Di Marta Perego
Trentasei anni, nata in un piccolo villaggio della Norvegia, occhi magnetici ed espressivi capaci di trasferire fragilità e forza, con un carisma che forse è la chiave del suo successo. Unito alla capacità di immergersi nei personaggi con freschezza e naturalezza, facendo quello che le grandi dive del Nord - da Ingrid Bergman ad Alicia Vikander - hanno nel DNA: entrare in un film e dargli anima.
Il 2026 è, a tutti gli effetti, l'anno di Renate Reinsve. Un anno iniziato con la sua prima candidatura all'Oscar come migliore attrice per Sentimental Value, il nuovo film di Joachim Trier. È lo stesso regista che nel 2021 l'aveva lanciata sulla scena internazionale con La persona peggiore del mondo, facendole vincere il premio per la miglior interpretazione femminile al Festival di Cannes.
Cinque anni dopo, il sodalizio artistico tra Trier e Reinsve continua a dare frutti. Sentimental Value conquista il Grand Prix a Cannes e porta la sua protagonista fino agli Oscar, dove il film vince come Miglior film internazionale, consacrandola definitivamente tra le interpreti più interessanti del cinema contemporaneo.
Se Cannes è il termometro del cinema d'autore mondiale, Renate Reinsve è ormai una presenza fissa.
Nel 2026 è arrivata sulla Croisette con Fjord, il nuovo lavoro di Cristian Mungiu. Nel film interpreta una donna norvegese sposata con un uomo romeno, entrambi appartenenti a una comunità evangelica conservatrice. Trasferitisi in un remoto villaggio della Norvegia, vedono il loro mondo entrare progressivamente in collisione con quello della comunità che li circonda.
Il film conquista la Palma d'Oro e aggiunge un altro tassello a un percorso impressionante. In appena sei anni Renate Reinsve è passata dal premio come miglior attrice per La persona peggiore del mondo alla consacrazione di Sentimental Value, fino al trionfo di Fjord. Un rapporto con Cannes che poche interpreti della sua generazione possono vantare e che l'ha trasformata, anno dopo anno, in uno dei volti simbolo del cinema europeo contemporaneo.
Ma ciò che rende davvero unico il momento che sta vivendo Renate Reinsve è la sua capacità di muoversi tra mondi apparentemente inconciliabili.
Mentre Fjord trionfa a Cannes, esplode nel box office mondiale il fenomeno Backrooms. L'horror, firmato dal giovanissimo Kane Parsons, tratto dalla celebre serie virale nata sul web incassa cifre da blockbuster e porta sul grande schermo un universo fatto di corridoi infiniti, stanze deserte e creature inquietanti. Segnando una nuova direzione per il cinema di genere.
La protagonista è ancora lei, accanto a Chiwetel Ejiofor.
Nel giro di pochi mesi Reinsve passa dal cinema d'autore più raffinato al grande horror popolare senza perdere credibilità. E dimostra una versatilità rara.
Anche fuori dallo schermo, Reinsve sembra sfuggire alle regole della celebrità contemporanea.
A Cannes ha fatto parlare di sé per una scelta tanto semplice quanto irresistibile: ha indossato un completo di Ami Paris già sfoggiato pochi giorni prima sul red carpet da Stellan Skarsgård, suo collega in Sentimental Value, dove interpreta il padre della protagonista.
Una foto sui social e una battuta perfetta: “Profuma ancora di papà”.
Un gesto ironico e affettuoso che racconta molto della sua personalità.
Oggi, con Fjord già indicato tra i possibili protagonisti della prossima stagione dei premi, c'è chi immagina per Renate Reinsve una seconda candidatura consecutiva agli Oscar.
Eppure, la sua storia non nasce sotto i riflettori di Hollywood. Nata nel 1987 a Solbergelva, un piccolo centro a una cinquantina di chilometri da Oslo, Reinsve si è formata alla Kunsthøgskolen di Oslo, una delle più prestigiose accademie artistiche della Norvegia. Prima che il mondo la scoprisse sul grande schermo, aveva già costruito una solida carriera nei teatri del suo Paese, lavorando in istituzioni importanti come il Trøndelag Teater e il Det Norske Teatret. Nel 2014 aveva già ricevuto l'Hedda Award, il più importante riconoscimento teatrale norvegese.
Dietro il successo internazionale c'è quindi un lungo apprendistato fatto di palcoscenici, produzioni indipendenti e ruoli televisivi che le hanno permesso di affinare un'arte della recitazione rigorosa e istintiva allo stesso tempo.
Arriverà una nuova candidatura agli Oscar per Fjord? Ancora non ci è dato saperlo, ma il 2026 non è ancora finito. E per Renate Reinsve sembra davvero essere soltanto l'inizio.
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