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living02 ottobre 2026

Quattro food trend virali che potrebbero conquistare l'Italia 

Dallo Spam musubi all'Ube latte, quattro street food virali stanno viaggiando dai social alle città di tutto il mondo. Alcuni sono già arrivati in Italia, altri potrebbero diventare la prossima ossessione gastronomica
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Di Matteo Dall'Ava

Korean Corn Dog - Credits: Korea Tourism Organization - @Alexbundo
Korean Corn Dog - Credits: Korea Tourism Organization - @Alexbundo

Le mode alimentari sono in continua evoluzione. E i social in questo rappresentano una finestra sul mondo che ci permette di prevedere il futuro e anticipare quelli che diventeranno i trend dei prossimi mesi o anni.

Gli street food diventati virali in giro per il mondo e che potrebbero conquistare l'Italia arrivano da Hawaii, Corea, Cina e Filippine. C'è un rettangolo di riso con Spam grigliato e alga nori, un corn dog ricoperto di patate con un cuore di mozzarella filante, un dolce che sembra un canelé ma nasconde una consistenza elastica e persino una bevanda viola. Si chiamano Spam musubi, Korean corn dog, Butter rice cake e Ube latte e sui social hanno già trovato il loro habitat naturale. Qualcuno in Italia è ancora quasi sconosciuto, altri hanno iniziato a comparire nei locali di Milano. Quattro prodotti in momenti diversi dello stesso viaggio, accomunati da una caratteristica: prima incuriosiscono sullo schermo, poi fanno venire voglia di assaggiarli.

Spam musubi, dalla scatoletta alla casella di posta

Per capire lo Spam musubi bisogna dimenticare per un momento ciò che un italiano pensa della carne in scatola. Nato negli Stati Uniti nel 1937, lo Spam arriva in massa alle Hawaii durante la Seconda guerra mondiale: si conserva a lungo, non richiede refrigerazione e finisce per entrare stabilmente nella cucina locale. La sua storia prende poi una strada imprevedibile. Nel 1970 il gruppo comico britannico Monty Python gli dedica uno sketch surreale in cui la parola Spam viene ripetuta ossessivamente fino a coprire ogni conversazione. Da quella gag nascerà anni dopo il termine usato ancora oggi per indicare i messaggi indesiderati che intasano le nostre caselle e-mail.

Alle Hawaii, intanto, la scatoletta incontra il riso e la forte influenza della cultura gastronomica giapponese. Nei primi anni Ottanta prende forma lo Spam musubi: un parallelepipedo di riso pressato, una fetta di Spam grigliata e una striscia di alga nori a tenere insieme il tutto. Salsa di soia e zucchero possono glassare la carne, mentre furikake (insaporitore) e tamagoyaki (omelette giapponese) arricchiscono alcune varianti. In Italia resta ancora poco conosciuto. E forse la sua forza è proprio questa: trasformare uno degli alimenti meno glamour che si possano immaginare in uno street food sorprendentemente fotogenico.

Spam musubi
Spam musubi

Korean corn dog, la prova generale è già riuscita

A prima vista sembra un corn dog americano che ha trascorso troppo tempo su TikTok. La storia è più lunga. Gli hot dog arrivano in Corea del Sud diversi decenni fa e vengono progressivamente trasformati secondo il gusto locale. La salsiccia viene avvolta da un impasto spesso, fritta e, nella versione ormai diventata iconica, cosparsa di zucchero prima di ricevere ketchup e senape. Poi arrivano i cubetti di patata sulla superficie, il panko (pangrattato giapponese) e soprattutto la mozzarella, da sola oppure insieme al würstel.

È quest'ultima a consegnare il Korean corn dog all'algoritmo: basta spezzarlo perché il formaggio produca quel filo apparentemente infinito che nei video vale quasi quanto il sapore. Dei quattro protagonisti di questa storia è quello che in Italia ha già percorso più strada. A Milano esistono locali che lo propongono come specialità e il prodotto non appartiene più soltanto alla nicchia degli appassionati di cultura coreana. Ecco come un cibo relativamente estraneo alle nostre abitudini può attraversare il mondo, diventare riconoscibile attraverso un display e trovare abbastanza curiosi disposti ad assaggiarlo.

Korean Corn Dog - Credits: Korea Tourism Organization - @Alexbundo
Korean Corn Dog - Credits: Korea Tourism Organization - @Alexbundo

Butter rice cake, il dolce che inganna gli occhi

Sembra un piccolo canelé di una delle graziose panetterie di Bordeaux: superficie brunita, forma regolare, dimensione perfetta per essere mangiato con le dita. Poi lo si apre e cambia tutto. L'interno non è soffice o cremoso, bensì elastico, compatto, quasi gommoso. È quella consistenza che in Asia viene definita chewy e che sta conquistando anche palati cresciuti con riferimenti completamente diversi.

Il Butter rice cake è chiamato sui social anche Butter tteok. È il più giovane dei quattro fenomeni e occorre distinguere la sua storia da quella del tteok coreano, preparazione di riso dalle origini antichissime. La nuova versione virale sembra invece provenire dalla Cina, nell'area di Shanghai, prima di conquistare bakery coreane e social network. Farina di riso glutinoso, burro, latte, zucchero e uova creano il contrasto decisivo: crosta caramellata fuori, elasticità dentro. In Italia il fenomeno è appena affiorato e durante l'estate 2026 ha cominciato ad attirare l'attenzione della stampa gastronomica. Non richiede ingredienti impossibili né attrezzature esotiche: basta osservare il numero infinito di tutorial presenti sui social. Cambia soprattutto ciò che il consumatore occidentale si aspetta quando addenta un dolce dall'aspetto familiare.

Butter rice cake - Credits: Catella @nomesito
Butter rice cake - Credits: Catella @nomesito

Ube latte, bere viola

Qui basta il colore. L'ube è un tubero viola profondamente legato alla cultura gastronomica filippina, dove viene utilizzato in numerose preparazioni dolci. L'Ube latte è invece figlio della cultura contemporanea delle caffetterie: ube e latte, anche vegetale, serviti caldi oppure con ghiaccio. L'espresso può aggiungersi nella variante spesso chiamata dirty ube latte.

Il risultato oscilla cromaticamente dal lilla al viola intenso e possiede un vantaggio che matcha e bubble tea hanno già dimostrato: si riconosce prima ancora di sapere che cosa contenga. Il sapore, delicatamente dolce, viene spesso descritto attraverso note di vaniglia e frutta secca, mentre la consistenza può diventare cremosa secondo la preparazione utilizzata. A differenza dello Spam musubi, in Italia il viaggio è già cominciato. Nel 2026 alcune caffetterie milanesi hanno inserito l'Ube latte nel menu e la stampa lifestyle italiana ha iniziato a occuparsene. La domanda internazionale di ube sta crescendo al punto da attirare l'attenzione delle autorità agricole filippine sulla capacità produttiva e sull'export. Il viola, insomma, potrebbe essere il prossimo verde matcha.

Ube latte
Ube latte

La ricetta della viralità

Quattro prodotti, quattro stadi differenti della stessa trasformazione. Cambiano paesi, ingredienti e sapori, mentre ritorna una caratteristica: ognuno possiede un gesto da filmare. Avvolgere, spezzare, tirare, versare. Forse il nuovo street food comincia proprio qui: molto prima del primo morso, sullo schermo di uno smartphone.

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