Di Giuditta Avellina
Gli occhiali da sole non nascono come oggetto di moda, ma come necessità. Già nell’antica Roma si racconta che l’imperatore Nerone osservasse i giochi dei gladiatori attraverso smeraldi levigati, mentre nel XII secolo in Cina si utilizzavano lenti affumicate per proteggere gli occhi e, soprattutto, per nascondere le espressioni nei tribunali. È però solo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che gli occhiali iniziano ad assumere una forma riconoscibile. Il vero punto di svolta arriva negli Anni '30, quando diverse aziende sviluppano modelli specifici per i piloti dell’aviazione americana: nascono così le prime silhouette funzionali, destinate però a diventare icone estetiche.
Parallelamente, Hollywood trasforma definitivamente l’accessorio. Le star iniziano a indossarli fuori dal set per proteggersi dai flash, ma anche per costruire un’aura di distanza. Greta Garbo, Marlene Dietrich, Audrey Hepburn: l’occhiale diventa un filtro tra individuo e pubblico, tra identità privata e immagine ufficiale. Negli Anni '50 e ’60, con l’esplosione dei consumi e della cultura pop, l’occhiale entra definitivamente nella moda. Le forme si moltiplicano: cat-eye, oversize, geometriche. Negli Anni ’70 e '80 diventa espressione di eccesso e personalità.
Poi arriva il minimalismo e negli Anni ’90 cambia tutto. L’estetica si asciuga, il linguaggio si fa più netto, la moda smette di urlare e inizia a sottrarre. In questo contesto, gli occhiali si rimpiccioliscono, le montature si assottigliano, le lenti diventano ovali, strette, quasi taglienti. Non servono più a proteggere né a decorare: servono a definire un’attitudine. Il cinema, con Matrix in testa, cristallizza questa immagine. L’occhiale slim diventa simbolo di controllo e distacco. Quella grammatica oggi torna, ma con una consapevolezza diversa.
Nella Spring/Summer 2026 l’occhiale si restringe, si abbassa, si avvicina al volto. Più che una forma unica, emerge una stessa proporzione: montature piccole, strette, aderenti alla linea dello sguardo. Da Saint Laurent a Valentino, la lettura è netta: gli occhiali sono scuri, affilati quel tanto che basta per dare struttura al viso. In alcuni casi tendono verso il rettangolare sottile, in altri verso un cat-eye molto compresso, ma il principio resta lo stesso: niente volume superfluo, niente effetto maschera, solo una linea precisa che accompagna e insieme irrigidisce lo sguardo.
Accanto a questa famiglia più scura e grafica, ce n’è un’altra più leggera, costruita attraverso il metallo e le lenti colorate o sfumate. È il caso di Dior, Brunello Cucinelli ed Emporio Armani, dove le montature diventano quasi impercettibili e la presenza dell’occhiale passa soprattutto attraverso la lente: ovale, sottile, fumé o appena tinta. Qui l’accessorio pesa meno sul volto, ma non perde definizione.
E il trend non coincide soltanto con il nero e linea sottile assorbe anche variazioni cromatiche molto precise, ad esempio, il giallo visto da Stella Jean, i toni più caldi e ambrati di alcune lenti, i fumé rosati o bruni che compaiono nelle montature metalliche. Il colore, però, non cambia la logica della tendenza, ma resta sempre dentro una forma ridotta e compatta. Anche quando la montatura si fa più morbida, come in alcuni modelli di Bottega Veneta o Ralph Lauren, non torna mai all’oversize. Lo stesso vale per Lacoste, Issey Miyake, Marant e Zimmermann: cambiano il disegno, cambiano leggermente i materiali, ma la scala resta minima. L’occhiale non invade il volto, non lo copre, non diventa protagonista assoluto. Gli occhiali del 2026 sono più stretti, più vicini agli occhi. Ed è proprio questa riduzione più ancora della forma a definire la nuova estetica.
Se le passerelle definiscono, sono le celebrity a rendere questo linguaggio quotidiano. Hailey Bieber utilizza gli occhiali slim ovali come estensione della sua estetica pulita e controllata, scegliendo Saint Laurent. Bella Hadid li ha resi un codice visivo già da diverse stagioni, contribuendo a riportarli al centro dell’immaginario contemporaneo. Kendall Jenner, infine, li inserisce in look monocromatici e minimali, trasformandoli nell’unico elemento di rottura. Insomma, gli occhiali slim non sono più accessori né mera nostalgia, una risposta culturale.
Il vero lusso non è mostrare di più, ma controllare ciò che si mostra e gli occhiali slim funzionano perché fanno esattamente questo: creano distanza, regolano lo sguardo. Ridurre gli occhiali slim a revival anni Novanta o Duemila significa fermarsi alla superficie. Quello che sta accadendo è più profondo perché è un passaggio da un’estetica dell’eccesso a un’estetica della precisione, e dopo anni di accessori pensati per essere immediatamente visibili, oversize, logati, dichiarativi, il 2026 sceglie la linea. E in questa sottrazione, paradossalmente, c’è tutta la forza del nuovo lusso.