Di Valeria Boraldi
La Paris Fashion Week FW26-27 entra nel vivo con Chloé, che apre la quarta giornata di sfilate ed eventi puntando su un'allure, come sempre, bohemien. Nel terzo giorno, invece, il brand francese Courrèges si immerge nel brusio urbano, Stella McCartney sfoggia materiali proteici all’interno di un’atmosfera equestre, Balmain omaggia il cinema Anni ’40 e l’iconico blazer Belle Madame, mentre da Tom Ford la poesia si concretizza in forma e movimento.
Sullo sfondo una parete color sabbia che ricorda quella delle montagne più chiare. Sul pavimento, un tappeto di fumo bianco avvolge corpi e superfici dando vita ad un’atmosfera quasi fiabesca. È qui che va in scena la collezione Autunno/Inverno FW26-27 di Chloé. Creazioni che volgono lo sguardo lontano, a quelle praterie in cui sentirsi libere e spensierate, in cui correre muovendosi in abiti o gonne lunghe e dai tessuti impalpabili, abbracciate da blazer oversize o impermeabili, senza rinunciare però a dettagli dall’allure rococò. Stretti e colorati, i jeans sono avvolti da maxi-stivali sopra il ginocchio che slanciano la figura, andando a braccetto con camicie tartan o maglioncini crochet; mini-jacket si alternano a bluse con balze o camicie sopra a long skirt; texture pesanti si uniscono a quelle più leggere facendo nascere look in cui ogni tassello gioca e dialoga all’interno di un’atmosfera Anni ’70.
Le creazioni realizzate dalla direttrice creativa Chemena Kamali sfilano in un turbinio di colori, dalle tonalità più chiare a quelle pastello - come il rosa in diverse gradazioni, il carta da zucchero, il pesca o il giallo - fino alle nuances che sprizzano energia. Un esempio è il rosso, perfetto su cappotti doppiopetto o casacche e pantaloni balloon che danzano ad ogni passo. Immancabili i pizzi - che arricchiscono abiti lunghi e corti o mantelline che sembrano fatte di zucchero filato - insieme a cappe e trench, perfetti per vivere le campagne inglesi. L’atmosfera country chic si unisce al romanticismo bohemien per dare vita a mises fresche e sbarazzine da indossare day&night, sfoggiando un’eleganza raffinata, sussurrata e che non ha bisogno di ostentare per farsi notare.
La location, stretta e lunga, è un trionfo di bianco. La passerella, in contrasto, è nera e dall’atmosfera claustrofobica. Una combinazione che, già dalla scenografia, racconta la collezione FW26-27 di Courrèges, presentata agli ospiti - quasi impilati su tre file di spalti - al Carreau du Temple, il mercato ottocentesco di Parigi, ricontestualizzato per l’occasione dal direttore creativo della maison Nicolas Di Felice. Seguendo una palette di monocromie che si muove tra nero, grigio e bianco, sfilano creazioni dalle mille sfumature di forma e materiali. Ci sono capi dai volumi geometrici che si scostano dal corpo, abiti da cocktail ergonomici o top realizzati in rete. Le texture sono le più varie, ma facenti parte dell’heritage della maison: dall’utilizzo del denim grezzo alla pelle plastificata fino al vinile.
Per Courrèges, nella prossima stagione fredda ci vestiremo anche d’ironia. Un esempio? Le minigonne o i party dress realizzati con frange composte da biglietti del métro rivestiti di plastica. Grande protagonista dello show, il background musicale. In primis, il ticchettio martellante di un orologio che, sempre più intenso, conduce all’inizio della sfilata. In secundis, un tappeto sonoro fatto di brusio urbano, che si tinge di rumori di metropolitana, passi frettolosi verso l’ufficio o suonerie del cellulare, tutti pronti ad accompagnare ed incalzare il susseguirsi di look che, al contrario, comunicano chiarezza e rigore e vestono dalla mattina alla sera. Ci sono le mises più “pulite”, perfette per vivere le ore del giorno, avvolte dalla linearità modernista tipica della maison, come abiti lunghi e candidi, e quelle ideali per i momenti in cui tramonta il sole, come tubini neri, gonne a ruota plissettate o cappotti lunghi e aderenti.
C’è chi dice che presente e futuro si costruiscano facendo tesoro del passato. Ecco che questa filosofia prende vita nella collezione Autunno/Inverno 2026-2027 che segna il debutto alla direzione creativa di Balmain di Antonin Tron. Il materiale d’archivio della maison è la pasta da modellare per fare nascere la nuova donna simbolo della casa di moda francese. E cosa c’è di meglio che usare come trampolino di lancio un capo iconico della storia del marchio? La figura femminile che nasce dall’estro di Antonin Tron, infatti, è intrisa dello spirito della Jolie Madame. Un’espressione che, semplicemente tradotta, significa “bella signora”, ma che - nel fashion system - vuol dire anche molto altro: due parole che identificano la silhouette nata dalle linee del famoso blazer creato da Balmain e ispirato alle uniformi dell’arma francese. Sei bottoni dorati, girovita stretto e spalline rinforzate, per un capo simbolo di forza, indipendenza e sicurezza di sé.
Tra scolli a “V” profondi, gonne a matita dagli spacchi audaci o fianchi sottolineati da asimmetrie volumetriche, apre le danze di questo show un omaggio alla prima donna pilota della compagnia aerea nazionale francese, Jacqueline Auriol, grande simbolo di emancipazione femminile, nonché prima cliente di Pierre Balmain. La collezione firmata da Antonin Tron porta in scena capi sartoriali che evidenziano le linee del corpo senza costringerlo, seguendo un’affascinante precisione architettonica che si unisce a texture morbide, all’interno di una sfilata i cui capi toccano una palette scura che si tinge di nero, marrone, ma anche ocra in pattern animalier, passando per l’ottanio, il verde oliva o quello più vivace. Nelle creazioni vive un riferimento nostalgico al cinema noir degli Anni ’40, ma anche al neo-noir degli Eighties, che diventa protagonista in dettagli come spalle dalle sagome scolpite.
Quando l’amore per gli animali si unisce al voler omaggiare quello che, per il calendario cinese, è l’anno del Cavallo, il risultato è una sfilata avente come invito un My Little Pony giallo dalla criniera blu e come teatro un maneggio. La collezione Autunno/Inverno 2026-2027 di Stella McCartney, infatti, va in scena all’interno di un campo prova del Grand Manége Jean Caucanas di Parigi ed è uno spettacolo che profuma di sabbia e criniere in libertà. Le modelle sfoggiano i look disegnati dalla designer calcando una passerella bianca che segue il perimetro rettangolare della struttura, camminando quasi a protezione di una grande tesoro posto al centro: un gruppo di cavalli bianchi e neri liberi, che, all’interno di un’area circoscritta, si muovono leggiadri sulla base di una coreografia guidata dall’artista equestre Jean-François Pignon.
L’aria che si respira è intrisa di tranquillità ed armonia. Un ambiente perfetto per portare gli animi in uno stato di connessione con la natura. La collezione rispecchia i dettami che costituiscono la brand personality di Stella McCartney. In primis, l’utilizzo di pelli vegane, raggiungendo il 93% di utilizzo di materiali sostenibili. Tra abiti scenografici, distese di stelle su texture azzurro cielo, giacche che si aprono come tutù dal profilo di eco-pelliccia, pantaloni ricoperti di cristalli colorati o bluse dalle spalle strutturate che strizzano l’occhio agli Anni ’80 (volumi iconici della maison inglese) e molto altro: la collezione si muove in un costante ping-pong tra guardaroba maschile e femminile, in un dialogo che nasce dall’utilizzo di materiali proteici, come il Brewed Proteini™ by Spiber, il RCO100TM by Säntis Textiles ed il LUNA-FORMI™ by GOZEN, in alternativa a quelli di derivazione animale. Oltre agli ospiti, ad applaudire Stella e la sua collezione - che tocca palette neutre, ma anche vivaci - il papà Paul, omaggiato da una canottiera bianca che riporta una scritta in suo onore, My dad is a rock star.
Riuscire a rispettare i dettami stilistici definiti dal fondatore di una maison è un grande traguardo. Portarli avanti e renderli parte integrante del sistema moda dei propri tempi, un successo. Alcuni designer riescono in questa impresa e, tra questi, c’è anche Haider Ackermann, direttore creativo di Tom Ford.
La collezione Autunno/Inverno 2026-2027 firmata dallo stilista belga è poesia che prende forma all’interno di un white cube, tra abiti e completi bianchi, ma anche neri, o capi conquistati dalla loro combinazione, come negli accostamenti top e pantalone o sulle texture dei cappotti su cui nascono fantasie animalier. Ci sono le candide camicie lunghe fino ai fianchi o le versioni cropped; le pencil skirt aderenti o le gonne morbide e sfasate; i tailleur ed il match blazer/jeans che non stanca mai, soprattutto se abbinato a camicie dai tessuti impalpabili; maxi-cardigan, dolcevita e capi “plastificati”. Un mix che soddisfa i desideri più sofisticati e tocca una palette colori scura, in cui sono protagonisti anche marroni e grigi, e da cui fanno capolino colori vivaci come il rosso o il verde.