Di Giuditta Avellina
“Life is a cabaret, old chum. Come to the cabaret”. Quando Liza Minnelli canta queste parole nel film Cabaret, diretto da Bob Fosse, non sta solo interpretando una canzone: sta costruendo un’immagine destinata a diventare una delle più riconoscibili della storia dello spettacolo. Il cappello a bombetta, il caschetto nero geometrico, gli occhi segnati dall’eyeliner, le bretelle e le paillettes. In quella scena tutto diventa iconico. Ora l’artista compie 80 anni.
Nata il 12 marzo 1946 a Los Angeles, Minnelli resta una delle figure più potenti del musical e della cultura pop. Cabaret vince otto premi Oscar e lei conquista la statuetta come miglior attrice, consacrandosi come performer totale: cantante – con questa pellicola lancia canzoni come Cabaret e Money, Money, Money - attrice e ballerina capace di trasformare ogni gesto, ogni abito e ogni sguardo in spettacolo. Figlia della leggenda di Hollywood Judy Garland e del regista Vincente Minnelli, cresce dentro il mondo dello spettacolo, e riesce a costruire una personalità artistica unica, in cui musica, teatro e stile diventano un’unica forma espressiva. Ed è proprio questa fusione tra performance e immagine che ha reso il suo guardaroba, dal cappello di Cabaret agli abiti firmati Halston, parte integrante della storia dello spettacolo.
Tra i costumi più celebri della storia del cinema c’è quello di Sally Bowles in Cabaret: cappello a bombetta, calze a rete, bretelle e micro-shorts. Il look, progettato dalla costumista Charlotte Flemming, si ispira all’estetica del cabaret berlinese degli Anni ‘30 e gioca con l’ambiguità tra sensualità e ironia teatrale. Il cappello maschile indossato con disinvoltura diventa immediatamente un simbolo visivo e ancora oggi è uno dei costumi più citati nella storia del musical e della cultura pop.
Se il cappello è l’accessorio iconico, il taglio corto è la vera firma estetica di Liza Minnelli. Negli anni alterna il celebre bob nero con frangia a versioni ancora più corte, quasi pixie, sempre costruite per incorniciare il volto e amplificarne l’espressività. Quel look nasce proprio durante la preparazione del film Cabaret: il regista Bob Fosse chiede un’immagine più grafica e teatrale, ispirata alle fotografie della Berlino degli anni Trenta e alla figura di Louise Brooks. Il risultato è un taglio netto, geometrico, abbinato a occhi fortemente truccati e ciglia lunghissime, che negli Anni '70 diventa quasi una divisa scenica.
Negli Anni '70 Minnelli diventa una presenza costante della nightlife newyorkese, soprattutto del celebre Studio 54. È qui che nasce il sodalizio creativo con lo stilista americano Halston. Gli abiti che disegna per lei in jersey, satin o ricoperti di paillettes incarnano perfettamente lo spirito glamour della disco era. Sono capi pensati per muoversi con il corpo e accompagnare la performance, ed è così che quando Minnelli canta o danza, l’abito diventa parte dello spettacolo.
Un altro elemento chiave del suo stile è il completo nero maschile: pantaloni sartoriali, giacca strutturata e spesso una camicia bianca o un top brillante. Indossato nei concerti e negli spettacoli teatrali, questo look gioca con i codici dell’eleganza maschile trasformandoli in costume scenico, un’estetica che anticipa molte narrazioni contemporanee sulla fluidità dello stile.
Nel corso della sua carriera Liza Minnelli ha attraversato decenni di spettacolo restando sempre riconoscibile. Dai palchi di Broadway ai grandi concerti internazionali, fino agli show televisivi e alle serate leggendarie della New York degli Anni '70, ha incarnato l’idea della performer totale.
Le sue interpretazioni di standard come New York, New York o Maybe This Time sono diventate riferimenti per generazioni di cantanti e attrici. Con una voce potente, una teatralità immediata e uno stile visivo inconfondibile, Minnelli ha contribuito a ridefinire il musical moderno e l’immaginario glamour dello spettacolo. È questo, più di ogni singolo abito o film, che spiega perché il suo nome continui a rappresentare una delle figure più grandi della cultura pop del Novecento.
Leggi anche:
Buon compleanno Ken: quello che non sapete sul grande amore di Barbie
Ecco chi sono oggi le donne del cinema. Ma non chiamatele “eroine”