Di Claudia Ricifari
C’è tanto di Giorgio Armani nella sfilata Haute Couture di Parigi, la prima senza la sua guida artistica. Ma c’è anche tanto di Silvana Armani, che ha portato in passerella una collezione primavera-estate all’insegna della continuità, ma con un guizzo nuovo.
Un passo importante, un debutto che ha ancora più valore se si considera che è l’unica donna alla guida di un brand in questo calendario dell’Alta Moda.
E per la sua prima volta al centro dei riflettori sceglie la coerenza.
La sfilata si apre e si chiude all’insegna del bianco. Il primo è un completo – elegantissimo – giacca pantalone con camicia e cravatta trasparenti. L’ultimo un abito da sposa sontuoso, bianco ottico a manica lunga, tutto ricamato e completato da un velo e da una collana a cuore. L’unico tocco – forse l’ultimo - di Giorgio Armani, che lo ha lasciato in eredità. E forse proprio per questo si è scelto di farlo indossare ad Agnese Zogla, modella amata dallo stilista che aveva chiuso proprio la sfilata di addio di Brera lo scorso settembre. La stessa Agnese Zogla che apre la sfilata con il primo modello. Un cerchio che si chiude, ma che al tempo stesso rappresenta una ciclicità, un eterno scorrere e divenire. Un’eredità che va avanti nel segno – appunto – della continuità.
Il tocco di Silvana Armani si vede nell’introduzione di una nuova nuance in palette: il verde giada. Una pietra armonizzante, di buon auspicio. Ma è anche un verde prezioso, che sa di speranza, di futuro. E che viene accostato al rosa pallido e al bianco, creando dei giochi di luce e degli accostamenti armonici, contrastati dal grafismo del nero.
Il tocco della stilista si percepisce anche nelle silhouette: lunghe, morbide come da impronta Armani, fluide al limite del liquido, grazie all’impalpabilità di rasi e sete.
I tailleur da sera sono d’impronta maschile, con giacche precise e destrutturate e pantaloni. E poi bustini ricamati e abiti a colonna in cui primeggiano drappeggi e preziosismi.
Anche le tuniche longuette, una volta aperte scoprono pantaloni dalla linea pulita. Una collezione che andrebbe vista e rivista per cogliere ogni volta un nuovo dettaglio.