha bisogno di ostentare, non vive di stereotipi, ma esplora codici differenti facendoli propri, tra materia plasmata e silhouette dal sapore mannish.
Durante gli show parigini prendono forma creazioni che diventano armature in cui rifugiarsi. Da Saint Laurent Anthony Vaccarello fa sfilare uno dopo l’altro, come eleganti uniformi, tailleur dalle linee classiche e dai volumi over. Mono o doppiopetto, questi modelli dai tagli sartoriali avanzano definiti da spalle strutturate, portando con sé quel disegno architettonico ideato da Yves Saint Laurent, che oggi diventa struttura intorno al corpo. Capi che nell’unione tra maschile e femminile sussurrano una raffinata sensualità dall’allure androgina.
Un incontro che si legge anche tra un’uscita e l’altra di Lanvin, dove la silhouette è a clessidra e il tailoring maschile. Due elementi che insieme diventano una forma di difesa, completati da stivali alti e cappelli a tesa ultra-larga. Da Mugler il direttore creativo Miguel Castro Freitas porta in scena volumi architettonici in una collezione che ha come file rouge la struttura a cono rovesciato, quasi spaziale. Nascono così abiti longuette laminati e cangianti, imponenti e aderenti al corpo, giacche scolpite ai fianchi, casacche a collo alto monocolore o su cui si stagliano motivi geometrici.
Loewe fa di più: le sciarpe sono iper-voluminose con un effetto "gonfiabile" che protegge il collo, mentre ciuffi bombati di tessuto sbuffano da cappotti classici, tutelando il resto del corpo. Anche la chiusura della Fashion Week parigina, con Louis Vuitton, conferma il trend dell’abito come armatura: a colpire qui sono subito i volumi estremi della collezione, dai capispalla ai cappelli. I dettagli maxi sembrano modellati dagli elementi naturali, pioggia, vento e sole. Così gli abiti e gli accessori diventano un omaggio alla natura firmato Nicolas Ghesquière attraverso una sensibilità moderna.
Se i volumi formano metaforiche armature, i materiali raccontano l’essenza di chi le indossa. Domina la pelle: come inserto e laccata sui capispalla, al posto della biancheria intima o del foulard. Da Hermès la pelle morbida è protagonista, sviluppata in mini-giacche dalle mille tasche, trench portati con nonchalance anche aperti e di sbieco, pencil skirt al ginocchio o tute. Mises che evocano il mondo equestre, per affrontare con piglio deciso l’incertezza della contemporaneità.
Da Givenchy la forza è nei dettagli, come nelle bluse in pelle dai volumi morbidi che disegnano colli a punta quasi tridimensionali, o negli inserti sui cappotti lasciati aperti su un intimo-non-intimo total leather. Per Courrèges la pelle si fa plastificata fino a tradursi in vinile, nei trench dal taglio morbido, nelle gonne a pieghe che invece sembrano quasi rigide e nei completi. Per Balenciaga by Pier Paolo Piccioli questo materiale dà il meglio di sè nella versione morbida, abbracciando il corpo insieme con soffici fili di cashmere. Se la pelle è la componente forte della seduzione, il pizzo disegna l’altra faccia, quella delicata, ma sempre consapevole.
Così i ricami in tutte le declinazioni di colore si vedono sulla passerella di Saint Laurent, negli abiti disegnati sul corpo, e di McQueen dove il designer Seán McGirr ha aperto proponendo abiti-cappotto edoardiani con colletti gotici e finiture in pizzo, appunto, e poi audaci abiti da cocktail in pizzo fitto e seta liquida. Infine le eroine di Elie Saab si vestono di abiti ricamati, di pantaloni in coppia con bustier in pizzo e di sottovesti che fanno capolino da maglie che si aprono in profondi scolli a V.
In questo panorama in cui la moda diventa quasi uno scudo per affrontare la contemporaneità, la donna si concede anche degli spazi per sognare, in una atmosfera country chic che si unisce al romanticismo bohemien. È romantica Chloé, con i suoi capi leggeri che giocano con le trasparenze e con gli abiti e le mantelle effetto zucchero filato. È romantica Dior, con il suo omaggio floreale che unisce influenze orientali agli stilemi tipici della maison, tra balze, volant e stratificazioni. Le giacchette bon ton si abbinano a gonne in cui gli strati di volant ricordano proprio i fiori sbocciati nel pieno del loro ciclo di vita.
Nina Ricci dà un sapore rock alzando il volume su abiti di taffetà maculato, marsine di broccato, bustier di pizzo e tacchi. Un'opulenza ritmata dove le stampe animalier sono trasformate in redingote, frac e aristocratiche crinoline. Il romanticismo si evolve nella sua versione surrealista grazie al tocco di Schiaparelli. Nell’esaltazione dell'irrazionale e dell'emozione, le forme precise spesso vengono disturbate da dettagli imprevisti: piccole code posteriori spuntano dalle gonne, l’escargot cut - un taglio spiraliforme che ispira il drappeggio di pantaloni e giacche - crea movimenti fluidi attorno al corpo, la pellicola trasparente applicata sulla seta produce un effetto liquido e avvolgente. Così ogni donna si veste per raccontare qualcosa della sua anima, celandola con la sua corazza e, allo stesso tempo, svelandola con il suo incedere.