Di Claudia Ricifari e Simona Peverelli
La Paris Fashion Week chiude portando in passerella alcuni dei suoi brand di punta. Al Cour Carrée del Musée du Louvre Nicolas Ghesquière porta una collezione che è intellettuale e al tempo stesso molto fisica, mentre Miu Miu sceglie di far sfilare le sue creazioni nostalgiche su un manto erboso ricreato dentro il Conseil économique, social et environnemental di Parigi.
Per la sfilata Louis Vuitton Autunno-Inverno 2026-2027 Louis Vuitton sceglie di portare sulla passerella verdi colline e asperità montane, frutto della collaborazione con lo scenografo Jeremy Hindle che ha modellato per l’occasione un paesaggio scultoreo e verdeggiante ispirandosi alle Jura Mountains, nei pressi di Anchay, la cittadina natale di Louis Vuitton. Un contesto che si collega all’artwork digitale realizzato da Nazar Strelyaev-Nazarko.
E così la collezione è un continuo gioco di rimandi tra passato, presente e futuro, che rende omaggio alle origini della Maison, ma guarda avanti. Le atmosfere montane pervadono un po’ tutte le creazioni, attraverso i capispalla importanti con focus sulle spalle, ma anche attraverso le lavorazioni artigianali delle lane colorate, nei capi dall’effetto patchwork, nei cappelli esagerati di pelle e pelliccia e anche nelle cuffiette che arrivano a coprire fin sotto le orecchie, ma rese chic dall’abbinamento con orecchini super pendenti dorati.
E che la sfilata avesse un mood immaginifico e filosofico, quasi fosse sospesa nel tempo e nello spazio, era subito chiaro dalla scelta musicale del primo brano, “Goodbye”, brano del musicista tedesco Apparat che era stato colonna sonora della serie Dark, diventata un cult proprio per la sua capacità di mettere insieme fantascienza, filosofia e persino fisica quantistica (non a caso, nella serie, si parlava di viaggi nel tempo).
Dunque, ecco che pantaloni balloon aperti sui lati delle gambe e dal materiale lucente si abbinano a un corpetto o a una giacca avvitata di pelle e pelliccia. La gonna dell'abito è a sua volta un capospalla con cappuccio. Le minigonne riprendono l’artwork di Nazar Strelyaev-Nazarko, che si ripete anche sulle maniche o sulla schiena dei cappotti. I colori sono perlopiù sgargianti, nei toni dei rossi e del magenta, ma anche del verde bosco. Per lasciare spazio anche a qualche uscita più classica in marrone, nero e grigio.
Anche gli accessori seguono questo filone tra ieri e oggi con alcune borse iconiche che tornano in versione monocromatica e con inserti. Borse pensate per l'esplorazione e il desiderio di viaggiare, come la borsa Noè che torna alle sue proporzioni e al colore originali del 1932.
Una sfilata con cui Nicolas Ghesquière ci suggerisce chiaramente che non c'è miglior creativo della natura, ieri, oggi e per sempre.
Anche Miu Miu sceglie la natura per immergere le sue creazioni in un’atmosfera bucolica. In questo caso gli outfit attraversano un manto erboso, passando in mezzo a un colonnato e tra le pareti tappezzate a tema floreale. I codici della natura, però, rimangono distanti dagli abiti. È la musica ad annunciarlo, concettuale, atmosferica, narrativa. E la palette di colori, tenue fatta di grigi e beige. Il clima che si respira è in definitiva urbano e malinconico, evocando paradossalmente un paesaggio metropolitano, come una sensazione di solitudine nella grande città. Così sfilano come ricordi sfocati linee pulite e asciutte e volumi ridotti: giacche doppiopetto abbinate a pantaloni che strisciano a terra aprendosi con tagli verticali sulle scarpe, capispalla portati distrattamente aperti mostrando uno strato in pelliccia, completi gonna e giacca con la camicia allacciata fino all'ultimo bottone.
C'è la serie di mini abiti e slip dress, dove la gonna si accorcia, ma senza malizia. In questo romanticismo urbano dove il tempo scorre come un pensiero annebbiato, Miuccia Prada dissemina dei dettagli simbolo di femminilità giocosa, riportando in superficie quello spirito naif e di ribellione elegante, che è sostanza del brand. Così la palette discreta viene rotta dagli unici guizzi di colore che irrompono con maxi paillettes, illuminando décolleté, porzioni di mini abiti e colbacchi; e poi il fiocco, simbolo di leggerezza e freschezza giovanile. Alla fine però la natura “irrompe” sugli abiti, letteralmente arrampicandosi sul fondo della giacche, con un effetto sorprendente in cui la materia tessile sembra fondersi con il manto erboso sottostante.
Miuccia Prada continua la sua riflessione sull’oggi, catturando l'impressione che la fine sia imminente, e lo fa portando in passerella una donna imperfetta e autentica, quasi senza trucco, quasi spettinata. Per questo sfilano modelle di tutte le età e di tutte le taglie. Si riconosce Chloë Stevens Sevigny, l'attrice ed ex modella statunitense vincitrice di un Golden Globe, la supermodella e attrice australiana Gemma Louise Ward e l'attrice 57enne Gillian Leigh Anderson. Così la vulnerabilità e la peculiarità di ogni donna diventa forza dirompente.