Di Claudia Ricifari
Con l’arrivo di giugno e l’apertura della stagione estiva, il mondo della cultura si accende di appuntamenti straordinari che invitano al viaggio e alla scoperta. Quest’anno, il filo conduttore che unisce le principali capitali dell’arte è una profonda riflessione sulla forma, sul corpo e sulla sua straordinaria capacità di farsi spazio politico, spirituale e sartoriale. Dalla Ville Lumière ai canali di Venezia, passando per le istituzioni più prestigiose di Londra e New York, i grandi maestri del Novecento dialogano con le provocazioni della contemporaneità. Che si tratti della pura estetica di un drappeggio d'alta moda o della forza monumentale di un collage di Matisse, la proposta espositiva dei prossimi mesi promette di superare i confini tradizionali dei musei, offrendo percorsi immersivi e retrospettive inedite.
Ecco la nostra selezione d’autore delle mostre da inserire assolutamente nell'agenda di viaggio di questo inizio estate.
L'ultimo grande mito vivente del Novecento americano arriva in Europa con una retrospettiva monumentale. Fino al 10 settembre 2026, il Museo Guggenheim di Bilbao ospita Jasper Johns: Night Driver, una rassegna di 140 opere realizzata in stretta collaborazione con lo stesso artista novantaseienne, che ha concesso per l'occasione un nucleo importantissimo di capolavori della sua collezione personale. Curata da Enrique Juncosa, l'esposizione si apre con i lavori che hanno reso Johns celebre in tutto il mondo un decennio prima dell'esplosione della Pop Art: i numeri scultorei, le mappe cromatiche e i celeberrimi bersagli, affiancati dalle iconiche bandiere statunitensi che oggi appaiono come le vestigia decostruite del sogno americano.
Il percorso espositivo si addentra poi nella varietà delle sue stagioni creative, mettendo in luce la straordinaria capacità di Johns di far protendere la pittura fuori dalle due dimensioni del quadro, inglobando oggetti ed elementi della realtà fin dentro la cornice. Maestro del New Dada capace di anticipare gran parte delle tendenze contemporanee, Johns ha sempre rifiutato di fornire spiegazioni didascaliche sulla propria arte, lasciando alle opere la libertà di farsi contenitori di infiniti rimandi letterari e interpretazioni. Il titolo della mostra, Night Driver, evoca un viaggio notturno in solitudine, un movimento concentrato verso spazi sconosciuti che esalta la dimensione più intima ed emotiva del suo lavoro. Un'emozione che si fa vibrante anche nelle due sale interamente dedicate ai suoi potenti lavori su carta e che restituisce al visitatore quel misterioso, leggerissimo sorriso di disincantata e dolce malinconia che da sempre accompagna la leggenda di Jasper Johns.
Dal 12 giugno al 27 settembre 2026, gli spazi del Jeu de Paume di Parigi si trasformano nello scrigno di una delle collezioni private di fotografia più importanti al mondo. Prodotta dal Victoria and Albert Museum di Londra e curata da Duncan Forbes, la mostra Fragile bellezza mette in scena oltre 300 stampe dagli anni Cinquanta a oggi, svelando lo sguardo intimo e la passione trentennale di Sir Elton John e David Furnish.
Attraverso cinque sezioni tematiche, l'esposizione spazia dall'universo della moda (primo grande amore dei collezionisti, rappresentato da icone di Irving Penn e Herb Ritts) ai celebri ritratti delle leggende del cinema e della musica, da Marilyn Monroe a Miles Davis. Il cuore pulsante della rassegna risiede tuttavia nell'esplorazione del desiderio e delle identità plurali, con un focus sul corpo maschile e sull'attivismo queer documentato da maestri come Robert Mapplethorpe e William Klein. Vero e proprio fulcro emotivo è l'installazione monumentale Thanksgiving di Nan Goldin: un altare alla non-conformità composto da 149 stampe Cibachrome che rivestono le pareti dal pavimento al soffitto. Tra i reportage storici sui diritti civili e le crude istantanee di prostituzione giovanile della serie Hustlers di Philip-Lorca di Corcia, la mostra si rivela un itinerario ad alta intensità, arricchito per la tappa parigina da acquisizioni recentissime ed esposte qui in assoluta anteprima.
Un grande appuntamento espositivo invita a guardare con occhi nuovi e privi di accademismi uno dei protagonisti assoluti dell’Impressionismo. La mostra Renoir et l’amour. La modernité heureuse (1865-1885), visitabile fino al 5 luglio 2026 al Musée d'Orsay, riunisce oltre cinquanta capolavori provenienti dalle più importanti collezioni internazionali, ripercorrendo vent’anni decisivi in cui la pittura dell’artista si afferma come l’interpretazione più sensibile, gioiosa e luminosa della vita parigina di fine Ottocento.
Organizzata in stretta sinergia con la National Gallery di Londra e il Museum of Fine Arts di Boston, l’esposizione segna il ritorno in Francia di tele raramente concesse in prestito, alcune delle quali non venivano più riunite nel Paese dal 1985. Tra i capolavori in mostra spiccano icone storiche dell'immaginario impressionista come La colazione dei canottieri e Ballo al Moulin de la Galette, opere immortali che hanno contribuito a definire la percezione contemporanea della Parigi di fine secolo.
Restando a Parigi, ma spostandoci al Grand Palais, va in scena un evento culturale senza precedenti per portata e ambizione: una mostra monumentale che illumina in modo inedito gli ultimi, straordinari anni di Henri Matisse. Fino al 26 luglio 2026, l'esposizione raccoglie oltre 300 opere, molte delle quali mai esposte prima in Francia, testimoniando la sorprendente energia creativa di un artista che, ormai quasi ottantenne e provato nel fisico, seppe reinventarsi completamente attraverso l'invenzione dei gouaches découpés, la celebre tecnica che unisce la pittura a tempera al collage, rinnovando radicalmente il suo linguaggio artistico e conferendo alla sua produzione una dimensione monumentale.
I visitatori possono ammirare da vicino serie leggendarie come gli Interni di Vence (1946-1948), i disegni a pennello e inchiostro di Temi e Variazioni, e i cartoni preparatori per la Cappella di Vence, sui quali Matisse lavorava in scala reale direttamente sulle pareti del suo grande studio al Régina. Stanza dopo stanza, lo spazio si espande accogliendo opere iconiche come Il Dolore del Re, Zulma, Ballerina Creola e la celeberrima serie dei Nudi Blu. L'esperienza è arricchita dalle tavole del prezioso album Jazz e dal suo bozzetto, supportati da un impianto elettroacustico che immerge il pubblico nelle atmosfere musicali tanto amate dal pittore.
“Nei momenti difficili la moda è sempre stravagante”: la celebre massima di Elsa Schiaparelli risuona più attuale che mai in un’epoca in cui il fashion system rischia di smarrire il proprio legame con la cultura e la sperimentazione pura. Il Victoria and Albert Museum di Londra celebra questo spirito ribelle con Schiaparelli: Fashion Becomes, la prima grande mostra del Regno Unito dedicata a una delle stiliste più rivoluzionarie del XX secolo. In programma fino all’8 novembre 2026, l’esposizione propone un affascinante dialogo intergenerazionale tra i capi storici degli anni Venti e la loro eclettica reinterpretazione contemporanea firmata dall'attuale direttore creativo Daniel Roseberry.
Il percorso vanta oltre 200 oggetti d'archivio tra abiti d’alta moda, accessori, gioielli scultorei, profumi, fotografie e opere d’arte. Tra i pezzi forti spiccano le radicali collaborazioni nate dal sodalizio con Salvador Dalí, come l'iconico Abito Scheletro, l'Abito Lacrime e il provocatorio cappello a forma di scarpa rovesciata. Una rassegna che racconta come l’universo della stilista continui a sfumare i confini tra arte, cinema e teatro, partendo dallo storico atelier al 21 di Place Vendôme per onorare e reinventare una visione audace per il nuovo secolo.
In concomitanza con la Biennale d'Arte e le celebrazioni per il suo ottantesimo compleanno, Marina Abramović firma un progetto storico alle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Fino al 19 ottobre 2026, la mostra Transforming Energy segna un primato: è la prima volta in assoluto che un’artista donna vivente è protagonista di una rassegna di tale portata all'interno del museo. Il progetto si sviluppa tra le sale della collezione permanente e gli spazi temporanei, creando un cortocircuito visivo e concettuale tra la performance contemporanea e i capolavori della pittura rinascimentale. Il punto di contatto è il corpo: non più semplice oggetto di rappresentazione, ma presenza attiva e pulsante.
Il percorso espositivo intreccia pietre miliari della Performance Art come Rhythm 0, Imponderabilia e Balkan Baroque a nuove produzioni e installazioni interattive. Elemento centrale dell'esperienza sono i Transitory Objects, strutture realizzate in pietra e cristalli con cui il pubblico è invitato a interagire fisicamente per modificare la propria percezione energetica. Il culmine poetico si raggiunge nel confronto diretto e silenzioso con la monumentale Pietà di Tiziano, dove l'artista indaga il tema del dolore e della carne senza mediazioni narrative, scardinando i codici storici della tradizione.
Il drappeggio si fa struttura e il tessuto si trasforma in monumento. Fino all’11 ottobre 2026, il Kunstgewerbemuseum di Berlino dedica una straordinaria monografia a Madame Grès con la mostra Many Shades of Grès, riportando al centro dell'attenzione una delle figure più rigorose, visionarie e mistiche del Novecento della moda. Per la prima volta in Germania, una retrospettiva completa accende i riflessori sul lavoro della couturière francese, evidenziando la sua personalissima visione plastica del corpo umano.
Il percorso espositivo rivela la grammatica stilistica di una designer che ha saputo fondere misura e libertà: plissé millimetrici, silhouette scultoree e panneggi leggeri che evocano la purezza della statuaria classica. Dagli esordi negli anni Trenta fino al successo planetario della sua maison negli anni Sessanta, la ricerca di Grès ha inciso in modo duraturo sull’idea di eleganza moderna, restituendo alla fisicità una centralità assoluta che supera la transitorietà delle mode stagionali.
Al MoMA di New York, fino al 12 settembre 2026, la mostra Frida and Diego: The Last Dream offre una stimolante rilettura critica del lavoro di Frida Kahlo e Diego Rivera. Il progetto, nato in stretta connessione con un'opera lirica dedicata alla celebre coppia, rompe gli schemi espositivi tradizionali utilizzando un allestimento dal forte impianto teatrale e scenografico che evoca le suggestioni del Día de los Muertos, spostando il focus sulla memoria e sulla complessa costruzione dell'identità.
La selezione include capolavori assoluti di Frida Kahlo, tra cui Self-Portrait with Cropped Hair e Fulang-Chang and I, affiancati a importanti lavori di Rivera e ai ritratti fotografici d'autore realizzati da Lola Álvarez Bravo e Leo Matiz. La tesi forte della mostra è quella di restituire totale autonomia formale e concettuale all'universo della pittrice messicana: il lavoro di Kahlo non viene ridotto a un mero riflesso della sua turbolenta relazione amorosa, ma celebrato come un linguaggio solido e rigoroso. Il corpo, nei suoi dipinti, cessa di essere un elemento neutro per diventare un campo di fiera elaborazione personale, intima e politica.
A quasi un anno dalla sua scomparsa (avvenuta il 22 giugno 2025, alla soglia dei 99 anni) e in concomitanza con il centenario della sua nascita, le Gallerie d’Italia di Milano celebrano uno dei più grandi maestri della scultura contemporanea. Fino al 18 ottobre 2026, l’antologica Arnaldo Pomodoro: una vita, curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani, raccoglie oltre 40 opere che ripercorrono sei decenni di ricerca. È l’occasione perfetta per decodificare la celebre grammatica visiva dell'artista, che partendo dalla grafica e dall’oreficeria è arrivato a conquistare le piazze di tutto il mondo, da Copenaghen alla sede delle Nazioni Unite a New York.
La mostra evidenzia la celebre tensione tra la superficie levigata del bronzo e la complessità caotica delle sue viscere, firma inconfondibile di sfere, cubi e dischi specchianti. Il percorso si apre nel Salone Scala con un suggestivo display su una pedana in fiberglass bianco che ospita sculture monumentali dagli anni Sessanta ai Duemila (tra cui Cubo e Rotativa di Babilonia), per poi snodarsi in sei sale cronologiche che vanno dagli esordi informali al minimalismo americano, fino a una stanza-archivio ricca di documenti inediti. Il viaggio si conclude all'aperto, nel Chiostro ottagonale e nel Giardino di Alessandro, dove il Disco in forma di rosa del deserto n. 1 e la Sfera grande, recentemente restaurati ed esposti permanentemente, dialogano magnificamente con la luce estiva e l'architettura milanese.
A ventotto anni di distanza dalla sua storica rassegna del 1998, Anish Kapoor fa il suo trionfale ritorno alla Hayward Gallery dal 16 giugno al 18 ottobre 2026, firmando uno degli appuntamenti più attesi per il 75° anniversario del Southbank Centre. Curata da Ralph Rugoff, la mostra si sviluppa tra le sale interne e le terrazze all'aperto, offrendo una potente combinazione di nuove installazioni e opere recenti che sfidano la percezione e l'orientamento fisico dello spettatore.
Il percorso è scandito da tre monumentali installazioni: una monumentale membrana in PVC gonfiato che comprime l’architettura circostante da un'altezza di sei metri, una misteriosa soglia montuosa inserita in un paesaggio rosso e la celebre scultura sospesa Mount Moriah at the Gate of the Ghetto (2022). Tra i giochi di specchi d'acciaio che distorcono lo skyline londinese e l'uso radicale del Vantablack, la nanotecnologia capace di assorbire la luce e annullare la tridimensionalità visiva delle forme, Kapoor esplora la tensione tra materia e vuoto. A fare da contrappunto a queste vertigini ottiche, dipinti e sculture recenti in silicone, pigmento e resina evocano tessuti biologici e superfici lacerate, trasformando l'esposizione in un profondo viaggio psicologico ed estetico all'insegna dell'incertezza.