Di Claudia Ricifari
Il 1° di agosto del 1936, a Oran, Algeria, nasceva Yves Saint Laurent. Difficile – all'epoca – immaginare che in quella casa affacciata sul Mediterraneo stesse vedendo la luce uno dei geni incontrastati della moda. A 90 anni di distanza dalla sua nascita, lo stilista continua a permeare lo stile di intere generazioni di designer e appassionati, grazie a idee e creazioni che hanno ribaltato il concetto di eleganza femminile.
Da bambino che disegnava abiti di carta per modelle ritagliate dalle riviste della madre ad assistente di Christian Dior, di cui ha preso il posto alla sua morte fino al ruolo di “inventore” del pret-à-porter: Yves Saint Laurent ha plasmato la moda, rendendola – in parte - ciò che è oggi.
Abbiamo pensato di celebrare il novantesimo anniversario della nascita con 5 delle sue più celebri rivoluzioni.
Settembre 1966, rue de Tournon 21, Rive Gauche di Parigi. Saint Laurent apre la prima boutique di prêt-à-porter firmata da un couturier con il proprio nome, in un momento in cui l'alta moda resta un privilegio per poche clienti facoltose, cucita su misura nei saloni. "Ne avevo abbastanza di creare vestiti per stanchi miliardari", dirà lo stilista.
La linea Rive Gauche non è una versione economica della couture, ma una collezione autonoma, pensata per una clientela giovane che vuole vestire bene senza dover ereditare un patrimonio. Il negozio apre a New York nel 1968 e a Londra nel 1969; l'anno dopo arriva anche una boutique dedicata all'uomo. È l'atto di nascita del lusso pronto da indossare, il modello su cui oggi si regge l'intera industria della moda.
Durante la collezione Autunno-Inverno 1966 Saint Laurent porta in passerella lo smoking femminile, un abito da sera maschile, ma ripensato per il corpo di una donna, con il punto vita evidenziato e il colletto assottigliato. L'accoglienza è così fredda che ne vende un solo esemplare. Era troppo presto per le donne dell’alta borghesia parigina dell’epoca. Addirittura, quando alcune donne decisero di indossarlo vengono respinte all’ingresso di hotel e casinò.
Ma l’idea resta lì, a sedimentare in attesa del suo momento. Mesi dopo, quando Saint Laurent lo riproporrà in versione più economica per la boutique Rive Gauche, saranno le giovani a renderlo cool e lo stilista non mancherà mai di inserirlo in una sfilata, almeno fino al 2002. Per comprendere quanto lo smoking sia parte del dna della Maison basti pensare che sessant’anni dopo, per la collezione Autunno-Inverno 2026-2027 Anthony Vaccarello lo proporrà in 14 versioni diverse.
Insieme al compagno e socio Pierre Bergé, Saint Laurent costruisce nel tempo una delle collezioni d'arte private più importanti d'Europa. Nel 1965 quella passione arriva in passerella: sei abiti a trapezio, dal taglio semplicissimo, coperti dai blocchi geometrici rossi, blu, gialli e bianchi delle tele di Piet Mondrian. L'idea è quella di far coincidere le cuciture dell'abito con le linee nere dei quadri, in modo che il corpo diventi tela.
Il vestito Mondrian diventa uno dei capi più riprodotti e copiati del secolo, ma rappresenta solo l’inizio di un dialogo che Saint Laurent non interromperà più con il mondo dell’arte, continua fonte di ispirazione. Negli anni seguenti, infatti, porta in scena artisti come Picasso, Delacroix, Braque e Matisse, trasformando la passerella in una galleria itinerante e anticipando di decenni le collaborazioni tra moda e arte che oggi diamo per scontate.
Tutto parte da un capo militare vero e proprio: la giacca khaki drill, nata nell'Ottocento tra le uniformi britanniche in Africa e poi adottata dalle truppe francesi in Algeria durante il conflitto. Quattro tasche applicate, cintura in vita, tessuto resistente pensato per il deserto. All’epoca, nulla che si fosse mai visto a una sfilata.
Saint Laurent la porta in couture per la prima volta nell'estate del 1967 come pezzo unico. Ne ammorbidisce la rigidità senza toglierle rigore, aprendo il collo a V per inserire un rever, lasciando un piccolo sbuffo alle maniche, allungando l'orlo fino alla coscia (la stessa lunghezza dei suoi celebri robe manteau).
Ma è l'anno successivo, il 1968, che la giacca diventa mito: per un servizio fotografico, Franco Rubartelli immortala Veruschka nella savana con un fucile sulle spalle, con décolleté profondo allacciato a stringa e cintura ad anelli. L'immagine consacra la sahariana come icona. Liberandola dall’immaginario coloniale, di caccia e di conquista, Saint Laurent la trasforma in linguaggio di libertà femminile.
In piena rivoluzione sessuale, Saint Laurent presenta in couture abiti in chiffon completamente trasparente, coperti solo da un velo di organza. In passerella le modelle sfilano senza reggiseno. Una provocazione, certo, ma anche un gesto di rivendicazione, un atto politico con cui Saint Laurent dice la sua sulla parità dei sessi e il libero arbitrio delle donne a vestirsi come vogliono e a essere sensuali.
Il "nude look" che ancora oggi domina i red carpet, dai Grammy ai Met Gala, nasce in quel momento come forma di eleganza. Per dirla con le parole di Pierre Bergé: “Se Chanel ha liberato le donne, Yves Saint Laurent ha dato loro potere”.