Di Giulia Pacella e Valeria Boraldi
Calore e pressatura. Sono due i concetti chiave che formano il concetto di plissettatura. Una colonna portante tra le tecniche di lavorazione dei tessuti, che - sfruttando le alte temperature - dà vita a pieghe che si fissano in modo permanente sulle texture. Un heritageche si concretizza in un nickname, plissé, che emana un’allure intramontabile. Da custodire nell’armadio attraverso capi che celebrano il dinamismo classico e una femminilità in movimento.
Il compleanno di questa tecnica scultorea non si conosce nel dettaglio, ma di certo fu perfezionata nell’Antico Egitto dove il lino veniva trattato con resine, cera d’api e pressature a caldo su stampi di legno per avere pieghe rigide, fisse e geometriche così da rendere ancora più pregiate le vesti delle classi elevate, faraoni in primis.
Il rigore egizio si è poi completamente ammorbidito nel Mediterraneo, trovando una nuova fluidità nelle epoche dell'Antica Grecia e dell'Impero Romano: la plissettatura ha abbandonato la rigidità per farsi movimento e drappeggio come nei pepli e nelle tuniche indossati dai protagonisti de L’Odissea, ora al cinema nella visione rivisitata di Christopher Nolan.
Dopo secoli di evoluzioni, questo cerchio stilistico si chiude e si rinnova magistralmente all'inizio del Novecento quando lo stilista e artista Mariano Fortuny, ispirandosi proprio alle statue greche dell'Auriga di Delfi, brevetta il celebre abito Delphos. Fortuny riesce a fondere il mistero egizio della pieghettatura e la fluidità greca del drappeggio in una plissettatura permanente su seta finissima che avvolge il corpo liberandolo finalmente dalle costrizioni del corsetto.
Ma la vera rivoluzione tecnologica e concettuale che traghetta questa antica tecnica nel presente porta la firma di Issey Miyake. Il designer giapponese rivoluziona il processo e trasforma il plissé in pura avanguardia e signature assoluta. Il vantaggio dei capi pleated? Ironicamente, non fare una piega. I capi Miyake infatti nelle loro infinite plissettature non si sgualciscono mai (la celebre linea Pleats Please Issey Miyake lanciata negli anni ‘90 fu messa a punto proprio per rispondere a questa esigenza). Il risultato di questo savoir faire misto a innovazione, ricerca e tecnologia è un omaggio moderno al dinamismo classico che continua a ispirare la creatività dei designer e le collezioni in passerella. Una tecnica che va oltre la tendenza e racchiude 3 millenni di storia del costume in creazioni à porter da indossare anche questa stagione. Come ci invitano a fare le collezioni moda Primavera/Estate 2026 tra abiti in stile chitone ionico, pantaloni harem drappeggiati o bluse microplissettate che non si sgualciscono mai. Ergo sono a prova di viaggi, vacanze e valigie.
Da Moschino un vestito senza spalline avvolge il corpo come una tunica romana. La gonna longuette scende morbida in un trionfo drapé che si accompagna all'ironia di una borsa a secchiello iper giocosa. Ai piedi, scarpe maschili che risplendono d’azzurro. Un look perfetto per un ricevimento tra amici in riva al mare.
L’abito di Ulla Johnson senza spalline e con scollo a cuore con stampa ispirata al dipinto surrealista Western Dream di Helen Frankenthaler si muove tra drappeggi e balze. Per i momenti iper glamour Genny regala uno sbocciare di organza color giada: un abito con corpetto plissettato che ricorda lo stelo di un fiore.
Da Zimmermann una blusa cropped drappeggiata con taglio frontale e una maxi gonna asimmetrica che cinge i fianchi con una fascia dal taglio irregolare creano un romantico ensemble rosa chiaro da moderna dea greca.
La gonna bianca di Brandon Maxwell movimentata da piccole pieghe ed effetto see-through è un’ode alla leggerezza e alle trasparenze ed è perfetta per sere d’estate. Mentre Ralph Lauren dà vita a un abito monospalla con cut-out dall’allure regale: perfetta per le "Atena" odierne, da indossare sia di giorno che di sera, per momenti in cui eleganza e stile d’altri tempi devono primeggiare.
Pensavate che il plissé rinunciasse ad apparire fresco e sbarazzino? Certo che no. Anzi, nelle collezioni PE26 si declina su abiti corti e micro skirt che giocano con il glamour e la sensualità. Da Chloé le mille pieghe si tingono delle tonalità agrumate di rose arancioni per un abitino svasato con drappeggi e scollo plissettato.
Il set plissettato in georgette rosa con stampa farfalla di Blumarine è sexy e playful: merito della blusa cropped con ampie maniche cut-out e strascico scenografico sul retro. Minimal e total red invece il vestito corto plissettato Fendi che con la sua coulisse tecnica sotto al seno crea un perfetto mix tra couture style e mood athleisure.
Per chi ama il plissé ma non riesce a indossarlo head-to-toe basterà puntare sui top che diventano piccoli capolavori stilistici in grado di dare carattere all’intero look. Come la maxi blusa Chanel con un colletto plissettato e pieghe a cascata che si trasformano in morbidi drappeggi.
O ancora la camicia lunga e trasparente di Carolina Herrera con microplissettature sul collo effetto gorgiera, in vita e sulle maniche per un mood femminile e settecentesco. Da Christian Dior la blusa plissé rosso corallo dal sapore avant garde gioca di contrasti con il resto del look: ma se gli styling complessi non sono il vostro pane quotidiano, basterà abbinarla su un jeans 5 tasche o pantaloni sartoriali. Il plissé si esprime al meglio anche in sottrazione. Less is more.
Via libera poi a pantaloni in stile Lawrence d’Arabia come quelli Balmain fittamente plissettati oppure il modello Alaïa che ci tiene ancorate alla summer season puntado sul bianco e su movimenti fluidi e ondeggianti.
Fiabeschi invece i balloon morbidi di Birrot, perfetti per viaggiare o trascorre il tempo libero immersi in sensazioni comfy&cozy.
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