Di Marta Perego
Al Dolby Theatre di Los Angeles, la cerimonia condotta da Conan O’Brien ha alternato ironia e spettacolo a momenti più riflessivi. Molte star hanno indossato spillette contro le politiche migratorie statunitensi e dal palco non sono mancati appelli per la pace nei conflitti che segnano il presente, dall’Ucraina al Medio Oriente. In questo clima, tra emozione e grande cinema, l’Academy ha incoronato il film che più di tutti ha convinto critica e pubblico.
Il grande trionfatore della serata è stato Una battaglia dopo l’altra, il film di Paul Thomas Anderson, che ha portato a casa ben sei statuette, tra cui quelle più prestigiose per Miglior Film e Miglior Regia. Il regista ha vinto anche per la sceneggiatura non originale, oltre ai premi per montaggio e il “nuovo” premio assegnato al casting, confermando il forte consenso dell’Academy per un’opera intensa e ambiziosa.
Ritirando la statuetta, Anderson ha parlato con emozione del significato del film, spiegando di averlo scritto pensando ai suoi figli e al mondo che le nuove generazioni erediteranno.
Grande attenzione anche per i premi agli interpreti. L’Oscar come Miglior Attrice protagonista è andato a Jessie Buckley per Hamnet, grazie a un’interpretazione intensa e delicata che ha conquistato pubblico e critica. A trionfare tra gli uomini è stato invece Michael B. Jordan, premiato come Miglior Attore Protagonista per I peccatori: una performance particolarmente impegnativa, in cui l’attore interpreta due fratelli, girando le stesse scene due volte per dare vita a due personaggi distinti. Che diventa così il sesto attore afro americano a trionfare in questa categoria, dopo Will Smith nel 2022. Nelle categorie dei non protagonisti l’Academy ha premiato Amy Madigan per Weapons — alla sua prima vittoria dopo la nomination del 1986 — e Sean Penn, vincitore per Una battaglia dopo l’altra, assente però alla cerimonia.
A “Frankenstein” di Guillermo del Toro sono andati tre Oscar: scenografia con Tamara Deverell e Shane Vieau; trucco e acconciature con Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey; costumi con Kate Hawley.
I grandi sconfitti? I peccatori (Sinners), che partiva con 16 nomination, ma ha portato a casa “solo” quattro statuette, sebbene molto importanti (Miglior attore, Miglior Sceneggiatura Originale, fotografia e colonna sonora).
A restare senza statuetta anche Timothée Chalamet, candidato come miglior attore protagonista per Marty Supreme, nonostante fosse tra i favoriti della vigilia, reduce dallo scivolone delle ultime settimane con la sua dichiarazione sul balletto e sull'opera.
Tra abiti scenografici, silhouette da diva e gioielli spettacolari, le star hanno celebrato l’ultima grande sfilata della Award Season con look pensati per lasciare il segno. A dominare la serata sono stati i grandi classici del glamour hollywoodiano, reinterpretati con dettagli contemporanei e i toni del bianco e del rosso.
Tra le più applaudite Elle Fanning, regale in una creazione Givenchy con bustier e ampia gonna di tulle ricamata d’argento, completata da uno chignon basso e da un prezioso collier Cartier dal sapore vintage. Eleganza senza tempo anche per Nicole Kidman, che ha scelto un abito bianco Chanel con bustier scintillante di paillettes, piume e cristalli.
Molto apprezzata anche la scelta di Jessie Buckley, che per la notte della sua vittoria ha puntato su un raffinato gioco di colori con un abito Chanel rosa e rosso corallo, impreziosito da gioielli di diamanti e da un make-up luminoso. Emma Stone, fedele a Louis Vuitton, ha invece portato sul red carpet una lezione di minimalismo con un abito scintillante dalla schiena scoperta, mentre Gwyneth Paltrow ha conquistato con un elegante dress bianco senza spalline firmato Giorgio Armani.
Non sono mancati i look più scenografici: dalle piume verdi e nere di Demi Moore in Gucci al romantico abito floreale Valentino di Anne Hathaway, fino al sofisticato cape dress brillante di Rachel McAdams.
Un red carpet che, ancora una volta, ha confermato come la notte degli Oscar non sia solo la celebrazione del cinema, ma anche uno dei momenti di stile più attesi dell’anno.
Sul red carpet degli Oscar 2026 anche gli uomini hanno giocato con lo stile, alternando il rigore dello smoking tradizionale a interpretazioni più contemporanee. Il più audace è stato Timothée Chalamet, che ha scelto un sorprendente total white per la notte della sua terza candidatura all’Oscar per Marty Supreme. L’attore ha indossato un completo satinato con blazer doppiopetto, camicia e cravatta coordinati, completato da stivaletti con suola in gomma.
Più classico, ma con un tocco personale Michael B. Jordan. L’attore ha scelto un abito nero su misura di Louis Vuitton con giacca dal collo alla coreana, dettaglio che rompe la tradizione dello smoking. Il look era completato da una raffinata catena da orologio da taschino, che aggiungeva un accento vintage all’insieme. Eleganza intramontabile anche per Leonardo DiCaprio, arrivato sul red carpet con uno smoking Dior dal taglio impeccabile, camicia bianca e papillon. A catturare l’attenzione, però, sono stati soprattutto i baffi dal sapore rétro, un dettaglio insolito per l’attore che ha dato al look un’allure quasi anni Quaranta.
Tra gli altri uomini più notati della serata, Pedro Pascal ha optato per uno stile sofisticato firmato Chanel, con camicia dai bottoni in perla e un fiore di piume appuntato sul petto, mentre Jacob Elordi ha scelto uno smoking di Bottega Veneta con gilet leggermente lucido, perfettamente in linea con il suo stile elegante e contemporaneo.
Tra le coppie più fotografate anche Paul Mescal e Gracie Abrams. L’attore di Hamnet ha scelto un completo Celine con giacca senza revers e fiocco al collo, una variante raffinata dello smoking classico. La cantautrice statunitense ha invece puntato su un elegante black dress Chanel con spalline sottili, ricami tono su tono e una lunga sciarpa che scende morbida lungo la silhouette.
Tra i momenti più divertenti della serata c’è stato anche il siparietto tra Anna Wintour e Anne Hathaway, salite sul palco per consegnare gli Oscar ai migliori costumi e al miglior trucco e acconciatura. La loro apparizione è diventata subito un piccolo sketch che ha fatto sorridere il pubblico, con un chiaro riferimento a Il diavolo veste Prada, il film cult del 2006 di cui è in arrivo nelle sale l’attesissimo secondo capitolo.
Con tono ironicamente nervoso, Hathaway ha chiesto alla direttrice di Vogue: "Anna, per curiosità… cosa ne pensi del mio vestito di stasera?". Wintour, fedele alla sua celebre impassibilità, ha ignorato la domanda e ha risposto semplicemente: "E i nominati per i migliori costumi sono…", scatenando le risate della platea. La battuta richiama proprio la dinamica del film, in cui il personaggio interpretato da Hathaway cerca continuamente l’approvazione della temutissima direttrice della rivista di moda, figura ispirata alla stessa Wintour.
Il riferimento è diventato ancora più esplicito poco dopo, quando la giornalista si è rivolta all’attrice con un secco "Grazie, Emily", citando il nome del personaggio interpretato da Hathaway nella pellicola.
Anche i look delle due protagoniste hanno attirato l’attenzione: Anna Wintour ha scelto un abito Dior firmato Jonathan Anderson, mentre Anne Hathaway ha indossato un modello Valentino Haute Couture Primavera/Estate 2026, omaggio allo stilista con cui l’attrice aveva un legame molto stretto.
Leggi anche:
Emma Corrin, la nuova cool girl del cinema inglese
Fratelli e sorelle delle star: chi riesce a brillare di luce propria