Di Matteo Dall’Ava
Una giornata intera dedicata alla bicicletta. È quella che l'ONU ha indetto nel 2018, scegliendo il 3 giugno. Una data che non commemora nessuna invenzione e nessuna vittoria sportiva, ma che esiste per ricordare una cosa semplice: la bicicletta è il mezzo di trasporto più democratico che l'umanità abbia mai prodotto. Oltre un miliardo di esemplari in circolazione nel mondo (dati Worldometer) fino ad arrivare in Olanda con ben 23 milioni di biciclette su una popolazione di 17 milioni di abitanti; cioè 1,3 biciclette a persona. Il segreto? Nessun motore, nessuna patente, nessun carburante.
Per celebrare questa giornata abbiamo scelto di partire da un'origine precisa: la Graziella. Perché è italiana, perché è bella, e perché la sua storia racconta qualcosa che va ben oltre le due ruote. Nel 1964. L'Italia è nel pieno del miracolo economico e il Paese si scopre capace di produrre cose belle oltre che funzionali. È in questo momento che Rinaldo Donzelli, designer della Carnielli di Vittorio Veneto, progetta qualcosa di radicalmente diverso: una bicicletta pieghevole con ruote da 20 pollici, telaio ad arco basso, seduta raccolta. Un oggetto compatto, quasi buffo nella sua grazia proporzionata. La chiamano Graziella.
Il nome è femminile, e non è un caso. La Graziella nasce con una vocazione urbana e quotidiana, pensata per la donna che si muove in città, che fa la spesa, che guadagna qualche chilometro di libertà senza dipendere dall'auto (del marito). Ma gli oggetti davvero riusciti smettono presto di appartenere a chi li ha pensati. La Graziella la guidano tutti: i bambini in bilico sul portapacchi, gli studenti universitari, gli operai, i turisti con le borse appese al manubrio. La bici da donna diventa la bici di tutti, e questo è già un indizio di qualcosa.
Un successo che si spinge Oltralpe: il mercato più difficile e più desiderabile d'Europa come i due personaggi scritturati dalla Carnielli: Brigitte Bardot e Salvador Dalí. L’immagine con BB gioca tutta su un contrasto. La piccola pieghevole accanto alla Rolls-Royce Silver Cloud con targa parigina, e lo slogan: «La Rolls-Royce di Brigitte Bardot». Così, la Graziella diventa la bici di chi ha già l'automobile e decide di non usarla perché il lusso vero è poter scegliere.
Il registro cambia completamente con Dalí. Il grande surrealista catalano non pedala: posa sul marciapiede parigino con il cappotto scuro, le tele sottobraccio, il bastone da passeggio. Il tacco appoggiato con sufficienza al pedale della Graziella bianca. Non sta andando da nessuna parte: sta dichiarando che quell'oggetto merita la sua approvazione. Se Dalí la sceglie, la Graziella è un manifesto.
La Graziella è diventata un pilastro del design industriale italiano degli anni Sessanta, copiata e imitata ovunque. Il marchio ha cambiato mano più volte. Oggi appartiene al gruppo Fantic, che lo ha acquisito insieme a Bottecchia nel 2022. Sebbene non venga più prodotta (o quasi) quella sagoma con le ruote piccole e il telaio ad arco rimarrà immediatamente riconoscibile. Gli oggetti che hanno un'anima vera sopravvivono ai loro creatori.
Chiuso il capitolo Graziella, oggi Bottecchia ha scelto una direzione radicalmente diversa: un esempio è la BE34 Monaco, una e-trekking full suspension pensata per chi vuole davvero pedalare, su qualunque terreno. Motore elettrico, batteria integrata, doppia sospensione, freni idraulici Shimano, cambio a 10 velocità. Una bici che parte già completa. Bottecchia ha lasciato andare la poesia e ha guadagnato in tecnologia.
Una Graziella in circolazione, però, c'è ancora. Taurus è una manifattura milanese fondata nel 1908, con stabilimento a Vanzaghello, in provincia di Milano. Produce biciclette artigianali da oltre un secolo, ogni telaio realizzato a mano con tecnica di saldobrasatura. Dal 2025 riporta in produzione la Graziella pieghevole nella colorazione blu: ruote da 20 pollici, freni a bacchetta, la stessa silhouette del 1964. Non è una riedizione celebrativa da tenere in salotto: è una bicicletta che si usa, personalizzabile in ogni dettaglio, costruita con gli stessi principi artigianali di sessant'anni fa. La continuità, quando è autentica, non ha bisogno di spiegarsi.
Restando nel mondo dell'artigianato italiano, la Donna Classic Oro di Cigno è una city bike numerata prodotta in Italia dal marchio rilanciato nel 2006 dai fratelli Bernardi. Telaio cromato, sella Brooks in cuoio, portagiornale in acciaio, tonalità oro che accentua il carattere prezioso senza scivolare nell'eccesso. Ogni esemplare è numerato: un dettaglio che trasforma l'acquisto in qualcosa di più simile a un collezionismo consapevole.
Siamo invece nella sartoria di lusso con il marchio mantovano Pard Design. Tra i tanti modelli, Via Roma Donna ha un telaio in carbonio a giunzioni, dettagli in pelle, finiture personalizzabili una a una come si sceglie il tessuto di un abito su misura. Disponibile anche come e-bike. È un oggetto più da indossare che da guidare o almeno così sembra, finché non ci si sale sopra.
Appartiene a un'altra categoria ancora la bicicletta in pelle naturale di Bottega Conticelli, disponibile su Artemest: quella degli oggetti che si comprano per possederli, per guardarli, per lasciarli in eredità. Cestino intrecciato e tanta pelle cucita a mano trattata con cera naturale idrorepellente. Con il tempo sviluppa una patina unica, sempre più personale. Realizzata a mano in quattro o cinque settimane, è più vicina all'artigianato couture che alla produzione in serie.
Porta i geni della vittoria la L120 Piccadilly 26″ di Legnano Cicli, azienda nata nell’Altomilanese nel 1902. Il marchio che ha portato al Giro d'Italia Binda, Bartali e Coppi oggi presenta una city bike dal gusto vintage con telaio in acciaio monotubo, cambio Shimano a sei velocità, freni V-brake in alluminio. Onesta, senza pretese di lusso, con una storia sportiva alle spalle che molti nomi nuovi si sognano.
Tra le biciclette più interessanti c’è un posto anche per Venezia di CarrerBikes, il frutto dell'incontro tra l’architetto Gianni Carrer e due maestri d'ascia nautici, Attilio e Renato Perin. Il telaio è in noce americano lavorato a mano: le venature calde del Walnut, le linee sinuose, il profilo pulito. È una bici che, quando la si vede parcheggiata, fa rallentare.
Tra tante biciclette da donna, che però non sono negate all’uso maschile, si mette in evidenza Scatto Italiano, un atelier milanese fondato nel 2013. The One è la loro proposta più ambiziosa: una bicicletta interamente su misura, in cui telaio, grafica, componenti e finiture vengono scelti insieme a chi la commissiona. Disponibile single speed, a due velocità o a pedalata assistita. In un mondo in cui quasi tutto si compra già fatto, The One ricorda che c'è ancora qualcuno disposto a costruire qualcosa da zero.
La bicicletta più bella è quella che si sceglie con cura. Il mercato non è mai stato così ricco di ragioni per farlo bene.
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