Di Claudia Ricifari
Il ritorno al Carrousel du Louvre non è casuale. Per la sfilata Schiaparelli Autunno-Inverno 2026-2027 alla Paris Fashion Week Daniel Roseberry riporta la maison in uno spazio che per anni ha rappresentato il cuore operativo delle passerelle parigine. Un luogo carico di memoria, dove il prêt-à-porter incontra la storia recente della moda.
Per il direttore creativo della casa fondata da Elsa Schiaparelli, il dialogo tra couture e ready-to-wear rimane centrale. Dopo aver stabilito l'haute couture al Petit Palais, la maison costruisce qui il suo linguaggio quotidiano. L’idea, spiega Roseberry, è quella di far evolvere la couture verso territori sempre più elevati, mentre il prêt-à-porter approfondisce il vocabolario estetico sviluppato nelle ultime stagioni, strato dopo strato, senza perdere quella dimensione speciale che caratteristica del marchio.
Il risultato è una collezione che trasferisce tecniche tipicamente couture in un guardaroba contemporaneo, mantenendo la tensione surrealista che da sempre definisce l’identità Schiaparelli.
La collezione si intitola The Sphinx, riferimento alla creatura mitologica egizia nota per la sua natura enigmatica. Il titolo nasce da una spilla disegnata da Alberto Giacometti per Elsa Schiaparelli negli anni Trenta e diventa il punto di partenza di una riflessione più ampia sul rapporto tra passato e presente della maison.
Negli ultimi tempi la sfida più grande per i direttori creativi è quella di attingere ai codici delle maison senza restare imprigionati però nei soliti stilemi. Per Roseberry l’elemento simbolico attraverso cui affrontare questa tensione diventa il buco della serratura, immagine ricorrente nell’iconografia schiaparelliana. Guardare attraverso quella fessura significa spiare la storia della maison per rileggerla con gli strumenti del presente.
In questa prospettiva la collezione non tenta di replicare la radicalità storica di Elsa Schiaparelli, ma di interpretarla in una forma compatibile con il linguaggio della moda contemporanea.
La maestria tecnica è il filo conduttore dell’intera sfilata. Molte lavorazioni derivano direttamente dal vocabolario della couture, ma vengono tradotte su materiali e silhouette pensati per l’uso quotidiano.Tra gli elementi più evidenti emerge l’escargot cut, un taglio spiraliforme che ispira il drappeggio di pantaloni e giacche, creando movimenti fluidi attorno al corpo. La stessa logica si ritrova negli abiti in plissé laminato, dove una pellicola trasparente applicata sulla seta produce un effetto liquido e avvolgente.
E poi quello che il direttore creativo definisce impossible knitwear, una maglieria che rielabora i tradizionali maglioni Aran a trecce. Pannelli di tulle trasparente vengono sovrapposti alla struttura della maglia, generando un volume che sembra sospeso sul corpo. Il risultato è una costruzione visivamente leggera ma tecnicamente complessa.
E poi i trompe-l’œil: guaine aderenti che sembrano pelle ma sono realizzate in lana e seta stampata. Un inganno visivo che diventa un dispositivo estetico coerente con l’eredità surrealista della maison.
Il senso di perturbazione, elemento costante nell’universo di Elsa Schiaparelli, è presente attraverso forme che appaiono precise, ma spesso vengono disturbate da dettagli che introducono una dimensione imprevista. Piccole code posteriori spuntano dalle gonne, alterando la pulizia delle silhouette.
Gli accessori riprendono invece riferimenti diretti all’arte surrealista. Alcuni gioielli si ispirano alle opere di Meret Oppenheim, l’artista che negli anni Trenta trasformò oggetti quotidiani in presenze stranianti, come la celebre tazzina ricoperta di pelliccia.
In passerella questo immaginario prende forma in spille rivestite di pelliccia e negli stivali-calza i cui tacchi si trasformano in sottili zampette di gallina. Elementi ironici e surreali che mantengono viva la conversazione tra moda e arte, cifra storica della maison.
La sfilata arriva alla vigilia di un momento importante per la storia del marchio. Dal 28 marzo, infatti, il Victoria & Albert Museum di Londra inaugurerà la retrospettiva Schiaparelli: Fashion Becomes Art, una grande mostra dedicata alla vita e all’opera della stilista italiana.
Il percorso racconterà le collaborazioni con artisti come Salvador Dalí, autore dell’abito con lo scheletro ricamato e di quello con le tasche a forma di cassetti ispirate alla Venere con i cassetti, oltre alla celebre boccetta del profumo Shocking, modellata dalla scultrice Leonor Fini sulle proporzioni dell’attrice Mae West.
Un contesto, quello museale, che rafforza il dialogo tra passato e presente che attraversa la collezione FW 2026-2027.
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