Di Giuditta Avellina
Nel 1953 Marlon Brando sale su una moto in The Wild One indossando una giacca di pelle nera. Non è solo un costume di scena ma la nascita di un’icona culturale. Il capo che il suo personaggio, il biker Johnny Strabler, porta sullo schermo è una Perfecto, la giacca motociclistica progettata nel 1928 dal designer newyorkese Irving Schott per proteggere i motociclisti dal vento e dagli urti durante la guida. Con la sua zip diagonale, la cintura in vita e la pelle robusta, era pensata come un oggetto puramente funzionale ma il film la trasforma in qualcos’altro ovvero nel simbolo visivo della ribellione giovanile. Dopo l’uscita del film la giacca diventa talmente associata all’immaginario dei “bad boys” che in alcune scuole americane viene persino vietata.
Da quel momento la giacca di pelle entra stabilmente nella cultura popolare. Il cinema la lega alla figura del ribelle, da Brando a James Dean, mentre la musica la trasforma in una vera uniforme estetica. Negli anni Settanta i Ramones adottano la Perfecto nera come parte del loro look fisso insieme a jeans e T-shirt, contribuendo a consolidare l’associazione tra giacca di pelle, attitudine rock e controcultura urbana.
In Italia questo capo viene spesso chiamato “chiodo”. Il nome deriva dai rivetti e dalle borchie metalliche che decoravano o rinforzavano le prime giacche da motociclista: nel gergo sartoriale e motociclistico questi elementi metallici erano chiamati appunto “chiodi”, e il termine è diventato nel tempo sinonimo dell’intera giacca. Anche il colore non è casuale. Le prime giacche motociclistiche erano quasi sempre nere perché il pellame scuro, spesso in horsehide o cowhide, era più resistente allo sporco, agli oli dei motori e all’usura della strada. Il nero diventò presto anche un codice visivo: una tonalità associata alla strada e alla ribellione.
Non sorprende quindi che la biker jacket nera sia stata adottata nel tempo da sottoculture molto diverse, dai biker ai punk, fino ai musicisti rock, diventando uno dei simboli più riconoscibili della cultura pop del Novecento. È da questa stratificazione di funzioni, cinema e musica che nasce la forza simbolica della giacca di pelle. Da uniforme tecnica per motociclisti si trasforma in un oggetto culturale capace di attraversare decenni di immaginario collettivo ed è proprio questa storia a spiegare perché, nelle collezioni Primavera Estate 2026, il capo torni ancora una volta al centro delle passerelle internazionali: non come revival nostalgico, ma come uno dei materiali più versatili con cui i designer ridefiniscono silhouette e attitudine.
Una delle evoluzioni più interessanti della stagione riguarda l’uso della pelle come materiale sartoriale: non più solo biker o outerwear, ma vero e proprio linguaggio tailoring. Da Hermès la giacca in pelle trapuntata assume la struttura di un blazer, con cintura sottile in vita e costruzione impeccabile che richiama il mondo equestre della maison. La pelle è lavorata con una precisione quasi tessile, trasformando un materiale tradizionalmente rigido in una silhouette elegante e controllata.
Un approccio simile si vede anche da Bottega Veneta, dove la camicia-giacca in pelle nera è costruita con tasche utility e dettagli intrecciati che richiamano l’iconico intrecciato del brand. Qui la pelle diventa superficie artigianale, quasi oggetto di design. Anche Loewe lavora sulla sottrazione: la giacca in pelle nera senza colletto, con apertura pulita e styling con denim morbido, dimostra come il materiale possa funzionare perfettamente dentro una grammatica minimal contemporanea.
Il secondo filone dominante riguarda la reinterpretazione della biker jacket, forse il modello più iconico della storia della pelle. Da Céline la giacca motociclistica perde l’aggressività classica e diventa quasi un capo borghese: indossata sopra una blusa con fiocco e pantaloni sartoriali, costruisce un contrasto elegante tra ribellione e raffinatezza. Maison Margiela porta invece la biker in territori più sperimentali e la giacca in pelle nera viene abbinata a un abito lingerie in chiffon con inserti di pizzo, creando un dialogo tra struttura e fragilità tipico del linguaggio decostruito della maison. In questa direzione si inserisce anche Sportmax, dove la biker assume un taglio più architettonico e pulito, mentre il pantalone ampio con cui viene abbinata mantiene l’attitudine urbana del capo.
Un’altra tendenza evidente è l’uso della pelle come materiale scultoreo e quasi couture. Da Givenchy la giacca si trasforma in un volume architettonico con colletto monumentale e proporzioni amplificate, indossata sopra un body nero. La pelle diventa quasi un materiale plastico, capace di costruire forme. Lo stesso approccio si ritrova da Alaïa, dove la pelle segue la logica delle linee del corpo e della struttura sartoriale, trasformandosi in un oggetto tridimensionale. Anche Stella McCartney esplora questa direzione con volumi morbidi e quasi gonfi, che allontanano definitivamente la giacca di pelle dalla sua origine motociclistica.
La quarta direzione riguarda la pelle come elemento notturno e spettacolare. Da Saint Laurent la biker viene stretta in vita con una cintura e indossata con pantaloni in pelle coordinati, creando una silhouette sensuale e affilata tipica dell’estetica della maison. Versace invece porta il capo verso una dimensione più teatrale: giacche biker decorate con borchie, catene e applicazioni metalliche trasformano la pelle in un oggetto quasi gioiello, pensato per la sera.
Lo stesso spirito glam si ritrova da Philipp Plein, dove la biker tempestata di studs accompagna un abito nero con spacco profondo, fondendo immaginario rock e glamour da red carpet. La giacca di pelle non è semplicemente tornata di moda ma è diventata uno dei principali strumenti di espressione stilistica della Primavera Estate 2026. Sartoriale da Hermès, minimal da Loewe, decostruita da Margiela, spettacolare da Versace o sensuale da Saint Laurent, la pelle dimostra ancora una volta la sua straordinaria capacità di adattarsi ai linguaggi più diversi ed è forse proprio questo il segreto della sua longevità nella moda: pochi capi riescono a essere allo stesso tempo ribelli ed eleganti.
La fotografia è scattata il 18 ottobre 1995 a Burbank, davanti agli studi Warner Bros. Gwyneth Paltrow arriva alla première di Copycat con una giacca di pelle nera portata sopra una T-shirt bianca e un paio di jeans. Accanto a lei c’è Brad Pitt, maglione verde chiaro, jeans e berretto rosso e giallo. L’immagine, oggi, sembra quasi uno scatto di street style ante litteram: niente costruzione da red carpet, nessuna teatralità, solo l’eleganza casual di due star degli anni Novanta. Eppure proprio quella semplicità racconta perfettamente il potere della giacca di pelle. Non è un capo spettacolare, ma un oggetto che attraversa epoche, estetiche e generazioni restando sempre immediatamente riconoscibile.
Se le passerelle definiscono la direzione estetica, sono spesso le celebrity a trasformare una tendenza in linguaggio quotidiano. Negli ultimi mesi la giacca di pelle è tornata con forza anche nello street style e nei front row, diventando uno dei capi più fotografati tra red carpet, fashion week e apparizioni urbane. Modelle e attrici la reinterpretano con registri molto diversi: Bella Hadid la indossa con silhouette anni Novanta e attitudine minimal, mentre Hailey Bieber la porta nello street style di Los Angeles con volumi oversize e denim, confermando il ritorno di una biker più rilassata e contemporanea. La stessa logica di styling urbano si ritrova su Barbara Palvin e Sydney Sweeney, che la abbinano a look quotidiani dove la pelle diventa un elemento di struttura visiva. Altre interpreti ne sottolineano invece il lato più sofisticato.
Charlize Theron e Olivia Palermo dimostrano come il capo possa funzionare anche in contesti eleganti, vicino al linguaggio del tailoring visto sulle passerelle. Alexa Chung, da sempre riferimento stilistico per il guardaroba contemporaneo, continua a usarla come pezzo chiave tra heritage britannico e minimalismo moderno. Sul versante più rock e performativo, figure come Charli XCX, Taylor Momsen e Teyana Taylor recuperano la dimensione originaria della biker jacket, quella legata alla musica e alla controcultura.
Mentre personalità come Kim Kardashian, Dove Cameron e Demi Moore ne evidenziano la versatilità generazionale: la pelle rimane uno dei pochi capi capaci di attraversare estetiche, età e contesti senza perdere identità. È anche grazie a questa continua circolazione tra passerelle e cultura pop che la giacca di pelle continua a reinventarsi stagione dopo stagione e nel 2026, ancora una volta, dimostra di essere molto più di un semplice capospalla.
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