Di Giuditta Avellina
Il trench nasce per resistere al fango e alla pioggia delle trincee, ma diventa eterno grazie al cinema e alla moda. Alla fine dell’Ottocento Thomas Burberry brevetta la gabardine, un cotone impermeabile e traspirante che permette agli ufficiali britannici di affrontare la guerra con un capo funzionale, leggero e regolabile attraverso cintura, spalline e patte frangivento. Ogni dettaglio nasceva da una necessità tecnica: la cintura serviva a modellare il volume sopra l’uniforme, le spalline indicavano il grado, la patta deviava l’acqua. Finita la guerra, il trench entra nel guardaroba civile come simbolo di autorevolezza. Humphrey Bogart lo consacra come uniforme del mistero in Casablanca, Marlene Dietrich ne esalta l’ambiguità appropriandosi di un capo maschile, e Audrey Hepburn lo rende femminile abbinandolo a pantaloni essenziali e silhouette pulite. Negli Anni '60 il trench diventa parigino e sofisticato, negli '80 urbano e strutturato, nei '90 minimal.
Se ieri era il cinema a consacrarlo, oggi è lo street style globale a rilanciarlo come uno dei capi più fotografati fuori dalle sfilate. Angelina Jolie lo sceglie lungo, quasi monastico, con linea pura e palette neutra, spesso abbottonato fino al collo e portato con passo deciso, senza sovrastrutture. Kendall Jenner e Hailey Bieber lo reinterpretano in chiave più contemporanea: spalla più ampia, occhiali scuri, sandali sottili, mocassini o ballerine affilate. La costante è una sola: il trench viene portato chiuso, centrato, protagonista, come fosse un abito e non un semplice soprabito.
Anche tra le modelle della nuova generazione il capo dominante resta il trench. Gigi Hadid lo abbina a silhouette morbide e sneakers o sandali bassi, e in passato lo ha scelto anche in colorazioni più audaci, come il giallo ocra. Bella Hadid predilige versioni oversize, spesso più scure, con un’attitudine Anni ’90 che richiama minimalismo e layering metropolitano. E poi c’è Dakota Johnson, in un trench beige classico, cintura annodata con naturalezza e occhiali scuri: un’interpretazione essenziale, urbana, che conferma come il vero lusso oggi sia la sottrazione. Un capo iconico che attraversa stagioni, generazioni e stili diversi. Il trench è diventato la nuova uniforme urbana delle fashion insider.
Burberry del trench ha scritto la grammatica, e nella Primavera/Estate 2026 sceglie di non limitarsi al beige iconico, ma di giocare con il proprio archivio in chiave cromatica. Il mini trench doppio petto in check giallo, verde e arancio è compatto, quasi coat dress. La lunghezza sopra il ginocchio ne accentua la leggerezza, ma la struttura resta precisa: bottoni marcati, cintura regolabile, spalla netta. Non è un trench “da pioggia”, ma un capo grafico, quasi pop.
Accanto a questa versione luminosa, compare un check più saturo, rosso e verde, con contrasti forti e styling deciso. Qui il trench non accompagna il look, ma lo domina. Il pattern diventa superficie vibrante, trasformando un capo storicamente neutro in una dichiarazione cromatica. E poi c’è il trench beige classico, lunghezza midi, cintura morbida, rever tradizionale. Ma anche questo non è copia del passato, ma viene indossato con layering sofisticato, foulard illustrato e pantaloni in pizzo sotto, dimostrando che l’archetipo può restare intatto e al tempo stesso dialogare con il presente.
Se Burberry lavora sulla grafica e sulla memoria, altri brand insistono sulla costruzione. Da Max Mara il trench beige si allunga sotto il polpaccio e diventa una colonna sartoriale. Il tessuto mantiene la forma, la cintura definisce la vita senza stringere eccessivamente, la spalla è presente, ma non aggressiva. È un trench che non fluttua, ma resta saldo, disegna un asse verticale. Givenchy sceglie una via più rigorosa e il trench chiaro ha una costruzione asciutta e una presenza silenziosa, ma potente. Le linee sono pulite, la lunghezza importante, la silhouette compatta.
Sportmax accentua la dimensione architettonica, lavorando su un taglio quasi tecnico, mentre Lanvin e Michael Kors mantengono un’eleganza disciplinata, con trench lunghi e ben calibrati, pensati per essere indossati chiusi e diventare il centro dell’outfit. Emporio Armani alleggerisce leggermente la rigidità, introducendo più fluidità nel movimento, mentre Biagiotti lavora su una femminilità strutturata, ma altrettanto elegante. Ed il trench è più lungo, più deciso, più architettonico.
Un’altra linea forte della Primavera/Estate 2026 è quella materica. Ferrari porta in passerella un trench in pelle caramello lucida che cattura la luce a ogni passo. La superficie riflettente enfatizza le pieghe, la cintura stringe con decisione, la struttura è netta. È un trench che comunica potenza, quasi meccanica. Ermanno Scervino propone una versione nera in leather, affilata, con cintura ampia e costruzione definita. Dolce & Gabbana trasforma il trench in capo teatrale, statement, lontano dall’idea di impermeabile borghese. TheAttico spinge verso un’attitudine più glamour, più metropolitana. In queste interpretazioni il trench si avvicina al cappotto da sera o al coat statement.
Se una parte della stagione insiste sulla struttura, un’altra lavora sulla fluidità. Ralph Lauren propone un trench satinato rosso intenso che scivola lungo il corpo come un abito liquido. La cintura non comprime, ma accompagna, la superficie luminosa sostituisce qualsiasi accessorio. Elie Saab porta il trench nel territorio dell’evening coat, con tessuti più preziosi e costruzione elegante. Zimmermann lo alleggerisce in bianco latte, quasi etereo, mentre Stella McCartney mantiene una linea pulita e contemporanea, in cui il trench diventa minimal coat da indossare come unica dichiarazione. Lo stilista nepalese Prabal Gurung introduce una morbidezza sofisticata che dialoga con abiti leggeri sotto, mantenendo però il trench come protagonista. Qui la palette si accende in rosso e il capospalla non è più neutro, ma colore.
In questa Primavera/Estate 2026 il trench si indossa con consapevolezza. Il mini check di Burberry funziona lasciando spazio al pattern: gambe nude o pantaloni minimal, accessori puliti, niente che distragga dal disegno. Le versioni lunghe e strutturate di Max Mara o Givenchy si portano chiuse, come abiti, con sandali sottili o flat affusolate per alleggerire la base visiva. I trench in pelle di Ferrari si abbinano a tessuti fluidi o nude look sotto, così che la rigidità della superficie dialoghi con la morbidezza. I modelli fluidi e cromatici di Ralph Lauren o Stella McCartney richiedono una base neutra per non competere con il colore.
Le versioni più urbane e disciplinate di Emporio Armani o Tory Burch trovano equilibrio con pantaloni sartoriali ampi o denim dritti, lasciando alla cintura il compito di definire la silhouette. La regola è una: il trench è il centro. Dalla gabardine militare ai check multicolor, dalla pelle lucida al satin fluido, il trench attraversa oltre un secolo di storia senza perdere autorevolezza: cambiano i colori, si allungano o si accorciano le forme, si trasformano le superfici. Ma resta intatto il suo potere, ossia quello di costruire l’immagine. Nel 2026 non è solo un capospalla, ma attitudine allo stato puro.
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