Di Giuditta Avellina
La moda festeggia due compleanni molto diversi, eppure sorprendentemente intrecciati. Vittoria Ceretti ed Emily Ratajkowski sono nate entrambe il 7 giugno, a sette anni di distanza, e oggi rappresentano due modi opposti, ma ugualmente potenti, di abitare il fashion system contemporaneo. Una è la top model italiana che ha conquistato le passerelle più prestigiose del mondo, diventando uno dei volti più richiesti dalle grandi maison del lusso. L’altra è la modella-celebrity che ha trasformato la propria immagine in un fenomeno culturale, attraversando moda, cinema, social media, imprenditoria, editoria e dibattito pubblico.
Vittoria Ceretti incarna la forza della moda nella sua forma più pura: passerelle, campagne, copertine, rigore professionale. Emily Ratajkowski rappresenta invece la trasformazione della modella in piattaforma culturale: una figura che non vive solo negli atelier e sui red carpet, ma anche nello street style, nei social network, nei podcast, nei libri e nelle conversazioni contemporanee sul corpo femminile.
Nata a Brescia il 7 giugno 1998, Vittoria Ceretti è considerata una delle modelle italiane più importanti della sua generazione. Il suo percorso comincia prestissimo e si consolida con una progressione rara, costruita non sull’esplosione improvvisa della fama, ma su una presenza riconosciuta stagione dopo stagione dagli addetti ai lavori. In un’epoca in cui molte carriere nella moda nascono dalla viralità o dalla forza dei social network, Ceretti ha seguito una traiettoria più classica: casting, sfilate, campagne, copertine, editoria, fino a diventare una presenza stabile nelle settimane della moda di Milano, Parigi, Londra e New York.
Nel corso della sua carriera ha sfilato per alcune delle maison più importanti al mondo: Prada, Versace, Valentino, Chanel, Dior, Fendi, Dolce & Gabbana, Louis Vuitton, Saint Laurent, Bottega Veneta e Gucci. Ceretti funziona nella moda concettuale e nel lusso commerciale, nell’alta sartorialità e nel ready-to-wear, nelle campagne globali e nei servizi editoriali più sofisticati. È stata scelta per copertine in diversi Paesi e per progetti firmati da alcuni dei fotografi più autorevoli della moda contemporanea. Vittoria Ceretti non ha costruito la propria immagine sull’eccesso, ma su una bellezza scultorea, intensa. Una top model classica, nel senso alto della parola, capace di attraversare passerelle couture, campagne beauty, copertine patinate e sfilate commerciali mantenendo sempre la stessa autorevolezza.
Negli ultimi anni il suo nome è uscito dai confini del fashion system anche grazie alla relazione con Leonardo DiCaprio, che ha inevitabilmente attirato su di lei l’attenzione del pubblico generalista. Ma ridurre Ceretti alla cronaca rosa significherebbe leggere la sua carriera al contrario. Quando il gossip internazionale ha iniziato a occuparsi di lei, la sua credibilità nella moda era già consolidata. Era già una modella affermata, riconosciuta, richiesta dalle maison e rispettata dagli addetti ai lavori. Il suo successo nasce prima dei riflettori hollywoodiani e resta saldamente radicato nella moda.
Se Vittoria Ceretti è figlia della passerella, Emily Ratajkowski arriva dalla cultura pop. Nata a Londra il 7 giugno 1991 e cresciuta negli Stati Uniti, Emily raggiunge la notorietà globale nel 2013 grazie al video di “Blurred Lines” di Robin Thicke, Pharrell Williams e T.I. È un’apparizione che la trasforma immediatamente in uno dei volti più riconoscibili della sua generazione, ma anche in un simbolo ambiguo del rapporto tra desiderio, sguardo maschile, esposizione del corpo e potere mediatico.
Da quel momento, Ratajkowski costruisce una carriera molto più ampia rispetto a quella della modella tradizionale. Lavora nella moda, posa per copertine e campagne, sfila, appare sui red carpet, entra nel cinema e nella televisione. Nel corso degli anni collabora con brand come Versace, Dolce & Gabbana, Marc Jacobs, Tory Burch e Victoria’s Secret, ma la sua forza non sta soltanto nel curriculum fashion. Sta nella capacità di trasformare la propria immagine in un linguaggio riconoscibile. Emily non è semplicemente una modella che indossa abiti: è una figura che genera conversazione. Il suo stile è diventato parte centrale del personaggio. Crop top, abiti cut-out, trasparenze, vita bassa, silhouette aderenti, trench portati aperti, stivali, denim, riferimenti agli anni Duemila e una sensualità sempre esplicita compongono il suo vocabolario estetico. È una moda fisica, urbana, molto fotografabile, perfetta per l’ecosistema digitale contemporaneo.
Ogni sua uscita a New York viene analizzata come street style, ogni red carpet rilanciato dai social, ogni look trasformato in contenuto. La sua figura diventa però interessante soprattutto perché nasce dentro una contraddizione. Emily è guardata, desiderata, fotografata, commentata. Ma allo stesso tempo cerca continuamente di riprendere il controllo del racconto. Il passaggio più importante arriva con “My Body”, il libro pubblicato nel 2021 in cui riflette sul rapporto tra corpo, fama, denaro, desiderio e potere. Il volume diventa un bestseller e la sposta in una dimensione diversa: non più soltanto immagine, ma voce critica dentro lo stesso sistema che l’ha resa celebre. Ratajkowski non rinnega la propria sensualità, ma prova a interrogarla, a politicizzarla, a trasformarla in discorso.
Anche il brand Inamorata, fondato nel 2017, va in questa direzione: beachwear, lingerie e moda diventano l’estensione di un immaginario costruito attorno a corpo, libertà, desiderio e autodeterminazione. Non è solo un progetto commerciale, ma un modo per capitalizzare e controllare la propria estetica. Ratajkowski vende un’immagine, certo, ma vende anche un’attitudine: quella della donna contemporanea che conosce perfettamente il potere dello sguardo e prova a usarlo a proprio favore. A differenza di Ceretti, più legata al rigore della passerella e al linguaggio alto del fashion system, Ratajkowski appartiene alla categoria delle modelle diventate piattaforme culturali. Ogni suo look, ogni uscita pubblica, ogni dichiarazione su maternità, divorzio, femminismo o libertà sessuale entra nel flusso della conversazione digitale. Emily è insieme soggetto e oggetto della cultura pop, una bellezza da copertina che ha trasformato la propria esposizione in discorso pubblico.
Anche dalle collaborazioni emerge la distanza tra i due percorsi. Vittoria Ceretti ha costruito il proprio prestigio dentro il cuore del fashion system: passerelle, campagne, copertine, maison. Il suo nome è legato ai grandi marchi del lusso e a un’idea di moda alta, rigorosa, quasi istituzionale. Non è diventata celebre perché “vicina” alla moda, ma perché la moda l’ha scelta, stagione dopo stagione, come uno dei volti più credibili della sua generazione. Le sue collaborazioni con Chanel, Dior, Prada, Valentino, Versace, Gucci, Saint Laurent e Bottega Veneta raccontano una modella capace di muoversi tra estetiche molto diverse. Può incarnare il minimalismo, la sensualità italiana, il rigore francese, il lusso borghese, la sperimentazione editoriale. È una qualità fondamentale per una top model: non imporre sempre se stessa sull’abito, ma trovare ogni volta il punto di equilibrio tra identità personale e visione creativa del designer.
Emily Ratajkowski, invece, ha allargato il campo. Anche lei ha collaborato con marchi di moda e lusso, ma la sua carriera si è definita soprattutto nella capacità di uscire dal perimetro della passerella. Ha attraversato cinema, televisione, editoria, imprenditoria e podcast, trasformando la propria immagine in un ecosistema più ampio. Non vive soltanto nelle campagne o sui red carpet, ma anche nei social network, nello street style, nei libri, nelle interviste e nelle conversazioni sul corpo femminile. Ceretti è una modella nel senso più alto e puro del termine: una figura scelta dalle maison per incarnare abiti, estetiche e visioni creative. Ratajkowski è una celebrity contemporanea: una donna che usa la moda come una delle tante piattaforme attraverso cui costruire identità, racconto e influenza.
Anche il loro modo di vestire racconta due approcci diversi al successo. Vittoria Ceretti è associata a un’estetica raffinata, essenziale, contemporanea: blazer impeccabili, cappotti lunghi, pantaloni sartoriali, denim puliti, abiti dalla costruzione rigorosa, silhouette asciutte e colori controllati. Il suo stile riflette il ritorno del quiet luxury: un lusso che non passa dal logo, ma dalla qualità dei materiali, dai tagli e dalle proporzioni. Ceretti porta gli abiti con una naturalezza quasi editoriale. Anche quando sceglie look sensuali, la sua immagine resta sofisticata e precisa, più vicina alla fotografia di moda che alla provocazione social. Non cerca necessariamente il colpo di scena, ma la coerenza: è una sensualità controllata, perfettamente allineata al linguaggio delle maison.
Emily Ratajkowski, al contrario, ha costruito una delle identità stilistiche più riconoscibili degli ultimi anni puntando su una moda più fisica, urbana e immediata. Crop top, cut-out, abiti aderenti, trasparenze, pantaloni a vita bassa, trench, stivali e riferimenti agli anni Duemila compongono il suo vocabolario estetico. Il suo stile vive nella cultura dello street style e dei social media, tra uscite a New York, red carpet ed eventi mondani trasformati in contenuto.
Nel fashion system puro, Vittoria Ceretti resta una delle modelle più rispettate e richieste della sua generazione. Sul piano dell’influenza culturale e mediatica, Emily Ratajkowski è invece una delle figure più potenti del panorama contemporaneo. Il suo stile viene imitato e rilanciato quotidianamente, mentre le sue parole sul corpo femminile entrano nel dibattito pubblico. Le sue scelte estetiche dialogano con moda, sessualità, femminismo, maternità, fama ed economia dell’immagine. Una domina le passerelle, l’altra domina la conversazione. Una rappresenta la modella come interprete assoluta della moda, l’altra la modella come autrice del proprio personaggio pubblico.
Vittoria Ceretti ed Emily Ratajkowski non si somigliano davvero, e proprio per questo funzionano così bene messe una accanto all’altra: due regine diverse dello stesso regno, una più silenziosa e rigorosa, l’altra più esposta, pop e magnetica.
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