Di Claudia Ricifari
“Cos’è Max Mara?”. Parte da qui, da un interrogativo semplice e al tempo stesso profondo, la Cruise 2027, portata in scena nelle ampie sale a volta del Long Museum di Shanghai, trasformate per accogliere il racconto di 75 anni di made in Italy, stile e sartorialità.
La collezione Resort si intitola non a caso Kinetic Chic, un concetto che unisce la doppia anima di Max Mara, urbana e cosmopolita da un lato, sempre propensa alla scoperta dall’altro. Uno show che non vuole essere soltanto autocelebrativo, ma si pone come vero e proprio manifesto (di stile e di strategia): omaggio alla propria storia, sì, ma con uno sguardo sempre rivolto al futuro. E per questo, a differenza delle collezioni più recenti, sempre caratterizzate da una musa ispiratrice – da Ipazia a Madame de Pompadour fino a Dorothy Parker – la Resort 2027 è dedicata a ogni donna Max Mara. Un racconto plurale, sfaccettato ma unico, dell’eroina che vive dentro ogni donna. Un modo per rispondere alla domanda originaria attraverso un percorso fatto di memoria e visione.
Lo show di Shanghai mette in luce tutti i capisaldi di Max Mara, quella capacità di vestire le donne liberandole dal dilemma quotidiano della scelta dell’outfit. Un concetto di empowerment naturale, per il quale lo stile è innato, il glamour spontaneo, fedele alla filosofia del fondatore: “Rendere straordinario l’ordinario”. Così comfort e lusso si fondono, in un equilibrio fatto di contemporaneità e lungimiranza. Ambizione e savoir faire.
L’archivio è il punto di partenza per spunti sempre nuovi. Nei tratti grafici e nella palette: righe e motivi geometrici cubici ravvivano una palette cammello, cognac, kaki e champagne, bianco e nero insieme all’iconico rosso Max Mara. Le silhouette sono essenziali, pensate per accompagnare il corpo e sentirsi a proprio agio creandoil proprio look: cappotti ampi e morbidi, giacche strutturate e corte, gonne sopra il ginocchio o midi, pantaloni cropped, che lasciano intravedere le scarpe. Non mancano gli omaggi a Shanghai e alla tradizione cinese, come un cheongsam elasticizzato in lana di merino, una giacca in seta trapuntata o una camicia in popeline con chiusura pankou.
Tutto è studiato nei minimi dettagli, fino all’ultimo punto. Tutto è disinvolto, spontaneo. La spontaneità di chi da 75 anni veste le donne (talvolta anche l’uomo) e sa di cosa hanno bisogno. Una moda che vive nel presente ma è, ieri, oggi e domani, senza tempo.
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