Di Claudia Ricifari
Due mostre di primavera da non perdere (qui ne trovate altre, se amate la moda). Due città italiane – bellissime – che ospitano altrettanti protagonisti assoluti dell’arte del Novecento. A Firenze una grande retrospettiva dedicata a Mark Rothko indaga la dimensione contemplativa del colore, mentre a Ferrara una mostra su Andy Warhol ripercorre la rivoluzione visiva della Pop Art attraverso uno dei cicli più emblematici della sua produzione.
Le due esposizioni, allestite rispettivamente a Palazzo Strozzi e Palazzo dei Diamanti, mettono in scena due approcci quasi psicologici al potere dell’immagine, che hanno segnato profondamente l’arte del secondo Novecento. In Rothko la pittura diventa uno spazio di immersione emotiva, costruito attraverso campiture cromatiche che sembrano espandersi oltre la superficie della tela. In Warhol l’immagine assume il ritmo e i codici della cultura visiva di massa, trasformando il ritratto in una forma capace di modellare identità e percezione pubblica.
Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, Palazzo Strozzi presenta una delle più ampie esposizioni europee dedicate a Rothko. Curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, la mostra riunisce oltre settanta opere provenienti da importanti musei e collezioni internazionali, tra cui il Museum of Modern Art, il Metropolitan Museum of Art, la Tate, il Centre Pompidou e la National Gallery of Art di Washington.
Il percorso attraversa l’intera evoluzione dell’artista, dalle prime sperimentazioni figurative degli anni Trenta fino alle celebri composizioni astratte che, a partire dalla fine degli anni Quaranta, definiscono il suo linguaggio più riconoscibile. Le grandi tele costruite attraverso campi cromatici fluttuanti instaurano con lo spettatore una relazione diretta, pensata dallo stesso Rothko come esperienza profondamente emotiva.
Il progetto espositivo si estende inoltre alla città di Firenze con due sezioni satellite. Alcune opere dialogano con gli affreschi di Beato Angelico nel Museo di San Marco, mentre un ulteriore nucleo è ospitato nel vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo. Il confronto con l’architettura rinascimentale e con la tradizione pittorica fiorentina evidenzia come la ricerca di Rothko abbia concepito il quadro come ambiente percettivo capace di coinvolgere lo spettatore sul piano sensoriale.
Negli stessi mesi Ferrara dedica una grande mostra ad Andy Warhol – dopo quella dello scorso anno a Gorizia - con Andy Warhol. Ladies and Gentlemen, progetto che rievoca la storica esposizione presentata dall’artista in Italia negli anni Settanta e che segnò una svolta nella sua produzione.
Allestita a Palazzo dei Diamanti e realizzata con il sostegno dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, la mostra riunisce oltre centocinquanta opere tra dipinti, serigrafie, disegni e Polaroid. Al centro del percorso si trova la serie Ladies and Gentlemen, in cui Warhol sceglie come protagoniste drag queen afroamericane e portoricane incontrate nei club di New York.
I ritratti, caratterizzati da colori accesi e da una teatralità dichiarata, aprono una riflessione sul tema dell’identità e della rappresentazione. Le figure emergono come presenze costruite attraverso trucco, posa, fotografia e superficie pittorica, anticipando questioni oggi centrali nel dibattito culturale: la costruzione dell’immagine pubblica, le dinamiche di genere e il rapporto tra identità e visibilità mediatica.
Il percorso si amplia poi con una selezione di ritratti e autoritratti realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta. Le serie dedicate a Marilyn Monroe, Mao Tse-tung, Mick Jagger o Grace Jones mostrano la capacità di Warhol di trasformare icone culturali e figure dello spettacolo in immagini destinate a circolare globalmente, costruite attraverso i codici della pubblicità, della fotografia e del cinema.
Accostate idealmente tra Firenze e Ferrara, le due mostre restituiscono la complessità di due percorsi che hanno ridefinito il ruolo dell’immagine nell’arte del secondo Novecento.
Rothko concentra la propria ricerca sulla dimensione interiore della percezione. Il colore, liberato da ogni funzione descrittiva, diventa materia capace di evocare stati emotivi e di instaurare con lo spettatore una relazione intensa e contemplativa.
Warhol guarda invece alla circolazione delle immagini nella società contemporanea. Le sue opere riflettono il linguaggio della pubblicità, della fotografia e dello spettacolo, trasformando il ritratto in uno strumento attraverso cui la cultura visiva produce e diffonde modelli identitari.