Di Claudia Ricifari
Dopo New York, Londra e Milano, il calendario della moda approda a Parigi per la Women’s Collection Autunno/Inverno 2026-2027. Dal 2 al 10 marzo la capitale francese si conferma ultimo, decisivo capitolo del mese delle sfilate, quello in cui le tendenze si consolidano e le nuove direzioni creative trovano la loro sintesi più compiuta.
Parigi resta il luogo in cui il lusso si misura con la propria storia e, allo stesso tempo, con l’urgenza del presente. Le passerelle si distribuiscono tra palazzi istituzionali, musei, spazi industriali riconvertiti e scenografie monumentali, restituendo l’immagine di una città che continua a fare della moda un pilastro culturale culturale prima ancora che commerciale.
Tra i momenti più attesi della settimana c’è il debutto di Antonin Tron come direttore creativo di Balmain (mercoledì 4 marzo), chiamato a inaugurare una nuova fase per la maison dopo la lunga stagione di Olivier Rousteing. Assisteremo poi all’ultima sfilata di Pieter Mulier per Alaïa, prima del suo passaggio ufficiale da Versace.
La stagione segna anche tappe decisive per altre direzioni creative recenti, chiamate a confermare la loro idea di moda: Jonathan Anderson da Dior (il 3 marzo), Pierpaolo Piccioli da Balenciaga (sabato 7 marzo), Matthieu Blazy per Chanel (lunedì 9 marzo). Momenti di assestamento in cui ogni maison misura la tenuta del proprio progetto creativo.
Parallelamente, il calendario registra il ritorno di Off-White sulle passerelle parigine – il 5 marzo - dopo la parentesi newyorkese e accoglie nuove presenze come Litkovska e Situationist, segnali di un sistema che, pur fortemente strutturato, mantiene un’attenzione verso linguaggi indipendenti e internazionali. Grande assente Valentino: Alessandro Michele ha scelto di rendere omaggio all’eredità di Garavani tornando a Roma. Lo show si terrà il 12 marzo, fuori dai calendari delle fashion week.
Il calendario alterna i grandi pilastri del lusso francese a brand che hanno costruito la propria reputazione su un’estetica più radicale. Chanel, Saint Laurent, Louis Vuitton, Hermès e Givenchy scandiscono la settimana con sfilate destinate a influenzare l’immaginario della stagione. A questi si aggiungono realtà come Rick Owens, Dries Van Noten, Acne Studios e The Row, che offrono letture più concettuali del prêt-à-porter.
La geografia della città diventa parte integrante del racconto. Gli show si distribuiscono, infatti, tra spazi monumentali e location industriali riconvertite, costruendo un percorso che accompagna addetti ai lavori e osservatori internazionali attraverso quartieri e architetture diverse.
Accanto alle passerelle, la città si anima di eventi collaterali, mostre e presentazioni che ampliano il perimetro della Fashion Week. Fondazioni, musei e spazi indipendenti diventano luoghi di confronto tra moda, arte e industria, rafforzando il ruolo di Parigi come capitale culturale oltre che stilistica.
Alla Fondation Cartier pour l’art contemporain, dal 6 marzo, Le Musée Vivant de la Mode propone un percorso curatoriale firmato da Olivier Saillard che indaga il gesto, la memoria e la costruzione del capo attraverso installazioni e performance.
Al Palais Galliera, è visitabile Weaving, Embroidering, Embellishing: The Crafts and Trades of Fashion, progetto dedicato alle competenze artigianali che sostengono l’alta moda, tra ricamo, tessitura e lavorazioni decorative, offrendo una lettura strutturale del savoir-faire parigino.
Il Musée des Arts Décoratifs prosegue inoltre la programmazione legata al centenario dell’Art Déco, con un focus sull’influenza del movimento nelle arti applicate e nel linguaggio della moda del Novecento.
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