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entertainment10 marzo 2026

Buon compleanno Ken: quello che non sapete sul grande amore di Barbie

Ken compie 65 anni, e finalmente sappiamo chi è davvero: nome completo, data di nascita, amori, carriere e stile; la storia dell'icona Mattel che ha sempre saputo reinventarsi
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Di Matteo Dall’Ava

Ryan Gosling, Kingsley Ben-Adir, Ncuti Gatwa, "Barbie" (2023) - Credits: AGFRyan Gosling, Kingsley Ben-Adir, Ncuti Gatwa, "Barbie" (2023) - Credits: AGF

L’11 marzo 1961 nasceva Ken, “costola” di Barbie entrato nella memoria collettiva e trovando una nuova rivendicazione nell’interpretazione magistrale di Ryan Gosling. Perché - in fondo - ci sono oggetti che attraversano l'infanzia senza fare rumore. Si tengono in mano, si guardano, si perdono. Poi, decenni dopo, li si ritrova in una vetrina, in una foto, in un museo — e si capisce che erano già opere d'arte, solo che nessuno lo aveva ancora detto.

Il debutto: tre dollari e cinquanta per un’icona

Partiamo dall'inizio, come si fa in ogni buon racconto. Kenneth Sean Carson — questo il nome completo, annunciato ufficialmente da Mattel solo nel gennaio 2026 — nasce, come dicevamo, l'11 marzo 1961. Segno dei Pesci, per chi ci crede. Città natale: Willows, Wisconsin. Esattamente due anni e due giorni dopo Barbie, come a dire che anche il comprimario ha bisogno del suo momento.

Il primo Ken costa 3,50 dollari. Capelli castani o biondi modellati nella plastica, costume da bagno rosso, sandali di sughero, asciugamano giallo sotto il braccio. Non ha nome scritto sulla scatola — è solo il fidanzato di Barbie. Eppure, a guardarlo oggi, c'è già tutto: la posa, la leggerezza, quella qualità tutta americana di sembrare sempre appena arrivato da qualche posto interessante.

Ruth Handler, co-fondatrice di Mattel insieme al marito Elliot, lo chiama Kenneth in onore del figlio. È un gesto affettuoso e insieme strategico: Barbie ha già conquistato il mondo, Ken deve riempire uno spazio preciso nella narrativa domestica del gioco. Ma gli oggetti, si sa, non stanno mai nei loro spazi.

Barbie e Ken 1961 - Credits: Courtesy Press OfficeBarbie e Ken 1961 - Credits: Courtesy Press Office

La fidanzata: lei e lui, lui e lei

Non si può parlare di Ken senza parlare di Barbie. Si incontrano sul set del loro primo spot televisivo nel 1961, e già questo la dice lunga: il loro è un amore nato sotto i riflettori, fatto di telecamere e scenografie. Lui è 1,2 centimetri più alto di lei — dettaglio che i comunicati ufficiali Mattel citano con la precisione di una didascalia museale — e per quarant'anni filano lisci.

Poi, nel 2004, arriva la rottura. Barbie lascia Ken. La notizia —sul serio — fa il giro del mondo. I giornali la trattano come si tratta una separazione di Hollywood, perché in fondo lo è: due icone pop che si separano di fronte a milioni di spettatori-bambini. Il comunicato ufficiale parla di "tempo per sé", di "nuovi orizzonti". Ken non commenta. Sorride, come sempre.

Sette anni dopo, nel 2011, tornano insieme. Oggi Mattel li definisce ufficialmente "migliori amici" — una formula che dice molto sullo spirito del tempo, sull'evoluzione del concetto di coppia, e forse anche sul fatto che certe storie non finiscono mai davvero, cambiano solo forma.

Barbie e Ken in Toy Story 3 (2010) - Credits: Courtesy Press OfficeBarbie e Ken in Toy Story 3 (2010) - Credits: Courtesy Press Office

La famiglia. Nessuno è un'isola (nemmeno a Malibu)

Ogni grande personaggio ha una costellazione attorno. Ken non fa eccezione. Il suo primo migliore amico si chiama Allan Sherwood, debutta nel 1964, ed è la prova che Ken aveva capito prima di chiunque altro l'importanza del capitale sociale. Nel 1970 arriva Talking Brad, primo amico afroamericano — un gesto che oggi leggiamo come anticipazione di una sensibilità inclusiva che Mattel avrebbe esplorato con più coraggio nei decenni successivi.

L'unico fratello si chiama Tommy, fratello minore, debutto nel 1997. Poca luce su di lui, ma la sua esistenza è lì a ricordarci che anche il personaggio più solare ha una famiglia, una storia, un contesto.

New Talking Brad - Credits: Courtesy Press OfficeNew Talking Brad - Credits: Courtesy Press Office

Le professioni: curriculum di un uomo impossibile

Se dovessimo appendere il CV di Ken su un muro come si fa con le opere in serie — e giuro che varrebbe la pena farlo — il risultato sarebbe qualcosa tra un'installazione di Sophie Calle (da osservare al Castello di Rivoli) e un manifesto del XX secolo.

Medico nel 1963. Pilota nel 1975. Tennista professionista nel 1980. Sciatore olimpico medaglia d'oro e nuotatore olimpico medaglia d'oro, entrambi nel 1975 — due ori nello stesso anno, cosa che nella realtà sportiva sarebbe un caso clinico. Pompiere, bagnino e barista nel 2019. Brand ambassador di Expedia nel 2026, con apparizione al Super Bowl LX nello spot "Ken's Going Places".

Ski Fun Ken - Credits: Courtesy Press OfficeSki Fun Ken - Credits: Courtesy Press Office

Lo stile: dalla tuta blu alla coda alta

Torniamo al 1978, perché è lì che per me tutto si ferma. Quella tuta di velluto blu elettrico — il modello che ho tenuto in mano da bambino — era già un'opera di design. Il tessuto, la fibbia a stella sulla cintura, gli occhiali da sole rossi tenuti in mano con nonchalance: non era abbigliamento da spiaggia, era costume di scena. Era il sogno americano degli anni Settanta compresso in 30 centimetri di plastica. Disco music, luci soffuse, il futuro che sembrava ancora luminoso.

Da lì in poi, Ken si reinventa di decennio in decennio con una coerenza stilistica che pochi designer umani possono vantare. Negli anni Novanta, Totally Hair Ken porta capelli innestati, pettine viola e gel Dep — un omaggio involontario all'estetica del grunge temperata dal glamour californiano. Nel 2006, il celebrity stylist Phillip Bloch gli firma un restyling di mezza età. Nel 2015 indossa un abito Moschino personalizzato identico a quello di Jeremy Scott agli MTV Awards. Nel 2017 arriva la coda alta, le treccine, le corporature larghe e snelle: Ken scopre l'intersezionalità del corpo maschile.

Jean Paul Gaultier lo ha usato come musa. Gareth Pugh anche. Non è un caso: Ken è sempre stato, prima ancora che un giocattolo, un esercizio di stile.

Totally Hair Ken - Credits: Courtesy Press OfficeTotally Hair Ken - Credits: Courtesy Press Office

L'uomo che si reinventa: 65 anni, 65 avventure

Oggi Ken compie 65 anni. Mattel lo celebra con una serie di 65 nuove esperienze nel suo 65° anno di vita — e invita i fan a suggerirgli dove andare e cosa fare, via Instagram.

Ma questa non è solo una campagna social. È il segnale più chiaro che Ken ha smesso di essere esclusivamente una bambola e si è trasformato in un'icona culturale che si muove nel mondo reale.

Parallelamente, il brand Barbie lancia la collezione Kenbassadors™ — una linea di bambole Signature che celebra uomini reali capaci di generare un cambiamento positivo nella cultura e nella società. Il primo Kenbassador è LeBron James: atleta, icona globale, fondatore della LeBron James Family Foundation. Una bambola da collezione, in tiratura limitata, che unisce sport, stile e impegno sociale — e che apre la strada a futuri Kenbassadors ancora da annunciare.

È, in questo senso, una reinvenzione profonda. Ken, il personaggio che per decenni è stato definito come "il fidanzato di Barbie", ha trovato una sua identità autonoma: simbolo di amicizia, di scoperta di sé, di reinvenzione permanente. Oggi esiste in 3 tipi di corporatura, 9 tonalità di pelle, 10 colori degli occhi, 27 colori di capelli, 20 acconciature. Non è più uno solo: è molti, è tutti, è chiunque voglia riconoscersi in lui.

Il rivale storico di Ken

Nei salotti italiani degli anni Settanta, Ken aveva un rivale. Si chiamava Big Jim, era anch'egli figlio di Mattel, aveva le spalle larghe, il karate chop incorporato nel dorso e l'aria di chi non porta Barbie a cena ma la salva dalla giungla. Ufficialmente, i due non si sono mai incontrati: universi narrativi separati, target diversi, nessuna sovrapposizione prevista dai brand manager. Eppure, sul pavimento di milioni di case italiane, il triangolo esisteva — e quasi sempre Big Jim vinceva. Era più alto, più muscoloso, più avventuroso. Ken, con la sua tuta di velluto blu, sembrava al confronto un gentiluomo di altri tempi. La storia ufficiale dice che Barbie amava Ken. La storia vera, quella scritta dai bambini, era un'altra faccenda.

E questo è, forse, il più grande complimento che si possa fare a un oggetto: diventare così vivo da sfuggire al controllo di chi lo ha creato. Mattel aveva scritto la sceneggiatura. I bambini l'avevano riscritta. È sempre così con le opere d'arte che contano davvero — quelle che smettono di appartenere all'artista nel momento stesso in cui qualcuno le guarda, le prende in mano, le porta a casa. Ken non è mai stato solo di Mattel. È stato nostro. E lo è ancora.

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