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living11 marzo 2026

L'orizzonte senza muri, soluzioni di design per vivere all’aperto

Il grande trasloco: come terrazzi e giardini sono diventati il nuovo palcoscenico della vita quotidiana
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Di Patrizia Piccinini

“Questa stanza non ha più pareti”, cantava Gino Paoli. E a guardare le nostre città e le nostre case oggi, vien da pensare che non avesse solo ragione, ma che avesse previsto il futuro. Il confine tra "dentro" e "fuori" è evaporato peggio di un cocktail lasciato al sole d'agosto. L’outdoor non è più il parente povero del soggiorno, quello dove si mettevano le sedie di plastica che lasciavano il segno del ricamo sulle gambe. No, oggi l’esterno conquista i dehors e i terrazzi trasformandoli in salotti dove l’unica cosa "selvaggia" è il prezzo del gin tonic.

Complici inverni che sembrano primavere e una voglia matta di aria aperta, la regola è diventata ferrea: appena spunta un raggio di sole, si esce. Ma lo si fa con stile. Dimenticate il rustico: qui parliamo di sedute avvolgenti e tessuti così morbidi che ti viene il dubbio di aver portato fuori il divano buono. I grandi brand hanno capito l’antifona: non vendono più "mobili da giardino", ma sistemi di sopravvivenza chic per chi vuole abitare il terrazzo con la stessa cura maniacale che riserva al parquet del salotto.

Classici senza tetto (e senza pensieri)

Non sono solo le novità a prendere aria: anche i mostri sacri del design hanno deciso che era ora di farsi una tintarella. Pezzi nati per stare sui tappeti persiani ora sfidano l’umidità senza battere ciglio. Il merito? Una tecnologia dei materiali che finalmente corre veloce quanto la fantasia. Prendete la 932 “Novetrenta” di Vico Magistretti per Cassina: nel '65 era un rivoluzionario sistema di cuscini "impacchettati", oggi è pronta a piazzarsi a bordo piscina senza spettinarsi. O la sedia Dalila di Gaetano Pesce, che trasforma la cena fuori in un’inaugurazione alla Biennale di Venezia. E che dire del Tufty-Time di Patricia Urquiola per B&B Italia? Dopo vent’anni passati a farci sprofondare in salotto, ha deciso di traslocare in giardino. Morale della favola: il design è uscito di casa. E, onestamente, non ha nessuna intenzione di rientrare a mettere in ordine.

Tufty-Time 20 Outdoor di Patricia Urquiola per B&B Italia Tufty-Time 20 Outdoor di Patricia Urquiola per B&B Italia

Il giardino come passerella: tra tessuti jacquard e teak

Poteva mancare la moda? Ovviamente no. Anche gli stilisti hanno portato le loro passerelle tra le siepi di bosso. Il divano Moremi di Roberto Cavalli Home Interiors è praticamente un invito al peccato di pigrizia: linee curve, legno arrotondato e una sensualità che fa sentire subito in una villa a Saint-Tropez anche se ci si trova in un cortile a Lambrate. Se invece ci si sente più "nomadi di lusso", c’è Woodstock di Etro Home Interiors. Ispirato alle sedute Majlis, mescola legno di iroko e dettagli in ottone. È perfetto per quegli aperitivi conviviali dove si parla di massimi sistemi, ma con i piedi nudi su un tessuto jacquard. Il risultato è servito: il giardino è la stanza in più, quella dove design, moda e zanzare (purtroppo) convivono senza più frontiere.

A sinistra: Moremi di Roberto Cavalli Home Interiors – Courtesy Roberto Cavalli Home Interiors; A destra: Woodstock di Etro Home Interiors – Courtesy Etro Home InteriorsA sinistra: Moremi di Roberto Cavalli Home Interiors – Courtesy Roberto Cavalli Home Interiors; A destra: Woodstock di Etro Home Interiors – Courtesy Etro Home Interiors

Oltre la soglia: il manuale del perfetto "outdoorista"

I cataloghi 2026 ci proiettano in un mondo dove rilassarsi è un’arte sottile. Si parte con l'incastro perfetto di Array di MDF Italia, firmato Snøhetta, che propone moduli curvi da combinare come i mattoncini della nostra infanzia, ma in una versione decisamente più adulta e confortevole. Se si punta all’élite del relax, Moorea di Carlo Colombo per Giorgetti unisce la fredda precisione dell'acciaio al calore del teak, trasformandosi nell'arredo perfetto per chi possiede uno yacht o, nel dubbio, una terrazza che ne simuli l'ebbrezza.

Ma il design 2026 è anche profondamente eco-chic, come dimostra Vincent Van Duysen per Molteni&C con la sua Soleva: qui alluminio e multistrato marino riciclato si fondono perché, ammettiamolo, essere eleganti è bello, ma salvare il pianeta stando comodamente seduti è decisamente meglio. Per gli spiriti avventurosi che sognano un safari urbano, la collezione Lodge di Christophe Pillet per Ethimo si ispira ai rifugi della savana mixando alluminio lucido e marmo.

La narrazione prosegue con Cicala, firmata Julie Richoz per Tectona, che gioca sul contrasto tra la leggerezza dell’acciaio e una solidità scultorea praticamente a prova di fine del mondo. Infine, si chiude il cerchio con la morbidezza architettonica di Flow per Talenti: il teak curvato e le righe bordeaux di Ludovica Serafini + Roberto Palomba sono così magnetici che verrebbe voglia di usarli anche sotto la grandine, pur di non smettere di ammirarli. Morale della favola: il giardino non è più il posto dove nascondere gli gnomi di gesso, ma un vero palcoscenico dove il design ha finalmente deciso di recitare a cielo aperto. Sipario.

A sinistra: Lodge di Christophe Pillet per Ethimo – Courtesy Ethimo; A destra: Flow di Ludovica Serafini + Roberto Palomba per Talenti – Courtesy Talenti A sinistra: Lodge di Christophe Pillet per Ethimo – Courtesy Ethimo; A destra: Flow di Ludovica Serafini + Roberto Palomba per Talenti – Courtesy Talenti

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