Di Giuditta Avellina
Per anni abbiamo preparato il corpo all’estate. Abbiamo prenotato scrub, trattamenti drenanti, percorsi detox e rituali viso. Abbiamo imparato a proteggere la pelle dal sole, a rispettarne i tempi, a considerarla qualcosa di più complesso di una semplice superficie da rendere bella. I capelli, invece, sono rimasti spesso l’ultimo pensiero. Eppure, sono proprio loro a subire alcuni degli stress più intensi della stagione: raggi UV, salsedine, cloro, vento, lavaggi più frequenti, umidità e inquinamento.
Da qui nasce una delle tendenze beauty più interessanti degli ultimi tempi: l’hair skinification, ossia l’idea che cute e capelli meritino la stessa attenzione che normalmente riserviamo alla pelle. Non è un caso che questo concetto stia conquistando le spa più sofisticate, i saloni di alta gamma e gli hotel di lusso, dove il benessere non è più soltanto un trattamento, ma un’esperienza costruita intorno al tempo, all’ascolto e alla personalizzazione. Tra i professionisti che da tempo lavorano in questa direzione c’è anche Giusy Cacciatore, hairstylist e imprenditrice nel settore hair&beauty di lusso, la prima in Italia a portare il concetto di salone all’interno di hotel cinque stelle, integrandolo in modo naturale nei contesti della luxury hospitality. Il suo percorso nasce nell’alta coiffure e si consolida accanto a figure centrali dell’hairstyling italiano, da Aldo Coppola, che lei considera un maestro di tecnica e disciplina, a Rossano Ferretti, con cui ha lavorato per dieci anni entrando in contatto con il mondo dell’hôtellerie di alta gamma. Da qui una visione che considera il capello non come un semplice elemento estetico, ma come il riflesso dello stato generale della persona.
“Prima ancora di guardare la lunghezza, bisogna guardare la cute”, ci racconta. “Perché se non hai una cute sana, il capello rispecchia inevitabilmente quella problematica”. È un cambio di prospettiva che dice molto del modo in cui sta evolvendo il concetto stesso di bellezza. Per decenni il parrucchiere è stato il luogo del taglio, della piega e del colore. Oggi sempre più spesso diventa uno spazio di diagnosi, ascolto e prevenzione. “Una seduta non risolve quasi mai il problema - precisa l'esperta- serve un percorso. Prima si capisce cosa sta succedendo, poi si decide come intervenire sulla cute e sulle lunghezze”.
Se la skincare ci ha insegnato a conoscere il microbioma cutaneo, a distinguere tra pelle secca e sensibile, a esfoliare e idratare con costanza, la hair skinification applica la stessa filosofia al cuoio capelluto. La domanda non è più soltanto “come sono i miei capelli?”, ma “come sta la mia cute?”. “Una cute sana produce capelli sani - spiega l‘hairstylist - Se c’è un disequilibrio, il capello lo mostra immediatamente”. Uno dei segnali più sottovalutati riguarda la durata della sensazione di pulito: “Una cute equilibrata dovrebbe permettere ai capelli di restare puliti almeno tre giorni. Se il giorno dopo sono già pesanti, può esserci un problema di sebo, oppure si stanno usando prodotti non adatti”.
Radici lucide, lunghezze opache, perdita di luminosità, crespo persistente e sensazione di pesantezza sono campanelli d’allarme da non ignorare. “Se la radice è lucida e le lunghezze sono opache, il contrasto si vede subito: significa che il capello ha bisogno di essere riequilibrato”. È per questo che la preparazione estiva, secondo l’esperta, dovrebbe iniziare da una consulenza personalizzata e non dall’ennesimo cambio colore prima delle vacanze. Capelli naturali, colorati, decolorati o trattati non hanno infatti le stesse esigenze e non possono essere affrontati con lo stesso approccio. “Il prodotto per la cute e quello per le lunghezze non dovrebbero essere necessariamente lo stesso. Sono due aree diverse, con bisogni diversi”.
Nel mondo dell’ospitalità di fascia alta si parla sempre più spesso di quiet luxury: un lusso che non si esprime attraverso l’ostentazione, ma attraverso il benessere, il tempo dedicato a sé e la qualità dell’esperienza. Anche i capelli stanno entrando in questa narrativa. In hair spa, trattamenti come peeling cutanei, filler capillari, ricostruzioni intensive e ossigenoterapia stanno progressivamente sostituendo la logica del risultato immediato con quella della salute a lungo termine. La cura della chioma diventa così un rituale più ampio, che può includere detossinazione della cute, massaggio, trattamento delle lunghezze, hairstyling e, nei contesti più esclusivi, anche make-up e consulenza d’immagine.
In alcuni contesti di alta gamma la cura della chioma diventa un rituale più ampio, con percorsi su misura che uniscono haircare, benessere e ritualità, attenzione alla cute e una dimensione sensoriale sempre più centrale. Il peeling della cute, per esempio, funziona secondo lo stesso principio dell’esfoliazione del viso. “Si applica sulla cute asciutta e si massaggia delicatamente - spiega Cacciatore- Serve a rimuovere l’eccesso di sebo, le impurità e i residui che possono appesantire la cute”. È un gesto ancora poco diffuso, ma centrale in una visione più evoluta dell’haircare. Non più soltanto nutrire le lunghezze, ma creare le condizioni perché il capello cresca e si mantenga sano a partire dalla radice. L’ossigenoterapia è invece uno dei protocolli più sofisticati per chi cerca un boost rigenerante prima dell’estate. Il trattamento utilizza un dispositivo che veicola ossigeno ad alta concentrazione sulla cute e sulle lunghezze.
“L’ossigeno aiuta a riattivare il microcircolo e restituisce vitalità sia alla cute sia alle lunghezze - precisa l’hairstylist - il capello appare più luminoso, più morbido e più forte”. L’immagine che usa è molto efficace: “I capelli sono come una spugna. Ogni giorno assorbono smog, inquinamento, fumo, agenti atmosferici. Se non li idrati e non li mantieni sani, assorbono tutto quello che incontrano”.
Poi ci sono i filler, trattamenti che lavorano sulla struttura della fibra capillare contribuendo a richiudere le squame e a ridurre l’effetto crespo. “Il crespo è spesso il segnale di una squama aperta - dice Cacciatore – e il filler lavora proprio lì: riempie e compatta la fibra capillare, lasciando il capello più uniforme, lucido e protetto”. Il risultato è quello che gli addetti ai lavori chiamano effetto specchio: una superficie più compatta, capace di riflettere meglio la luce e resistere con maggiore efficacia agli agenti esterni. Anche il calore, se usato correttamente e con strumenti professionali, può diventare parte del rituale.
“Molte persone pensano che la piastra faccia sempre male ai capelli, ma non è così - svela l'esperta - dipende dalla qualità dello strumento, dalla temperatura e da come viene usata. Su un capello asciutto, con la piastra giusta, il calore può aiutare a chiudere la squama e a sigillare il trattamento”. È una precisazione importante, perché sposta il discorso dalla demonizzazione di certi passaggi dello styling alla loro corretta gestione. Non tutto ciò che scalda rovina. A fare la differenza sono diagnosi, tecnica, strumenti e misura.
Paradossalmente, il nemico numero uno della remise en forme estiva non è il sole. Sono le cattive abitudini. Tra queste, una delle più diffuse è la decolorazione immediatamente prima della partenza. “Molte persone pensano: vado al mare, quindi prima mi faccio i colpi di sole. In realtà è uno degli errori più frequenti”, osserva l'hairstylist. “Il sole schiarirà già naturalmente il capello. Arrivare in vacanza con una fibra sensibilizzata dalla decolorazione significa sottoporla a uno stress doppio”.
Il vero obiettivo non dovrebbe essere modificare il capello, ma rafforzarlo. Meglio lavorare su luminosità, compattezza, nutrimento e protezione, evitando interventi drastici poco prima dell’esposizione a sole, salsedine e cloro. Lo stesso vale per i cambi look dell’ultimo minuto: “Il taglio deve farti stare bene, non seguire per forza una moda. Prima dell’estate consiglio di togliere solo la parte rovinata, senza stravolgimenti. I cambi drastici meglio rimandarli”. Per chi ha i capelli lunghi, l’ideale è una linea gestibile, facile da raccogliere e non troppo pesante. Per chi ha i capelli ricci, attenzione invece alle scalature eccessive, che rischiano di alterare i volumi e rendere la gestione più complicata.
La manutenzione continua anche sotto l’ombrellone, ma senza trasformare la vacanza in una routine complicata. Il principio è semplice: proteggere, risciacquare, non stressare. In spiaggia sono utili prodotti da lasciare sulle lunghezze, soprattutto se i capelli vengono raccolti. Dopo il bagno, invece, il gesto più importante resta il risciacquo. “La salsedine e il cloro non dovrebbero restare a lungo sulla fibra capillare. Una semplice doccia può fare una grande differenza”.
Anche il modo in cui si trattano i capelli dopo il lavaggio conta. Tamponarli senza sfregarli, usare accessori delicati e preferire federe in seta o tessuti morbidi può aiutare a ridurre lo stress meccanico. E poi c’è un consiglio molto pratico, soprattutto per chi parte a lungo: non improvvisare trattamenti colore con il primo parrucchiere disponibile in vacanza. “Ogni professionista deve conoscere la storia del capello - avverte l’esperta - se si sbaglia base, colore o ossidazione, si possono fare più danni del sole e del mare”.
Forse è proprio questa la lezione più interessante che arriva dalla hair skinification. L’idea che la bellezza non sia il punto di partenza, ma il risultato di un equilibrio. Una cute sana, una fibra nutrita, una routine costruita con attenzione e persino un’alimentazione corretta possono fare molto più di qualsiasi intervento dell’ultimo minuto. “I capelli sono lo specchio di quello che siamo – fa notare Cacciatore - Se l’alimentazione è equilibrata, spesso anche il capello ne beneficia”. Tra gli alimenti amici cita verdure, carote, spinaci e cibi ricchi di nutrienti utili alla forza del capello.
Ma il principio, ancora una volta, è più ampio: prendersi cura della chioma significa smettere di vederla come un accessorio e iniziare a considerarla come una parte viva del proprio benessere. Non sorprende, allora, che i nuovi saloni di fascia alta assomiglino sempre meno a luoghi di passaggio e sempre più a destinazioni beauty: spazi in cui il trattamento non termina con una piega, ma con una nuova percezione di sé. Perché l’estate mette inevitabilmente alla prova i capelli. Ma la differenza tra una chioma che arriva a settembre spenta e una che conserva forza, luminosità e morbidezza si costruisce molto prima della partenza. Proprio come accade con la pelle.
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