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Fashion13 marzo 2026

La grande bellezza di Valentino a Roma: la sfilata a Palazzo Barberini

La Maison romana sfila nella Capitale per rendere omaggio al suo fondatore e per l'occasione Alessandro Michele porta in passerella una collezione elegante, opulenta e sensuale
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Di Claudia Ricifari

Le modelle sfilano sulla passerella della sfilata Valentino “Interferenze” Autunno/Inverno 2026 - Credits: Getty Images Le modelle sfilano sulla passerella della sfilata Valentino “Interferenze” Autunno/Inverno 2026 - Credits: Getty Images

Roma racchiude molte città in una sola. La Roma monumentale e quella quotidiana, la Roma della Storia e quella delle storie personali, delle contraddizioni, delle tensioni che convivono senza cercare necessariamente una sintesi. È da questa natura stratificata che Alessandro Michele sembra partire per Interferenze, la collezione Valentino Autunno Inverno 2026 2027 presentata non a Parigi, chiudendo il fashion month tra le sale di Palazzo Barberini. Un omaggio a Valentino Garavani, per riportare, a pochi mesi dalla sua scomparsa, la maison a casa.

E per l'occasione l'evento è stato trasmesso in diverse piazze italiane di Roma, Milano e Napoli. Un modo per rendere chiunque partecipe dell'esperienza. Dal vivo, invece, un front row di celebs, da Gwyneth Paltrow a Bianca Balti, da Alessandro Borghi a Pierfrancesco Favino. E poi: Mariacarla Boscono, Lily Allen, Iris Law, Ghali e molti altri.

La cornice è di quelle che impongono silenzio. La scalinata monumentale introduce gli ospiti in ambienti dominati dagli affreschi e dalla teatralità barocca del palazzo. Sopra le teste del pubblico, il Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona continua a raccontare un’idea di potere e di grandezza che appartiene alla storia della città. In mezzo a questo apparato scenografico si muovono i modelli, mentre la colonna sonora accompagna lo show con la voce magnetica di Sinéad O’Connor. A tratti graffiante, altre angelica. Troy e Fire on Babylon aprono e chiudono la sfilata trasformando la passerella in una sorta di spazio sospeso, quasi rituale.

Interferenze come incontro tra codici diversi, tra tradizione e deviazione, tra il linguaggio personale del designer e l’eredità di una maison costruita su un’idea di eleganza assoluta. “Lo show– si legge nella nota stampa - rende visibile la frizione tra codice e deviazione, leggerezza e gravità, regola ed eccedenza, trasparenza e opacità, conformità e trasgressione. Ne emerge una collezione che celebra l’ordine e, nello stesso momento, ne rivela la vulnerabilità strutturale, esponendolo alla possibilità del proprio superamento”.

La sfilata Valentino FW26-27

La collezione si sviluppa allora come un racconto fatto di stratificazioni. I materiali parlano la lingua dell’opulenza: pellicce, broccati, velluti, sete leggere e pizzi compongono un guardaroba che non rinuncia alla materia. Alcuni cappotti di pelliccia sono tagliati come vestaglie e indossati direttamente come abiti, mentre altri capispalla si espandono in volumi generosi, talvolta lisci, talvolta decorati da applicazioni asimmetriche di pelliccia. Le paillettes compaiono sul fondo dei cappotti o si trasformano in geometrie luminose sulle bluse. Anche le borse partecipano a questa costruzione generosa del look: quelle maschili sono maxi, portate a spalla come se fossero parte integrante della silhouette.

Le proporzioni giocano un ruolo centrale. I completi, per lei e per lui, sono costruiti su spalle strutturate e ampie. I cappotti dell’uomo scendono fino a sfiorare il pavimento, mentre alcune maniche sembrano allungarsi oltre la misura abituale. In altri momenti la collezione si accorcia improvvisamente: abiti mini in velluto attraversati da fasce a contrasto che ricordano le cinture delle giacche da camera, oppure tute impalpabili e bluse leggere che si muovono con naturalezza sul corpo.

Valentino FW26-27 - Credits: Launchmetrics.com/SpotlightValentino FW26-27 - Credits: Launchmetrics.com/Spotlight

Dettagli anni Novanta, sensualità e colore

Tra i dettagli che attirano subito l’attenzione ci sono i jeans skinny, portati con camicie di seta che si aprono sul davanti come sipari. È un riferimento che riporta alla memoria il passato e che Michele inserisce all’interno di un guardaroba volutamente eterogeneo. La vita cambia posizione a seconda dei look: bassa negli abiti lunghi da sera e in alcuni completi, alta invece nei vestitini fantasia più leggeri dove viene segnata da una fascia colorata.

Il colore diventa un altro strumento di interferenza. Le combinazioni sono volutamente inattese: rosso e verde acido, giallo e blu, arancione accostato al verde bosco o al viola. Le fantasie floreali hanno una costruzione preziosa e convivono con tessuti esotici che entrano anche nel guardaroba maschile, ampliando il campo visivo della collezione.

Il risultato è un insieme che procede per accumulo, per sovrapposizioni di segni e di riferimenti. Womenswear e menswear sfilano insieme senza cercare di annullare le differenze. Piuttosto, le fanno convivere nello stesso spazio, come accade spesso nella vita reale. In questo senso, l’idea di interferenza diventa anche un modo per raccontare la pluralità delle identità e dei linguaggi che attraversano la moda contemporanea.

Valentino FW26-27 - Credits: Launchmetrics.com/SpotlightValentino FW26-27 - Credits: Launchmetrics.com/Spotlight

L'omaggio di Alessandro Michele a Valentino Garavani

La chiusura non poteva che essere affidata – ancora una volta - a un lungo abito da sera rosso con strascico e aperto a “V” sulla schiena, ulteriore omaggio a colui che ha dato un nome a quella tonalità, il Rosso Valentino. E forse l’interferenza sta tutta lì. Alessandro Michele sembra quasi suggerire che il suo stesso tocco sia in fondo un’interferenza. Il suo stile c’è e si vede, ma, come già accaduto in occasione dell’Haute Couture, rispetto alle prime creazioni per Valentino sembra aver trovato ora la misura giusta per fondersi con il dna della Maison che è fatto soprattutto di eleganza estrema, di bellezza come necessità. In una parola: Valentino. E la risposta più bella, in fondo, è la standing ovation che Giancarlo Giammetti tributa al designer al suo passaggio tra gli applausi a fine sfilata.

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